Mortal kombat: botte… mostruose!

Se non mancano frattaglie, arti mozzati, corpi tagliati verticalmente in due parti e deflagrazioni di teste nel corso dei quaranta minuti conclusivi di Mortal kombat, interamente dedicati a violenti scontri corpo a corpo, lo splatter è presente fin dal prologo di questa trasposizione cinematografica della popolare saga video ludica creata nel 1992 da Ed Boon e John Tobias per Midway Games.

Trasposizione a firma dell’esordiente Simon McQuoid e che, se escludiamo lungometraggi animati, cortometraggi e un paio di serie televisive realizzate tra il 1998 e il 2013, è la terza destinata al grande schermo, considerando che è stata preceduta dal Mortal kombat interpretato da Christopher Lambert sotto la regia del Paul W,S. Anderson poi responsabile di diversi Resident evil e da Mortal kombat – Distruzione totale di John R. Leonetti, rispettivamente datati 1995 e 1997.

Due pellicole di cui questa terza – disponibile in streaming su Now Tv – intende rappresentare un autentico reboot, aprendo nel Giappone del XVII secolo per poi spostare l’ambientazione ai giorni nostri, dove l’ex combattente professionista di MMA Cole Young alias Lewis Tan non immagina essere uno dei campioni di Earthrealm (praticamente la Terra), regno sconfitto da quello avversario del Mondo Esterno in nove dei dieci tornei conosciuti, appunto, come Mortal kombat. Sconfitte che, se seguite da una decima, segnerebbero la conquista di Earthrealm da parte del Mondo Esterno, dal quale lo stregone mangiatore di anime Shang Tsung, ovvero Chin Han, invia i suoi guerrieri più forti proprio al fine di uccidere Cole e altri validi “esperti di botte”.

Ed è da qui che, in seguito all’arrivo in città del “ghiacciante” Sub-Zero incarnato da Joe Taslim, la circa ora e cinquanta totale viene strutturata attraverso la progressiva entrata in scena dei diversi personaggi coinvolti, dal maggiore delle forze speciali Jackson”Jax”Briggs, che si ritrova fornito di braccia meccaniche, alla sua compagna Sonya Blade, rispettivamente in possesso dei connotati di Mehcad Brooks e Jessica McNamee.

Mentre il retrogusto horror generale (del resto, tra i produttori abbiamo il James Wan artefice dei franchise Saw e Conjuring) viene accentuato anche nel momento in cui il mercenario australiano Kano, dal volto di Josh Lawson e che tanto sembra richiamare alla memoria un certo machismo reaganiano su celluloide, si scontra con l’assassino rettile Reptile.

Regalando una delle diverse efficaci sequenze d’intrattenimento che, tra un Liu Kang dell’ordine Shaolin della luce, in grado di sparare palle di fuoco dalla mano, e un Goro reso, in fin dei conti, come sorta di incredibile Hulk munito di quattro braccia, contribuiscono a fare di Mortal kombat una godibilissima miscela di senso del ritmo da film d’arti marziali anni Novanta e modernità assortite, dalla tipologia di CGI sfruttata alle diverse ironiche citazioni cinefile (si spazia da Gandalf a Magic Mike).

 

 

Francesco Lomuscio