Marilyn Monroe oltre il mito: un’interpretazione che scava nell’anima, preceduta da un vernissage che apre lo sguardo

Al centro della scena, sotto una luce livida, una figura rannicchiata, avvolta in un lenzuolo bianco. Il pubblico trattiene il respiro. Non è ancora cominciato, ma tutto è già in tensione. Così si apre Norma Jeane, l’interpretazione andata in scena all’AR.MA Teatro, dove Francesca Stajano Briganti porta in vita — e in frantumi — la figura di Marilyn Monroe. Un progetto firmato dall’artista nell’ideazione e nella regia, con un controllo creativo che si estende anche alla cura dei costumi e della scenografia.

Francesca Stajano Briganti

Ma prima che la parola prendesse corpo, prima che Marilyn attraversasse lo specchio, lo spazio teatrale era già stato abitato da un altro linguaggio. La serata è stata infatti preceduta da un vernissage che ha introdotto il pubblico in una dimensione emotiva coerente e preparatoria. In esposizione le opere di Giorgio Federico Zela artista pittore che predilige la pittura astratta a quella figurativa come scelta di necessità più che di stile.

Giorgio Federico Zela

Le sue tele e i lavori su carta non illustrano, non raccontano. Esplorano. Sono campi emotivi attraversati da segni nervosi, stratificazioni di colore, frammenti di materia e di cronaca che affiorano e scompaiono. Figure accennate, corpi simbolici, superfici vissute. Un’astrazione che non fugge il reale ma lo ingloba, lo sporca, lo rimette in discussione. Un gesto pittorico fisico, istintivo, mai decorativo. Un preludio visivo che ha agito come soglia, predisponendo lo sguardo alla fragilità, all’instabilità, alla verità non addomesticata.

Quando lo spettacolo ha inizio, il pubblico è già dentro quel territorio.

Norma Jeane non propone una biografia né una cronaca. È una detonazione psichica. Un corpo che ricorda, resiste, cede. Il testo si sviluppa come un flusso interiore frammentato, abitato da voci, richiami, vuoti e presenze. I personaggi che affiorano — amici, assistenti, fantasmi — sono estensioni della protagonista, schegge di un’identità dispersa.

La regia sceglie il silenzio come alleato. Nessuna musica d’effetto, solo suoni disturbati, respiri, frammenti. La scena è volutamente essenziale: una parrucca, una tazza, un materasso disfatto. È uno spazio mentale, e anche il pubblico ne fa parte. Ogni spettatore è chiamato in causa non come osservatore, ma come testimone emotivo.

Francesca Stajano Briganti incarna Norma Jeane con un’intensità che buca il reale. Non imita, non compiace, non cerca l’effetto. Lavora sulla sottrazione: una voce che si incrina, un sorriso trattenuto, un gesto che si interrompe. C’è una verità sotto la pelle, un’energia viva che muta a ogni respiro. L’attrice domina il palco e al tempo stesso lo svuota, lasciando spazio al crollo, alla dolcezza, alla rabbia.

Una verità che nasce da una ricerca dichiarata senza protezioni dalla stessa protagonista:

«Per costruire questo spettacolo mi sono fatta delle domande, ed ho capito quello che realmente mi interessava svelare al mio pubblico su Marilyn. Chi era veramente Marilyn Monroe? Cosa c’è dietro la diva? Tutto questo mi ha portata a realizzare uno spettacolo che è una visione spietata, divertente e a tratti ironica del mondo hollywoodiano e dei suoi miti.»

Accanto a lei, Roberta Bobbi e Nino Mallia sono presenze calibrate, mai invadenti, sempre funzionali al cuore del dialogo. Mallia si distingue per versatilità e precisione fisica, attraversando più figure — dal fotografo all’infermiere, fino a presenze mute — con eleganza mimica e ritmo controllato. Una presenza continua ma mai dominante, che sostiene la tensione interna dello spettacolo.

Nino Mallia

Bobbi, fra i cui ruoli emerge quello di Linda, la coach, offre una controparte lucida e necessaria. Razionale, affettuosa, disillusa. Le sue battute arrivano nette, senza filtro, come contrappunto al caos emotivo di Marilyn. È sua una delle frasi più potenti del testo:

Nino Mallia, Roberta Bobbi, Francesca Stajano Briganti

«Noi femministe ci raduniamo con i nostri cartelli per inneggiare che il corpo è il nostro e ce lo gestiamo noi.»

Non è un proclama. È una resa dei conti. Linda non parla solo di Marilyn, ma di tutte le donne costrette a recitare ruoli imposti, a piegarsi allo sguardo altrui, a trasformare il corpo in strumento, merce, passaporto. Una verità che si deposita in chi ascolta e non chiede consenso.

Il pubblico è rapito. Il silenzio è teso, fisico. Qualcuno trattiene il fiato, qualcuno si accascia lentamente sulla poltrona, come per proteggersi. Nessuno si distrae. Non c’è spazio per l’indifferenza.

La scelta di mostrare il dolore senza estetizzarlo, di portare in scena la stanchezza, la fatica di esistere, è rischiosa. Qui funziona. Perché è autentica. Perché è necessaria.

La Marilyn che emerge è una donna che ha smesso di interpretare, che prova — forse per la prima volta — a parlare. Senza trucco. Senza filtro. Con la voce che trema e il corpo che chiede tregua.

Alla fine, la sala resta in silenzio. Poi l’applauso arriva, profondo, non fragoroso. È l’applauso di chi non ha bisogno di fare rumore per dire “ci siamo”. Segno che il teatro ha funzionato davvero. Ha mosso qualcosa.

Norma Jeane è questo. Un’esperienza, non una narrazione. Un atto di esposizione emotiva che non consola, ma accompagna. Teatro che non chiude. Teatro che apre.

Di Dino Tropea

Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza. Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale. Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.

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