Morto Andrzej Zulawski, controverso regista di “Possession” e “Amore balordo”. Ecco i suoi film estremi!

Neanche un anno fa ci siamo commossi con la vicenda del regista Claudio Caligari che, tornato al cinema dopo oltre 15 anni di assenza, si era spento subito dopo aver terminato le riprese del suo “Non essere cattivo“, che tanto faticosamente aveva portato a termine. Una situazione abbastanza simile è quanto accaduto al maestro del cinema polacco Andrzej Zulawski, morto la scorsa notte a 75 anni a Varsavia, ennesima vittima del cancro.

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Andrzej Zulawski dirige Romy Schneider nel 1975

Il visionario regista, il cui ultimo film “La fidélité” risaliva al 2000, era infatti tornato dietro la macchina alla fine del 2014 per realizzare il suo “Cosmos“, anch’esso arrivato dopo una lunga gestazione. Presentato al Festival di Locarno ad agosto, aveva consentito a Zulawski di vincere il Pardo d’Argento per la miglior regia, oltre alla soddisfazione di vederlo uscire nelle sale francesi appena due mesi fa. Solo 13 i film del regista polacco, sufficienti però a farlo entrare nell’olimpo dei cineasti più controversi della storia del cinema mondiale.

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Zulawski al Festival di Locarno 2015

Nato alla fine del 1940 a Leopoli, oggi città ucraina ma all’epoca polacca, era figlio di un diplomatico presso l’Ambasciata di Parigi, dove passò la sua giovinezza. Dopo aver iniziato come assistente alla regia di Andrzej Wajda, diresse un paio di cortometraggi alla fine degli anni 60. Il suo primo film è il curioso dramma “La terza parte della notte” (1971), storia di un polacco in fuga dalla Gestapo (che gli ha ucciso la famiglia) che incontra una donna identica alla defunta moglie, mentre il di lei marito viene catturato dopo essere stato scambiato per lui a causa del cappotto identico. L’anno successivo gira “Diabel“, incubo di ambientazione storica incentrato sulla follia scatenata dalla guerra, apologo sulla violenza e la barbarie insite nella natura umana, fra tradimenti, incesti, depravazioni e omicidi. Il film fu censurato dal regime polacco che lo bloccò per ben 17 anni.

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Małgorzata Braunek e Leszek Teleszyński in “La terza parte della notte”

Viste le difficoltà in patria, Zulawski si stabilì in Francia dove nel 1975 girò “L’importante è amare“, storia di un rapporto d’amore malato tra un fotoreporter coinvolto in loschi giri, interpretato da Fabio Testi, e un’ex star del cinema caduta in disgrazia e costretta a darsi al porno, interpretata da Romy Schneider. Questo ruolo valse all’ex principessa Sissi il premio César come miglior attrice. Forte del successo del film, Zulawski tornò in Polonia e passò ben due anni sul suo mastodontico progetto (della durata di oltre 5 ore!) dell’adattamento di una trilogia di libri scritto da suo zio Jerzy. “Sul globo d’argento” è una delirante epopea fantascientifica e filosofica, oltre che un apologo sulla follia religiosa, in cui un gruppo di scienziati prova a ricreare una società migliore sulla faccia nascosta della Luna, che verrà poi dominata da barbari che venerano come un messia un uomo arrivato successivamente dalla Terra (e che del Messia farà la stessa fine). Anche stavolta le autorità polacche interverranno, bruciando addirittura la pellicola e i costumi di scena, col risultato che di 5 ore se ne salveranno solo la metà. Il film uscirà solo nel 1987 con la voce off di Zulawski a sopperire alla mancanza della pellicola andata perduta.

