Violento incidente automobilistico e Mutiny ci porta immediatamente a conoscenza di Cole Reed, ex soldato che, dal volto dell’imponente Jason Statham, svolge ora l’attività di guardia del corpo per un facoltoso datore di lavoro.
E già dopo pochi minuti abbiamo una prima sequenza d’azione che, tra pistola alla mano e il buon Jason alla guida di una quattro ruote, sembra per un istante riportare ai tempi in cui l’attore britannico interpretò la trilogia Transporter.

In realtà, però, sotto la regia del parigino Jean-François Richet al quale dobbiamo, tra gli altri, Assault on precint 13 e il dittico Nemico pubblico n. 1, la oltre ora e mezza di visione in questione non punta su scorribande a bordo di possenti bolidi e acrobazie assortite, in quanto porta presto il protagonista clandestinamente su una nave mercantile nei cui container sono nascoste persone destinate al traffico di esseri umani. Quindi ci troviamo nell’ambito di un action movie immerso nel blu come lo fu nel 1992 il Trappola in alto mare con Steven Seagal diretto da Andrew Davis. Esperienza non nuova, comunque, per colui che vanta oltretutto un passato da tuffatore olimpionico, considerando che nel 2023 si trovò in una situazione analoga ne I mercen4ri – The expendables di Scott Waugh. Ma, se in quel caso il look generale era quello di un b-movie all’insegna della spettacolarità esagerata e del movimento senza tregua rientrante tra i tasselli meno riusciti del franchise stalloniano, Mutiny presenta una confezione decisamente più robusta e una maggiormente curata struttura narrativa.

Infatti, man mano che facciamo conoscenza anche con il terzo ufficiale Angie Ellis di Annabelle Wallis e con il malvagio Marko Madsen di Roland Møller, è in particolar modo sulla tensione che viene costruita principalmente la vicenda. Tensione chiaramente intervallata dai vari confronti corpo a corpo tra i cattivi di turno e Statham, il quale, oltre alle mani e ai colpi di arma da fuoco, non manca di ricorrere ad altri oggetti contundenti assortiti, dai lucchetti alle asce. Fino al termine di Mutiny, tanto semplice quanto godibile prodotto d’intrattenimento che, capace di non far rimpiangere affatto il costo del biglietto per una serata di fine estate dinanzi al grande schermo, possiamo tranquillamente annoverare insieme a The beekeeper di David Ayer nello stuolo dei più riusciti titoli stathamiani di questi anni Venti del XXI secolo.