Non aprite quella porta: Harlow ti ripresento Sally!

Nove anni prima di questa produzione di Fede Alvarez – regista del remake 2013 de La casa – disponibile su Netflix, aveva pensato nel 2013 il deludente Non aprite quella porta 3D di John Luessenhop a ricollegarsi direttamente al capolavoro dell’horror diretto nel 1974 da Tobe Hooper, ignorandone sia i tre sequel ufficiali realizzati tra il 1986 e il 1994 che il suo rifacimento e il rispettivo prequel, visti nelle sale cinematografiche a terzo millennio avviato.

Dunque, con Alvarez stesso coinvolto anche in fase di scrittura, al timone di regia David Blue Garcia non tiene conto neppure del Leatherface datato 2017 e mette in piedi un’operazione chiaramente analoga a quella concepita nel 2018 da David Gordon Green attraverso Halloween, continuazione diretta del carpenteriano Halloween – La notte delle streghe cui fecero seguito nove pellicole.

Di conseguenza, come in quel caso tornava in scena la protagonista originale Laurie Strode alias Jamie Lee Curtis per affrontare l’invulnerabile serial killer mascherato Michael Myers che le rovinò la vigilia d’Ognissanti del 1978, qui viene rimessa in gioco la Sally Hardesty sopravvissuta al massacro attuato dalla famiglia cannibale di Leatherface nel capostipite della saga. Una invecchiata Sally Hardesty che, per ovvi motivi, non possiede più i connotati della compianta Marilyn Burns, bensì quelli di Olwen Fouéré, facilmente propensa ad imbracciare il fucile proprio come la citata Strode del XXI secolo.

Ma la sua presenza, in realtà, è soltanto marginale in questo Non aprite quella porta; il cui plot prende avvio dagli imprenditori Melody e Dante, rispettivamente interpretati dalla Sarah Yarkin di Ancora auguri per la tua morte e da Jacob”Detroit”Latimore, che, accompagnati dalla sorella di lei, Lila, e dalla fidanzata di lui, Ruth, ovvero Elsie Fisher e Nell Hudson, approdano nella abbandonata città texana di Harlow con l’intenzione di metterne all’asta le proprietà e sfruttare l’area a fini commerciali.

Un aspetto che testimonia il tentativo da parte dell’insieme di aggiornare al 2022 il sottotesto socio-politico anticapitalista alla base dell’intero franchise; soprattutto dopo che si scopre, all’interno di un vecchio orfanotrofio, la presenza dell’anziana signora Mc, dal volto della Alice Krige di Storie di fantasmi e I sonnambuli, nonché affiancata, appunto, da colui che abbiamo imparato a conoscere in qualità di abile maneggiatore di motosega.

Colui che, proprio alla maniera del citato Myers reboot, non vediamo mai inquadrato bene in volto (stavolta l’attore Mark Burnham) prima che si decida ad indossare la consueta maschera in pelle umana che, a dire il vero, non rientra tra le migliori sfoggiate nel corso della serie. Un dettaglio fondamentale ma su cui, in fin dei conti, possiamo tranquillamente sorvolare, considerando che, una volta superato il primo quarto d’ora di visione, Garcia si scatena inscenando una violentissima mattanza senza tregua che arriva a coinvolgere anche una combriccola di acquirenti giunti sul posto in pullman.

Una mattanza che, condita di indispensabile temporale notturno impreziosito dalla bella fotografia di Ricardo Diaz, si consuma nell’era degli influencer e dei social network a suon di esplicite immagini di crani fracassati, decapitazioni, squartamenti assortiti e, addirittura, ossa spezzate per poi essere usate come armi bianche.

Fino ad un’ultima sorpresa posta al termine dei titoli di coda di quello che, evitando di effettuare inutili paragoni con l’inarrivabile Non aprite quella porta hooperiano, tecnicamente lodevole e forte di ottimi effetti speciali di trucco si rivela in tutta semplicità un veloce e godibilissimo slasher ad alto tasso cadaverico trasudante liquido rosso… per la gioia del fan dell’horror più “sanguineo” e meno propenso a lasciarsi ammorbare da infestazioni e possessioni post-The conjuring.

 

 

Francesco Lomuscio