“Non Casca il Mondo” intervista al regista Michele Coppini

Michele Coppini, regista e attore fiorentino, è noto per il suo approccio unico alla narrazione cinematografica, che combina leggerezza e profondità, ispirandosi alla vita quotidiana. In questa intervista, Coppini ci guida attraverso il processo creativo che ha dato vita al suo ultimo film, “Non Casca il Mondo”.

Scopriremo le influenze che hanno contribuito a plasmare la trama e i personaggi, in particolare l’impatto del film “Caro Diario” di Nanni Moretti sul suo stile narrativo. Coppini ci racconta come Firenze diventi un personaggio a sé stante nel film, riflettendo le ansie e le aspirazioni del protagonista Enzo. Inoltre, esploreremo come il regista riesca a mantenere un delicato equilibrio tra la comicità e la critica sociale, e quali messaggi spera che il pubblico porti con sé dopo la visione. Infine, Coppini ci parla della sua visione del cinema contemporaneo e dell’importanza di mantenere un legame con le tradizioni del passato pur adattandosi ai tempi moderni.

Quali sono le principali ispirazioni e influenze che hanno plasmato la trama e i personaggi di “Non Casca il Mondo”? In che modo il film “Caro Diario” di Nanni Moretti ha influenzato il suo approccio narrativo e stilistico?

L’ispirazione la trovo nella quotidianità. Mi interessa raccontare quel disagio e quella sensazione di inadeguatezza con cui tutti, prima o poi, facciamo i conti. Lo faccio attraverso la commedia: i film che scrivo devono innanzitutto divertire me, e poi spero che il pubblico condivida quello stesso sguardo. Non parto mai dall’idea di imitare un regista o uno stile. Però, un giorno, rivedendo per l’ennesima volta Caro Diario, mi sono chiesto come Moretti racconterebbe oggi certi temi. Forse non girerebbe più in Vespa ma in monopattino, e invece dell’abuso della televisione si soffermerebbe sull’uso smodato dei social. Da quella curiosità è nato tutto.

Come descriverebbe l’importanza di Firenze nel suo nuovo film?

Firenze è quasi un doppio di Enzo, il protagonista. È una città che cerca di stare al passo coi tempi, prova a piacere a tutti, si fa dei ritocchini ma rischia di perdere un po’ della propria identità. Anche Enzo vive quella stessa ansia. Ha dei sani principi, ma passa molto tempo a lamentarsi e finisce per cercare un cambiamento persino fisico. La città diventa così lo specchio ideale del suo percorso.

In che modo è riuscito a mantenere un equilibrio tra la leggerezza della commedia e la profondità della critica sociale?

Spero di riuscirci, come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. Credo che la comicità sia uno dei modi più intelligenti per diffondere il senso critico al grande pubblico. È un po’ ruffiana, perché ti fa ridere mentre ti mostra i problemi del Paese. Oggi parliamo spesso di inclusione, finalmente, ma molte persone faticano ancora ad accettare sé stesse. È un paradosso profondamente drammatico, e proprio per questo può essere raccontato con la leggerezza della commedia.

Quali messaggi o sensazioni speri che il pubblico porti con sé dopo aver visto “Non Casca il Mondo”?

Il messaggio principale è l’accettazione di sé, imparare a volerci bene così come siamo, con tutti quei difetti che ci rendono unici. A me la bellezza non piace, perché spesso è sinonimo di omologazione. E poi, diciamolo, nemmeno Brad Pitt può piacere a tutti! Io, per esempio, in una donna trovo molto più affascinanti i difetti.

Per quanto riguarda le sensazioni, mi piacerebbe che durante la visione il pubblico riflettesse sul tema profondo del film ma, allo stesso tempo, si lasciasse andare a risate di gusto. Perché è in quel punto d’incontro che un film comico si trasforma in vera e propria  commedia all’italiana.

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