Dal Friuli alla Sicilia, passando attraverso esperienze, incontri e canzoni, Nedo arriva al suo debutto discografico con “Ci vuole iniziativa”… raccogliendo brani che osservano da vicino le inquietudini dell’animo umano, ma senza cedere all’immobilità e anzi, da buon manifesto e titolo, si muove, si moltiplica, si smaschera. Prodotto da Daniele Grasso e pubblicato da Dcave Records, il lavoro si muove tra sonorità essenziali e una scrittura profondamente rock, acida, priva di decenze perbeniste… ma senza mai esagerare… ed è ovvio che da qui partiamo per indagare sulla bellezza, come facciamo sempre d’altronde…

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza… oltre l’estetica di scena: 
per Nedo cos’è davvero la bellezza?
Mi riesce più facile dire cosa per me non è, ovvero rigidità e perfezione. Ma so per certo che, nel mezzo, la bellezza ha qualcosa di cui non sempre si parla, cioè l’emozione.

Come cercarla… quando sai d’averla trovata?
Associo molto la bellezza alla sublimazione… che inseguo nel momento in cui mi ricordo di assecondare il mio flusso. So di averla trovata quando provo una certa sensazione nel petto.

E in questo disco la bellezza, almeno quella estetica, molto poco 
tiene conto del canone… anche e soprattutto del suono, vero?
Mi rifaccio alla prima risposta: non vedo bellezza nella rigidità né nella perfezione. Da qui il sound di questo disco.

Ma certe scelte molto “lo-fi” da dove sono nate? E soprattutto perché?
Mi sono presentato al The Cave Studio per quello che sono, un Bianconiglio con l’urgenza reale di dire delle cose. Daniele Grasso, il mio produttore, ha colto, rispettato ed dato risalto questa caratteristica. In più, sia Daniele che io troviamo che i brani sovraprodotti non siano per nulla fedeli all’emozione, quindi al contenuto, originale.

E per te, a chiusa, perché ci vuole iniziativa? La fortuna o il caso 
non bastano?
Sono i desideri che fanno muovere e che, eventualmente, possono attivare l’ingranaggio della fortuna. In sostanza, chi cerca trova. Senza volontà si è perfettamente statici, né più né meno di un qualsiasi oggetto d’arredo. Nella mia immaginazione, il massimo che possa capitare a un comodino è un meteorite in una scala di probabilità di 1 su 1 miliardo.

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