Ambientato in una terra amata e attraversato da personaggi veri, il romanzo di Arianna Frappini è un omaggio alla tenerezza delle imperfezioni. Una storia d’amore non convenzionale, scritta con la sensibilità di chi vive le emozioni fino in fondo e vuole raccontarle con onestà.

Arianna, è un piacere averti qui. Come hai scelto il titolo del tuo nuovo romanzo “Fiori dentro l’anima”?

Come quasi tutto nella scrittura: d’istinto. È nato così, come quasi tutti i titoli, prima ancora della storia. E poi scopro sempre che ci calza a pennello. Non so se modello la storia sul titolo o è la storia che alla fine mi fa scegliere lo stesso titolo che ho già scritto, in ogni caso, qui ci sta perché i fiori hanno un ruolo fondamentale: non sono solo  elementi esteriori o decorativi dotati di un significato, ma sono parti dell’essenza e dell’anima dei personaggi, soprattutto dei protagonisti, il loro modo di esprimersi, di sentire e, specialmente per Ariel e Gabriele, di trovare il loro primo punto di incontro.

Ariel, la protagonista, è una scrittrice ipovedente che progetta “giardini sensoriali”. Perché questa scelta?

Ariel dice tutto quello che volevo dire, in un modo così naturale, che a volte mi meraviglio. È una scrittrice, e dai che ogni scrittore ha bisogno di questa cosa, di mettere spesso qualcuno che scrive nei libri, anche senza rendersene conto. È anche una giardiniera  e realizza il mio sogno di parlare dei fiori e del loro significato (i “giardini  sensoriali” sono percorsi floreali da vivere con tutti i sensi a piedi nudi e a occhi bendati). È anche ipovedente, come me, e risponde al mio desiderio di raccontare la disabilità in questo modo diverso, come una possibilità, non come qualcosa per cui provare pietà (i “giardini sensoriali” nascono grazie alla disabilità). Ariel è se stessa, ma è anche una parte di me e forse, semplicemente, è il personaggio di cui avevo bisogno.

Che ruolo ha la natura nella tua scrittura?

Io vivo in Umbria e in campagna e amo viverci.  E la natura c’entra sempre nei miei libri. Il più delle volte è l’ambientazione o comunque molti personaggi la amano e inevitabilmente ci vengono a contatto. E poi, in questo libro, si fa proprio personaggio: non più sfondo o nostalgia o amore di qualcuno, ma un modo per parlare e per esprimersi (ogni fiore ha un significato). Per me la natura, in una sola parola, è amore e non so come facciano gli altri a vivere tra i palazzi e il cemento, mentre io vivo e respiro tra i campi e i fiori e, anche quando scrivo dentro casa, so che c’è la meraviglia là fuori, che mi accompagna pure quando non la  percepisco direttamente con i sensi fisici.

Com’è stata l’esperienza di autopubblicazione?

L’autopubblicazione è una possibilità e una libertà enorme, pure una responsabilità enorme: devi pensare a tutto tu, alla copertina, a trovare l’editor, a pubblicizzare o a scegliere come farti aiutare. E va benissimo così. Inoltre, hai controllo totale  sulle vendite, della serie se vendo anche una sola copia devo poterlo sapere e per questo Amazon è eccezionale e preciso. Io mi sono trovata benissimo in tutti i momenti  e non credo che riuscirò più a tornare ai troppi vincoli di una casa editrice dopo aver sperimentato l’indipendenza (oh, poi non si può mai sapere).

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