È il Bob Odenkirk dell’action movie Io sono nessuno a figurare tra i produttori di Normal, il cui titolo fa riferimento alla cittadina del Minnesota dove, una volta superato un prologo non privo di violenza ambientato in Giappone, ad Osaka, ci si sposta tre settimane più tardi.

E, al fianco del Derek Kolstad che ha scritto John Wick e, appunto, Io sono nessuno, è sempre Odenkirk a firmare la sceneggiatura di questi novanta minuti di visione che lo vedono ovviamente nei panni del protagonista: Ulysses Richardson, incaricato di ricoprire per otto settimane il ruolo di sceriffo nella cittadina in questione.

Cittadina innevata e in cui, nel corso della prima mezz’ora dell’operazione, attraverso lenti ritmi narrativi facciamo progressivamente conoscenza con i vari personaggi destinati a popolare il lungometraggio, tra i quali il sindaco Kibner interpretato dall’Henry Winkler divenuto famoso grazie al suo Arthur“Fonzie”Fonzarelli della popolare serie televisiva anni Settanta Happy days. Soltanto una volta superata questa primissima parte di Normal abbiamo una rapina in banca attuata dai Keith e Lori rispettivamente incarnati dal Brendan Fletcher della trilogia Rampage e dalla Reena Jolly dal curriculum prevalentemente televisivo. Rapina destinata a condurre il plot all’interno di un’autentica situazione d’assedio ma che, al contempo, fa emergere un oscuro segreto atto a trasformare quella che era una tranquilla realtà di provincia americana in un campo di battaglia dove ogni certezza comincia a sgretolarsi e niente si rivela davvero come sembra.

Man mano che il movimento prende piede e che, in mezzo a Yakuza, pallottole volanti, liquido rosso che schizza copioso, corpi che esplodono e infilzamenti assortiti, risulta evidente la provenienza da una Settima arte strettamente di genere di colui che si trova dietro alla macchina da presa: il britannico Ben Wheatley, regista, tra l’altro, dell’horror thriller Kill list e dell’eco-vengeance Shark 2 – L’abisso. Una provenienza avvertibile in particolar modo in determinate dinamiche che sfiorano quasi quelle dei cartoon nella fantasia che caratterizza le diverse morti portate in scena. Perché non è certo una sottile spruzzata d’ironia a risultare assente in Normal, moderno western fornito di (retro)gusto sociale che, pur senza eccellere, si lascia tranquillamente guardare fornendo una sufficiente dose d’intrattenimento d’azione a suon di “solo contro tutti”… fino allo scontro conclusivo che sembra anche strizzare l’occhio, a suo modo, ai crime movie della cinematografia di Hong Kong che hanno fatto la fortuna di cineasti quali John Woo e Tsui Hark.

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