C’è una scintilla che non si spegne, neanche nel buio più profondo. Con “Ni me apago”, Syelune Vorne dà forma a un’intensa ballad pop che nasce dal dolore e si eleva con grazia. Nell’intervista, l’artista esplora i temi della perdita, della voce e della forza che resta.

La frase “La tempesta mi ha insegnato a volare” è quasi una dichiarazione di trasformazione. Quale parte di Syelune Vorneti sembra sia rinata grazie a questo brano?
La parte di me che è rinata è quella che avevo tenuto in silenzio per anni, la mia voce più vera. Questa canzone le ha ridato spazio, respiro e coraggio.
Musicalmente, «Ni me apago» ha un respiro cinematografico, quasi da scena intima e potente allo stesso tempo. Che tipo di atmosfera volevi trasmettere?
Un respiro cinematografico che avvolge e allo stesso tempo afferma.
Il brano parla di una fiamma che resiste. Hai scritto pensando a qualcuno in particolare o è un messaggio universale rivolto a chi attraversa il buio?
Non ho scritto pensando a qualcuno in particolare quella fiamma è un messaggio universale, per chi attraversa il buio e cerca anche solo un punto da cui ricominciare.
Nel panorama musicale attuale, quanto è importante proporre un brano che parla di resilienza senza retorica, puntando solo sull’autenticità?
È importante, perché chi ascolta ha bisogno di verità che non pesano ma che accarezzano. Parlare di resilienza senza retorica significa offrire uno spazio sincero in cui sentirsi compresi, non giudicati.
Guardando avanti, qual è il primo passo che vorresti compiere nella tua carriera dopo questo debutto? Un progetto, un album, una collaborazione?
Il primo passo che vorrei compiere è lavorare a un progetto più ampio in cui la mia voce e la mia poetica possano respirare con più profondità. Sto già immaginando nuove collaborazioni e un percorso che mi permetta di crescere senza perdere la mia verità.
Cosa speri che il pubblico comprenda davvero di te ascoltando «Ni me apago» per la prima volta?
Spero che il pubblico comprenda la parte più vera di me quella che continua a muoversi anche quando fa male. Ni Me Apago è il mio modo di dire che dietro ogni ombra c’è una luce che non smette di cercare spazio.