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Romy Schneider e Fabio Testi in “L’importante è amare”

Dopo la traumatica esperienza, Zulawski si trasferì definitivamente in Francia e girò il suo film forse più famoso, “Possession” (1981), storia della disgregazione di una coppia, oltre che della psiche della povera Isabelle Adjani, posseduta (in tutti i sensi) e costretta ad una viscerale prova attoriale e fisica, mentre il marito (Sam Neill) assiste impotente agli eventi. Il film, che al botteghino sarà un successo, fu presentato al Festival di Cannes e la Adjani fu premiata come miglior attrice, aggiudicandosi poi anche il César. Nel 1984 uscì invece “La femme publique“, in cui un’attrice (Valérie Kaprisky) che deve interpretare “I demoni” di Dostoyevsky viene sottoposta dal suo regista e amante ad un training psicofisico ai limiti del plagio, non riuscendo più a distinguere la realtà dalla finzione.

L’anno seguente Zulawski punta sull’allora diciottenne Sophie Marceau, trasformando la ragazzina de “Il tempo delle mele” in una donna costretta a prostituirsi, fidanzata ad uno psicopatico rapinatore che le presenterà un profugo ungherese conosciuto per caso; tra i due scoppierà una pericolosa passione. Esattamente come quella che travolse Zulawski e la Marceau, che diventerà la sua musa cinematografica e la sua compagna di vita per 17 anni (i due avranno anche un figlio), nonostante i 26 di differenza tra loro. Ritroviamo quindi l’attrice in “Le mie notti sono più belle dei vostri giorni” (1989) nei panni di una veggente che vive tre intensi giorni di passione con un uomo che ha scoperto di avere un tumore terminale al cervello, con il quale ha in comune un traumatico passato. A fine anno esce anche un suo controverso adattamento dell’opera lirica “Boris Godunov” di Modest Musorgskij: Godunov, ciambellano di Ivan il Terribile e probabile suo assassino,sale al potere 15 anni dopo, ma affonda lentamente nella follia mentre il popolo muore di fame.

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Jacques Dutronc e Sophie Marceau in “Le mie notti sono più belle dei vostri giorni” 

Nel 1991 esce “La note bleue“, metafora del rapporto tra Zulawski e la Marceau. Racconta infatti la storia di un amore impossibile durante un’estate in campagna tra il grande musicista Frédéric Chopin e la giovane Solange, figlia della sua amica George Sand, l’unica che riusciva a percepire una particolare nota (definita “blu”) alla fine dei concerti del maestro. Passano 5 anni prima dell’uscita di un nuovo film di Zulawski e nel 1996 ecco “La sciamana“, ennesima storia di amore viscerale tra una misteriosa ragazza e un antropologo alle prese con lo studio di una mummia di 3000 anni fa. Nel 2000 arriva “La fidélité“, tratto da “La principessa di Clèves” di Madame de La Fayette. Nel film Sophie Marceau è una fotografa al centro di diverse vicende amorose, tra datori di lavoro respinti, editori sposati per interesse e vecchie fiamme che tornano alla carica, in un turbine di passione di cui lei perderà presto il controllo. Dopo 15 anni di assenza ecco il già citato “Cosmos“, opera finale del maestro polacco, un enigmatico film girato in Portogallo in cui uno studente polacco in vacanza in un paesino lusitano, conosce un coetaneo proveniente dal mondo della moda ed alloggia con lui in una pensione montana gestita da strani individui, dove si ritroverà ad indagare su una serie di segni e di simboli che lo porteranno alla follia.

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Zulawski dirige il suo ultimo film, “Cosmos”

Sicuramente i film girati in Polonia, più viscerali, intrisi di orrore (anche politico) e più “veraci”, sono da preferire a quelli del periodo francese, ma ciò non toglie che l’opera di un maestro come Andrzej Zulawski andrebbe riscoperta nella sua totalità, sia dai più giovani sia da chi non lo conosceva prima. Entrerete in un mondo onirico e surreale, violento e spesso disturbante, filosofico ed estremizzato.. ma che vale assolutamente la pena visitare!

 

Ivan Zingariello