Nella bolla: Netflix schernisce Hollywood e la pandemia!

Il 1 Aprile 2022 la piattaforma Netflix ha rilasciato il film Nella bolla, scritto, diretto e prodotto da Judd Apatow, il regista – sceneggiatore comico noto soprattutto per la sua commedia d’esordio 40 anni vergine, del 2005.

Era inizio Marzo quando Netflix rilasciava un teaser intitolato Cliff Beasts 6: the battle for Everest, un monster movie di avventura in cui un gruppo di persone si trova ad affrontare giganteschi dinosauri volanti. Solo dopo si è capito che si trattava di una divertente trovata per lanciare altro (diciamo subito che questo fantomatico teaser probabilmente è stata la cosa migliore dell’intera produzione).

Cliff Beasts 6 è effettivamente il finto film attorno a cui quale ruota la trama del lungometraggio vero e proprio, Nella bolla, per l’appunto. In piena pandemia, una produzione cinematografica decide di girare l’ennesimo sequel di un franchise di successo tra il pubblico giovane e popolare. Per ovviare ai rischi del contagio, tutto il personale e il cast del film verranno confinati all’interno di una “bolla” di isolamento realizzata presso una maestosa residenza inglese sperduta nel verde della campagna collinare. Man mano che i giorni avanzano, il cast subirà le pressioni psicologiche della pandemia e della produzione stessa, in continuo conflitto su come portare a termine le riprese. La commedia di Apatow è una dichiarata raffigurazione satirica e prende forma attorno al nutrito cast chiamato in causa: Karen Gillan, Pedro Pascal, David Duchovny, Fred Armisen, Leslie Mann, Rob Delaney, solo per citarne alcuni. A questi aggiungiamo anche i camei di James McAvoy, Daisy Ridley, John Cena, Beck e John Lithgow (da menzionare anche Benedict Cumberbatch che appare improvvisamente grazie ai poteri della digitalizzazione dei volti!). Eppure, la presenza di un buon cast non basta. Elementi di trama e il font dei credits utilizzato da Apatow fanno chiaramente riferimento al franchise di Jurassic Park, evolutosi poi in Jurassic World.

Non è un caso, poi, che la stessa produzione di Jurassic World – Il dominio (di prossima uscita) abbia isolato interamente cast e troupe per terminare le riprese in piena pandemia. Attenzione, però: criticare idee e intenzioni di saghe di un certo tipo (nate comunque da un capostipite capolavoro, non dimentichiamolo) è legittimo e sacrosanto, purché ci si mostri all’altezza. O almeno così è ritenibile. Anche perché Nella bolla non fa esclusivamente questo. Il film va oltre. Il mondo dei dinosauri è solo il minuscolo pretesto di un granaio più grande. Perché lì dove un film in stile Scary Movie, per fare un esempio, si limita a prendere di mira (spesso bene, aggiungiamo) un singolo film o un massimo di tre/quattro, Apatow esagera: lui decide di prendere in giro tutto e tutti, con quell’alone (poco) velato del “fa tutto schifo!”. Un utilizzo scapestrato della messa in scena che poco fa trasparire se non un senso di personale superiorità registica e umana con cui illudersi di potersi permettere di ironizzare su la qualunque. Non solo, quindi, sul franchise di turno. Apatow impasta argomenti su argomenti creando un caleidoscopio di critiche in salsa comica. Si parla di equilibri e falsità nello star system, dinamiche di produzioni cinematografiche e così via. E perché, a tutto questo, non aggiungere anche della satira (scadente) sul mondo ai tempi del Covid? Nella bolla è inframezzato di battute e gag su isolamenti, incongruenze legislative, conseguenze psicologiche sul singolo individuo che sembrano prese dai social per quanto risultano oramai banali, già sentite, al limite dell’anacronistico.

Altra differenza che cozza dallo stile Scary movie è la durata. I centoventi minuti di Nella bolla sono tanti, infiniti. Due ore che per essere riempite necessiterebbero di sviluppi di trama, evoluzioni nelle dinamiche dei rapporti tra i personaggi. Cosa c’è di questo? Nulla. Per tutta la durata del film gli eventi si susseguono allo stesso modo, con gli stessi criteri, guidati esclusivamente dall’ossessione del cineasta di irridere tutti i contenuti possibili del mondo hollywoodiano, dietro e davanti la macchina da presa. E per mettere tutto questo dentro (e male) necessitano effettivamente quei minuti, con la conseguenza certa, però, di creare una macedonia di scene random prive di sapore e amalgamate senza alcuna logica. L’altro rischio è che l’escalation della storia sfoci obbligatoriamente in un susseguirsi di scene sempre più grottesche, capaci di allontanarci altrettanto esponenzialmente dalla visione del film. Al superamento dei primi quarantacinque minuti risulterà spontaneo, quasi istintivo, abbandonare Duchovny e compagni, relegandoli a mero sottofondo sul quale svolgere attività domestiche o rispondere a qualche messaggio sui social. Al termine della visione di Nella bolla ciò che arriva al fruitore è che l’asse Netflix – Apatow abbia confezionato un prodotto che schernisce una certa sfera cinematografica giungendo all’arduo e quasi impossibile risultato di diventare addirittura peggiore degli stessi film presi in giro! Che dire… Geniali!

 

 

Alessandro Bonanni