Senza perdere tempo, facciamo immediatamente conoscenza con i giovani protagonisti in Obsession, secondo lungometraggio diretto dal Curry Barker originario dell’Alabama, rientrante nel genere horror come il precedente: Milk & serial, del 2024.
Giovani protagonisti che corrispondono al timido e romantico Bear di Michael Johnston, segretamente innamorato di Nikki alias Inde Navarrette e amico di Ian, ovvero Coopper Tomlinson.

Con qualche altro volto in aggiunta, il ristretto manipolo di personaggi che popolano la quasi ora e cinquanta di visione destinata ad evolversi con Bear che, acquistato un misterioso bastoncino del desiderio, lo spezza per conquistare Nikki… senza immaginare, però, che l’azione in questione porti conseguenze tutt’altro che rassicuranti. Perché, con la ragazza che s’infatua immediatamente di lui tanto da trasferirsi nella sua abitazione e manifestare fin da subito, però, comportamenti alquanto sopra le righe, Obsession va a suo modo ad inserirsi nel filone delle storie dell’orrore basate sulla pericolosità di ciò che possono rappresentare semplici desideri. Storie che, se in letteratura individuano forse il massimo esempio ne La zampa di scimmia scritto ad inizio XX secolo da William Wymark Jacobs, sullo schermo sono state al centro di diversi esempi: dal boogeyman proto-genio della lampada introdotto attraverso la saga Wishmaster allo sconosciuto slasher Wishcraft, firmato nel 2002 dall’esordiente Danny Graves in coppia con il Richard Wenk autore del cult anni Ottanta Vamp e in seguito sceneggiatore, tra l’altro, dello stalloniano I mercenari 2 – The expendables e dei tre The equalizer.

Ma, se in quei casi, considerata la sequela di fantasiose uccisioni che costellavano le trame, potevamo tranquillamente parlare di slasher movie, qui, sebbene gli omicidi non manchino, siamo nell’ambito di una tipologia di spettacolo meno propensa a poggiare sugli stessi. Omicidi anche piuttosto splatter che una Nikki magnificamente incarnata dalla Navarrette comincia ad attuare dopo essere arrivata anche ad autolesionarsi in maniera non poco violenta. E alla fine, puntualmente stemperata da spruzzate di sottile ironia, costruita su una lenta evoluzione narrativa Obsession si rivela un’operazione non eccelsa e forse tirata un po’ troppo per le lunghe, ma che si lascia tranquillamente guardare risultando interessante soprattutto per la maniera originale e inedita in cui fornisce in salsa film di paura una a tratti inquietante allegoria in fotogrammi relativa alla tossicità amorosa e alla possessività in determinati rapporti di coppia.
