In un panorama musicale dominato da algoritmi e produzioni seriali, emerge Onisco, un progetto electro-pop nato a gennaio 2025 e guidato da una passione pura e incondizionata per la musica. In questa intervista esclusiva per Mondospettacolo.com, l’ideatrice di Onisco si apre con sincerità disarmante, raccontando le origini del progetto, la filosofia creativa che rifiuta ogni condizionamento esterno, l’equilibrio tra melodie orecchiabili e sperimentazioni elettroniche, e temi profondi come l’inclusività, il no all’intelligenza artificiale nell’arte e l’integrazione della danza negli show. Con uscite mensili programmate per 14 mesi e un focus esclusivo sulla musica – senza nomi, età o vita privata – Onisco invita tutti a farne parte, celebrando la libertà di espressione e l’autenticità umana. Scoprite un mondo dove la melodia è sovrana e la creatività non ha confini.

Onisco è un progetto nato a gennaio 2025 e si è sviluppato rapidamente. Qual è stato il momento o l’ispirazione chiave che ha dato vita a questo progetto electro-pop?
Sarò sincera: i soldi. Scrivo canzoni da quando ero una bambina, comporre fa parte della mia natura, e ammetto di essere completamente ossessionata dalla musica e dalla scrittura. Ma la musica ha un costo, produrre ha un costo: gli strumenti, i software, la sala prove, i costumi, il mix, il mastering, i reel per i social, i video per YouTube. In quest’epoca purtroppo nessuno investe soldi e tempo per qualcuno che non abbia già una visibilità pregressa grazie ai social o alla televisione. Non esiste più la figura del produttore/investitore. È un periodo complicato per la musica. Personalmente ho lavorato molto e per anni per poter dare vita a questo progetto. Ho dovuto aspettare di potermelo permettere, ma appena ho potuto, l’ho fatto.

Nel vostro manifesto, sottolineate che Onisco è un progetto libero, non condizionato da algoritmi, ma guidato solo dalla volontà di creare ciò che vi piace suonare, sentire e ballare. Come mantenete questa libertà nel processo creativo?
La mia necessità di fare musica mi ha spinto ad avvicinarmi al mondo del lavoro molto presto e ad affermarmi come professionista in un campo in cui mai avrei pensato. Grazie a questo, io oggi so chi sono. La consapevolezza mi ha permesso di liberarmi dalle insicurezze. Vivo questo progetto nel modo più autentico possibile, senza aspettative o ambizioni, ma solo perché amo suonare e lo voglio fare. Io la musica la amo, la studio. Ascolto tutto da Mozart ai Nirvana. Amo il pop, il rock, le dace. Venero i Beatles. La mia musica può piacere o non piacere, ma dietro ogni pezzo che produco c’è sempre un pensiero, e non posso permettere che un algoritmo annienti la mia libertà di pensiero. Io credo che solo liberandosi dagli schemi e dai giudizi si possa comporre in modo autentico e incondizionato. Io sono quello che suono, e spero che la mia sincerità arrivi a chi ascolta.
Onisco alterna melodie leggere e orecchiabili a pezzi più sperimentali, con suoni elettronici e una voce soft e sensuale. Potete descrivere come bilanciate questi elementi nei vostri brani?
Io credo che se un brano funziona solo piano e voce, allora funzioni sempre, perché quello che conta (almeno secondo me) è SOLO la melodia. Una buona melodia permette di andare in qualsiasi direzione. Il vestito che scelgo di dare al brano è una scelta successiva alla sua composizione. Questo mi permette di giocare con i suoni, passando dall’elettronica alla musica leggera, al pop, al punk. Ciò che lega un brano all’altro è la mia voce. Penso che all’interno del progetto gli stili differenti creino dinamica, ma che la mia voce lo renda comunque omogeneo. Adoro usare la voce come se fosse un elemento dell’arrangiamento. Spesso uso degli effetti che mi permettono di farla diventare un vero e proprio strumento elettronico.
I testi affrontano argomenti che variano da temi sociali a personali, con un approccio onesto e trasparente. Qual è un esempio di come un tema sociale si integra nella vostra musica senza diventare predicativo?
Nei miei testi lascio scorrere i miei pensieri, che rimangono sempre e solo pensieri personali. Anche quando affronto dei temi sociali come possono essere l’odio e la guerra in Prayer, la vita standardizzata in Jungle, la solitudine in Ghost (questa canzone ancora non è uscita, credo che uscirà a dicembre o gennaio) cerco di farlo sempre senza dare un giudizio, ma solo uno spunto di riflessione. Persino in Human (anche questa ancora deve uscire) in cui affronto un tema per me molto delicato, ovvero quello dell’IA, cerco di non essere predicativa o retorica, ma solo riflessiva. Io credo che a volte i miei testi siano delle vere e proprie richieste di aiuto.

