Disponibile su Prime Video a partire dal 28 Novembre 2025, Natale senza Babbo prende avvio con Luisa Ranieri e Alessandro Gassmann in terapia di coppia presso Angela Finocchiaro e, quasi subito, veniamo a conoscenza del fatto che lui altri non è che Babbo Natale.
Un Babbo Natale destinato presto a finire nel pieno di una crisi esistenziale, tanto da decidere di scomparire improvvisamente per prendersi una vacanza, portando di conseguenza la moglie – con la quale ha oltretutto due figli, un maschio e una femmina – a cercare di salvare il giorno più speciale dell’anno.

Mentre in agguato, interessate a rubare la scena al dona doni più famoso del mondo per diventare protagoniste delle Feste di fine Dicembre al suo posto, vi sono una Santa Lucia dal volto di Valentina Romani che fa un’entrata da risvolto horror e una Caterina Murino Befana affiancata dal toy boy Simone Susinna, ovvero l’Intelligenza artificiale (!!!).
Sarebbe sufficiente quest’ultimo dettaglio per lasciar intendere quale sia il tenore che attraversa la commedia natalizia sceneggiata dalla Michela Andreozzi oltretutto presente nei panni di una preside e che vede il già citato Gassmann diretto per la seconda volta da Stefano Cipani, a sei anni da Mio fratello rincorre i dinosauri, datato 2019.
Già, perché, man mano che il plot devia anche più o meno vagamente verso quello dell’Uno rosso interpretato nel 2024 da Dwayne Johnson e che al cast si aggiunge uno Stefano Ambrogi venditore ambulante destinato a fare da sostituto a Santa Claus, Natale senza Babbo non si riduce altro che ad un’operazione il cui unico obiettivo è sfruttare un evidente (sotto)testo femminista mirato a cavalcare l’ondata di girl power d’inizio terzo millennio al fine di demolire un simbolo delle tradizioni e del consumismo che ora dobbiamo addirittura sentire essere definito “figura patriarcale” (come è stato detto durante la conferenza stampa di presentazione del film).

Il tutto, all’insegna del citazionismo cinefilo più banale – dalle battute prese in prestito da Blade runner e I guerrieri della notte alla sequenza dell’incontro con i bambini nel villaggio natalizio che si rifà chiaramente a Babbo bastardo con Billy Bob Thornton – e di battute che, tra gruppo rock Natallica (sic!) e un “Te lo giuro sulla banda della Magliana” (sic!!!), non riescono mai a strappare risate, ad eccezione di qualche fugace intervento di Diego Abatantuono (sì, c’è anche lui).
E si cerca perfino di giocare banalmente la carta della poesia e della commozione tirando ogni tanto in ballo la A mano a mano scritta da Riccardo Cocciante e rientrante anche tra i successi di Rino Gaetano, ma, decisamente fiacco e penalizzato da inutili lungaggini (si pensi soltanto all’evitabilissimo momento dell’apericena), Natale senza Babbo si può al massimo apprezzare per lo sforzo di concepire un prodotto italiano diverso dal solito e riccamente infarcito di effettistica digitale nel tentativo di conferirgli un taglio internazionale.
