Nureyev – The White Crow: passi di danza per Ralph Fiennes

Alla sua terza prova da regista, Ralph Fiennes non rinuncia alla sua ossessione per i biopic, confermando la sua passione per l’estetica e la bellezza, la sua irreversibile compatibilità con la poesia e con la storia dell’arte in genere.

Perché, dopo Coriolanus (da Shakespeare) e The invisible woman (su Charles Dickens), con Nureyev – The White Crow inquadra la vita e le turbolenze di Rudolf Nureyev,  utilizzando il balletto per sondare la malinconia come stato dell’anima.

Scegliendo per sé un ruolo secondario, decide di riempire il film del suo protagonista; fa quindi un passo indietro e lascia la ribalta agli occhi azzurri del ballerino interpretato da Oleg Ivenko, desaturando i colori delle immagini e saturando lo schermo delle sue angosce, con la consapevolezza che un vero ballerino come attore avrebbe potuto e saputo dare la giusta leggiadria al personaggio, in perenne contrasto con la mancanza di leggerezza.

Nureyev – The White Crow risulta, alla fine, un lungometraggio disadorno: nonostante riesca a centrare e ritagliarsi una sua singolare originalità, con quei movimenti sapienti e controllati, sembra sempre due film in uno.

Così come sono due i paesi del racconto, sono due gli stili che entrano in perenne contrasto: slancio poetico e ordinarietà narrativa non trovano mai un equilibrio, e l’effetto è quello di uno spaesamento.

Se il romanzo di origine (Rudolf Nureyev: The life, di Julie Kavanagh), che consta di quasi novecento pagine, ha una struttura narrativa classica e rigida, la sua trasposizione svicola da una formula fin troppo ingessata, ma non afferra il ricercato spirito anticonformista.

Ed è un peccato, perché gli ultimi trenta minuti circa sembrano davvero un altro film, regalando una tensione palpabile quasi da thriller politico; mentre lo stesso regista pare prendere slancio e, attaccandosi ai suoi interpreti, cattura lo sguardo e fa trattenere il fiato, insieme ad una macchina da presa febbrile e partecipe.

 

 

GianLorenzo Franzì