di Manuela Bresciani

Alla 3ª Festa dei Paracadutisti di Brescia, a Leno, il Generale di Corpo d’Armata Carmelo Burgio presenta il suo libro e riapre una delle pagine più dolorose della storia italiana recente. Oggi Burgio è anche candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale.

LENO (Brescia) – Ci sono fatti che appartengono alla storia e altri che, pur entrando nella storia, continuano a porre domande. Nassiriyah è uno di questi.

Sono trascorsi quasi ventitré anni da quel 12 novembre 2003, ma il nome della città irachena continua a riportare immediatamente alla memoria una delle ferite più profonde vissute dall’Italia nelle missioni internazionali.

Sabato 12 settembre, a Leno, nell’ambito della 3ª Festa dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia – Sezione di Brescia, il Generale di Corpo d’Armata Carmelo Burgio ha riportato al centro proprio quella storia, presentando il suo libro Nassiriyah – Dall’attentato alla ricerca della verità.

Una figura, quella di Burgio, che oggi guarda anche a Milano. Il Generale è infatti candidato sindaco del capoluogo lombardo per Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci. Un passaggio dalla lunga esperienza maturata al servizio dello Stato a un nuovo impegno sul terreno politico e amministrativo, che lo pone già al centro del percorso verso le prossime elezioni comunali milanesi.

Ma a Leno è stata soprattutto la sua esperienza militare a parlare.

Cercare di capire. Ricostruire. Continuare a interrogarsi su ciò che accadde quel giorno e sulle responsabilità che accompagnano eventi destinati a segnare per sempre la vita di uomini, famiglie e di un intero Paese.

Alle 10.40 del mattino, ora locale, del 12 novembre 2003 un camion cisterna carico di esplosivo si scagliò contro la base italiana dei Carabinieri a Nassiriyah, in Iraq. Diciannove italiani persero la vita: dodici Carabinieri, cinque militari dell’Esercito e due civili.

Numeri che abbiamo letto e ascoltato molte volte. Ma dietro quei numeri c’erano uomini, famiglie, vite interrotte. Ed è forse proprio questo che, a distanza di tanti anni, non dovrebbe mai essere perso di vista.

L’incontro di Leno non è stato quindi semplicemente la presentazione di un libro. È diventato inevitabilmente un momento di memoria, ma anche l’occasione per ascoltare la testimonianza di chi conosce dall’interno il mondo delle Forze Armate e sa cosa significhi assumersi responsabilità in scenari operativi complessi.

Il Generale Burgio affronta Nassiriyah partendo dall’esperienza maturata in una lunga carriera militare e da una conoscenza diretta delle dinamiche che accompagnano le missioni internazionali. Il suo racconto non si ferma alla commemorazione. Entra nella ricostruzione degli eventi e nella necessità di continuare a cercare risposte.

Perché la memoria, quando riguarda vicende di questa portata, non può essere soltanto una cerimonia celebrativa. Deve diventare anche conoscenza.

Ed è questo, probabilmente, uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’incontro: la capacità di riportare una vicenda che appartiene ormai alla storia recente italiana alla sua dimensione più concreta e umana.

Dietro i gradi, le missioni e gli incarichi rimangono infatti le persone.

Dietro ogni uniforme c’è qualcuno che parte e qualcuno che aspetta. Dietro ogni missione ci sono famiglie che convivono con la distanza e con il rischio. E dietro ogni nome inciso su una lapide esiste una storia che merita qualcosa di più di una commemorazione una volta all’anno.

La cornice della Festa dei Paracadutisti di Brescia ha reso ancora più significativo questo racconto. Una giornata di incontro, appartenenza e tradizione, nella quale generazioni diverse si sono ritrovate attorno a valori che fanno parte della storia dei paracadutisti italiani: spirito di corpo, servizio, sacrificio e responsabilità.

Ma soprattutto memoria.

In un tempo nel quale le notizie si consumano in poche ore e vengono rapidamente sostituite da quelle successive, fermarsi a parlare ancora di Nassiriyah significa compiere un gesto che va nella direzione opposta.

Significa scegliere di non dimenticare.

Non per rimanere fermi al passato, ma perché esistono pagine della nostra storia che continuano a interrogarci anche molti anni dopo. E perché cercare la verità non significa riaprire inutilmente una ferita: significa rispettare chi quella ferita l’ha vissuta.

Da Leno resta allora soprattutto questo: il valore di una testimonianza, il dovere della memoria e la necessità di continuare a raccontare.

Perché ricordare non significa soltanto guardare indietro.

Significa anche avere il coraggio di continuare a cercare la verità.

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