Con lo splatter posto immediatamente nel prologo, è la piccola Kitana che da adulta apprendiamo essere abile nel maneggiare un ventaglio provvisto di lame integrate e possedere i connotati di Adeline Rudolph che conosciamo in apertura di Mortal kombat II, sequel del Mortal kombat che rappresentò nel 2021 la terza trasposizione su grande schermo del popolare fenomeno videoludico creato nel 1992 da Ed Boon e John Tobias per Midway Games.
Perché, escludendo lungometraggi animati, cortometraggi e un paio di serie televisive realizzate tra il 1998 e il 2013, non dobbiamo dimenticare che già nel 1995 Christopher Lambert interpretò sotto la regia di Paul W.S. Anderson Mortal kombat, seguito due anni dopo da Mortal kombat – Distruzione totale di John R. Leonetti.

Pellicole comunque che nulla hanno a che vedere con Mortal kombat II e il suo predecessore, entrambi diretti da Simon McQuoid sotto la produzione di James Wan, artefice dei successi horror Insidious e The conjuring. Quindi, tornando proprio a questo nuovo dittico, se nel 2021 avevamo visto l’ex combattente professionista di MMA Cole Young incarnato da Lewis Tan ritrovarsi ad essere uno dei campioni di Earthrealm (praticamente la Terra), regno sconfitto da quello avversario del Mondo Esterno in nove dei dieci tornei conosciuti come Mortal kombat, ora entra in scena Karl Urban nel ruolo di Johnny Cage. Ma chi è costui? Trattasi di una demoralizzata star degli action movie di serie b degli anni Novanta che sembra comunque strizzare l’occhio anche al Tom Cruise del franchise Mission: impossible e che finisce incredulo ad affiancare i campioni della saga in un’epica battaglia all’ultimo sangue mirata a fermare il dominio oscuro di Shao Kahn alias Martyn Ford: una minaccia che incombe sull’esistenza stessa del Regno della Terra e dei suoi difensori.

E, sicuramente, il confronto con il mostruoso Baraka di CJ Bloomfield rappresenta uno dei migliori momenti delle quasi due ore di visione; ma, se Mortal kombat si era rivelato una godibile miscela di senso del ritmo da film d’arti marziali di quasi trent’anni prima e modernità assortite spazianti dalla tipologia di CGI sfruttata alle varie ironiche citazioni cinefile sparse, cosa si può dire di questo Mortal kombat II? Il tentativo è chiaramente quello di replicare il tenore del lungometraggio precedente, tanto che, oltre a non essere assenti neppure in questo caso omaggi verbali alla Settima arte (da Grosso guaio a Chinatown al Keanu Reeves del franchise John Wick, passando per Gandalf e Silente), vengono resuscitati personaggi che lì avevano tirato le cuoia. Con abbondanza di fuoco e fulmini, il resto altro non è che un tanto frenetico quanto noioso tripudio di effettistica digitale, scontri corpo a corpo e spruzzate d’immancabile ironia condito di banalissima morale relativa all’eroe… e il cineVgame fracassone per amanti del joypad è servito, ma guardare soltanto senza poter giocare non è poi così divertente.
