Quale è il significato del titolo Nel tepore del ballo, ritorno per il prolifico cineasta bolognese Pupi Avati al film di taglio intimista, dopo le parentesi rappresentate dall’horror L’orto americano e dal documentario Un Natale a casa Croce?
Nelle sue parole: “La vicinanza dell’altro è un bene prezioso ma te ne rendi conto troppo tardi, quando quel bene se ne è già andato e quel tepore non lo avverti più, però lo ricordi e ti rimane dentro”.

Con Raoul Bova nei panni del cosiddetto Mister, si comincia nei primi anni Ottanta all’insegna del dramma; prima che ci si sposti nel 2026 per apprendere che il suo cresciuto figlio, Gianni Riccio, possiede i connotati di Massimo Ghini ed è un celebre conduttore televisivo circondato da yes men e pronto a spiccare il volo più alto firmando un contratto da capogiro… se non fosse per il fatto che, proprio sul più bello, perde tutto in quanto la Finanza lo accusa di frode e di altri reati. Una tragica situazione che lo fa ritrovare con tutti che gli voltano le spalle, tra amici, conoscenti e parenti stretti, ad eccezione di Moré alias Sebastiano Somma, che lo conosce da sempre; mentre, nella disperazione, uno spiraglio gli viene offerto da una lettera consolatoria da parte di Clara, suo antico amore dalle fattezze di Isabella Ferrari, la quale pare anche aver avuto un legame con il Giuliano di Pino Quartullo. Nomi che, insieme ad una Lina Sastri nel ruolo di zia del protagonista, una Nadia Rinaldi truccatrice, una Manuela Morabito regista televisiva che si ritaglia anche una battuta piuttosto divertente e Jerry Calà (esilarante come sempre), Bruno Vespa e Pascal Vicedomini brevemente coinvolti per incarnare se stessi, popolano il non poco ricco cast di Nel tepore del ballo.

Un cast validissimo in cui a sorprendere ancor più degli altri è, senza dubbio, una Giuliana De Sio impegnata nel rendere in maniera decisamente eccezionale la figura di colei che viene soprannominata “La Morta”: una conduttrice da piccolo schermo del dolore proto-Barbara D’Urso che finisce per rappresentare proprio una certa denuncia in fotogrammi rivolta a quel tanto discutibile quanto ipocrita universo. Ma, man mano che seguiamo agli arresti domiciliari a Jesolo un Gianni Riccio sempre più preso a ripensare alla propria vita e a tutto ciò a cui ha rinunciato nel nome dell’ambizione, la oltre ora e mezza di visione si rivela fotogramma dopo fotogramma piuttosto fiacca e debole, nonostante un avvio caratterizzato da un montaggio – a cura dell’ormai fido collaboratore avatiano Ivan Zuccon – coinvolgente e ritmato. Di conseguenza, non possiamo fare a meno di affermare che Nel tepore del ballo non rientri affatto tra i migliori esempi di cinema dei ricordi sfornati dall’autore di Regalo di Natale e La quattordicesima domenica del tempo ordinario, riducendosi ad esile storia di caduta e ricerca di riscatto che, pur approdando ad un inaspettato epilogo, lascia nella memoria soltanto la rilettura della sempreverde Only you che gli fa da colonna sonora.
