“Una rana nera sulla rena errò una sera”
Nel 1967 lo scrittore statunitense Ira Levin consegnava al mondo il suo secondo romanzo, che sarebbe divenuto presto la sua opera più nota, Rosemary’s Baby. Subito l’anno successivo il regista Roman Polanski ne trasse uno dei suoi maggiori capolavori cinematografici, il torbido e luciferino Rosemary’s Baby – Nastro Rosso a New York, interpretato da un’intensa e tormentata Mia Farrow. Nel 2024 la regista dell’acclamato Relic (2020), l’australiana Natalie Erika James, si accinge, quasi in sordina, alla realizzazione di un prequel dell’opera di Polanski, rischiando molto e puntando in alto. Nasce così Appartamento 7A (Apartment 7A), ambientato a New York City (ovviamente!) nel 1965, ma girato, nella realtà, interamente a Londra, e presentato in anteprima al Fantastic Fest di Austin il 20 settembre 2024, per poi uscire direttamente on demand sulle piattaforme.

Terry Gionnofrio è una giovane ballerina che, inseguendo sogni di gloria a Broadway, dal Nebraska si trasferisce a New York. Durante uno spettacolo, però, ha una rovinosa caduta che le mette fuori uso la caviglia. Dopo una lunga ed estenuante riabilitazione, Terry torna a fare audizioni, ma nessuno sembra voler investire su di lei, nota nell’ambiente, ormai, come “la ragazza che è caduta”. Dopo l’ennesima occasione mancata la giovane segue il produttore, Alan Marchand, nel palazzo dove abita, il famoso Bramford, ma qui ha un capogiro e viene soccorsa dai coniugi Minnie e Roman Castevet, una coppia di anziani senza figli che le offrono gratuitamente di ospitarla lì in un loro appartamento di proprietà attualmente vuoto. La giovane accetta, e da quel momento tutto comincerà a cambiare intorno a lei: Alan la invita a bere e dopo una notte di sesso che lei non ricorda le offre la parte nel suo spettacolo, un’opera esoterica del celebre stregone Adrian Marcato. Pochi giorni dopo, però, Terry scopre di essere incinta, e le cose strane intorno a lei cominceranno a moltiplicarsi, ed anche i Castevet non saranno più tanto amichevoli come sembravano all’inizio.

Su canzoni storiche dei mitici Sixties come Heart di Peggy Lee o Be My Baby delle Ronettes si muove come una farfalla l’attrice Julia Garner, che accetta il difficile ruolo di far scordare per un po’ al pubblico la monumentale Mia Farrow. E direi che ci riesce. La giovane attrice americana, non una bambola siliconata ma affascinante nelle sue tante imperfezioni che la rendono unica, ha già vinto tre premi Emmy ed un Golden Globe, ed ha partecipato in passato ad horror di stampo demoniaco, come The Last Exorcism di Ed Gass-Donnelly del 2013. La sua interpretazione delicata, elegante, sofferta ed intensa ci aiuta ad immergerci completamente nell’atmosfera sulfurea di questo prequel, ed anche se, ovviamente, il Bramford ed i coniugi Castevet non possono che richiamare alla mente l’opera polanskiana, tuttavia il racconto della James diviene presto catalizzante e si cerca di non guardarlo facendo stupidi ed inutili raffronti col passato. Appartamento 7A non è un remake, e nemmeno un reboot, è un prequel, che ripresenta, sì, location, personaggi e situazioni del film del ’68, ma senza la pretesa di imitare Polanski o di eguagliare in alcun modo un’opera immortale, eterna e mastodontica come Rosemary’s Baby. Un po’ lo stesso discorso che avevo fatto tempo fa per Doctor Sleep di Mike Flanagan, che dello Shining di Stanley Kubrick è un sequel, e se riporta Danny Torrance nell’Overlook Hotel e gli fa incontrare personaggi storici del film dell’’80, tuttavia non ha pretese imitatorie e vive assolutamente di vita propria.

Nei panni dei coniugi ambigui Castevet, che nel film di Polanski furono di Ruth Gordon e Sidney Blackmer, troviamo qui Dianne Wiest e Kevin McNally: lei è la bravissima Signora Avon Peggy Boggs dell’Edward Mani di Forbice di Tim Burton (1990), lui il pirata Joshamee Gibbs della saga dedicata ai Pirati dei Caraibi. Entrambi perfettamente calati nel ruolo, la Wiest riesce tuttavia a caratterizzare maggiormente la sua Minnie, rendendola terrificante dietro quel sorriso di circostanza sempre stampato sul volto. Insomma, il cast dei protagonisti è senz’altro interessante, ed il vecchio Bramford fa sempre la sua sporca figura.
Elegante e ricercata la regia, sebbene priva di guizzi artistici particolari, ma alcune inquadrature restano decisamente impresse, come quando Terry, ormai incinta, viene presentata come una novella Madonna con dietro la testa una cornice di uno specchio a fungerle da aureola lanceolata. La giovane passa attraverso molti stati d’animo contrastanti, ma, come la Farrow, non perderà mai la sua purezza di fondo, anche quando intorno a lei pare che ogni cosa le sorrida, ma il patto col Diavolo non è facile da far accettare ad una mente pura. Dentro di lei si scontrano le eterne forze del Bene e del Male, e la Garner è davvero eccezionale nel mostrare questo caleidoscopio di emozioni in modo semplice ma terribilmente incisivo, senza andare mai sopra le righe o eccedere col pathos.

Come nel primo film anche qui appare l’ostetrico settario dott. Sapirstein, e se nel 1968 era l’amico dei Woodhouse, Hutch, a voler rivelare loro la terribile verità che si annida al Bramford, finendo subito in coma, qui l’onore passerà ad una vicina di casa, la signora Lily Gardenia, alla quale toccherà la stessa sorte. Peraltro, come Terry appariva già in Rosemary’s Baby, anche qui appariranno un paio di volte Rosemary e Guy Woodhouse, sullo sfondo ma perfettamente riconoscibili da chi conosce il capolavoro di Polanski. Il filo diretto tra le due pellicole è quindi più che rimarcato, anche grazie al ciondolo contenente la demoniaca radice di Tannis che Minnie donerà qui a Terry, lì a Rosemary, per proteggere e favorire, col suo potere nefasto, la venuta al mondo dell’Anticristo.
Interessanti anche le fugaci apparizioni del demonio, rappresentato solitamente con il consueto aspetto di un essere cornuto ed imponente, ma decisamente particolare nella scena dell’inseminazione satanica della povera Terry: qui la James deciderà di mostrarci un diavolo completamente ricoperto di lustrini luccicanti, ad indicare l’esca con la quale Terry è stata attirata nel suo cupo destino, quella del mondo sfavillante e sbrilluccicante di Broadway, tutto paillettes, perline e mille colori.

Prodotto da nomi importanti quali John Krasinski e Michael Bay, questo Appartamento 7A non era un film necessario, per carità, si poteva vivere perfettamente anche senza il prequel di un capolavoro perfetto come Rosemary’s Baby, ma va riconosciuto alla James ed alla sua squadra il merito di averci creduto, e di averlo realizzato nel miglior modo possibile, senza inutili e pedanti scopiazzature ma piuttosto omaggiando con garbo il capolavoro di Polanski e con altrettanto garbo distaccandosene e tentando di dare vita ad un’opera propria che nel balletto finale scandito dai cori di “Ave Satana” troverà il suggello più marcato e penetrante della propria originalità.
Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Paramount+, Amazon Prime Video, Apple TV, YouTube, Google Play Film e Rakuten TV.
https://www.imdb.com/it/title/tt14371860