Avete una programmazione già pronta per 14 mesi di uscite mensili. Qual è la sfida più grande nel mantenere questo ritmo e come influisce sulla qualità della vostra produzione?
Io scarto circa il 90% dei pezzi che scrivo. Comporre è un processo ossessivo e totalizzante. Spesso mi sembra di splittare il cervello. Quando ho in mente una melodia, un lato della mia testa rimane nella realtà ad affrontare la vita quotidiana, mentre l’altra compone ventiquattro ore su ventiquattro e non si calma finché il brano non è completo. Quando accade dormo pochissimo, a volte mi chiudo in bagno a registrare di notte sussurrando, perché ho imparato che ciò che arriva di notte, di giorno sfugge e non torna più. Quando nella mia mente il brano è completo lo suono al piano, poi inizio ad arrangiarlo e in seguito scrivo il testo. A volte invece le melodie arrivano direttamente dal pianoforte, suono qualche accordo, inizio a cantare e piano piano il brano prende forma. Ho sempre paura che la musica mi abbandoni, che un giorno non arrivi più da me. Ho il terrore di rimanere sola con il silenzio. Ma finché questo non succede, la produttività non è un problema. Tutti i pezzi che usciranno sono nuovi, non ho mai attinto dal passato, ogni età ha la sua musica e oggi io sono questa.

Onisco è descritto come un concetto di cui chiunque può fare parte, senza giudizi o limiti. In che modo invitate il pubblico a sentirsi parte di questo mondo musicale?
Da quando ho dato vita a Onisco, ho dato vita a una squadra. Sono contornata da persone che sono diventate parte integrante di ciò che faccio. Onisco non è un “io” ma un “noi” e l’invito è aperto a chiunque. La musica unisce le persone, crea delle famiglie, è un linguaggio universale. Non importa chi tu sia, cosa tu faccia nella vita, chi ami, cosa mangi, dove vivi o chi voti. L’unica cosa che conta è la musica, e chiunque voglia fare parte del progetto, anche solo ascoltandolo, o suggerendo idee, o suonando, per me, diventa parte integrante di esso. Sono aperta al dialogo con chiunque, adoro il lavoro di squadra, adoro i suggerimenti. Non voglio un distacco con il pubblico, vorrei che chi decide di abbracciare il progetto si sentisse parte di esso.

Uno dei vostri punti fermi è “No all’intelligenza artificiale nell’arte”. Perché questa scelta è importante per Onisco e come influisce sul vostro modo di creare musica?
Nel nostro modo di fare musica non influisce, perché noi non la usiamo. Credo che chiunque usi IA per comporre, non si possa definire né artista né musicista. Penso che usare l’IA nell’arte sia una sconfitta per l’umanità, un insulto all’essere umano e alla sua storia. Questo per me è un tasto molto delicato. Mi reca un immenso dolore immaginare un futuro senza arte, senza libertà creativa. Un’involuzione della nostra specie. Il dibattitto sulla creatività va avanti dai tempi dell’antica Grecia, l’arte è ciò che più avvicina l’uomo a qualcosa di mistico, di surreale. L’arte è fede, la fede è speranza. Un’umanità senza speranza è un’umanità senza futuro. Io credo che osservare o ascoltare un’opera d’arte sia come riuscire a toccare l’anima di qualcuno, e come si fa a lasciare tutta questa bellezza nelle mani di chi un’anima neanche ce l’ha?

Affermate “No alla politica nella musica, solo punti di vista nel rispetto della libertà di pensiero”. Come distinguete tra esprimere un punto di vista personale e evitare contenuti politici?
Penso che la musica debba poter essere di chiunque, a prescindere dall’ orientamento politico. Ho scelto di non trattare temi politici e di non esporre la mia posizione politica perché non lo trovo necessario. Nonostante questo, apprezzo gli artisti che esprimono le proprie idee politiche nei testi, penso che la musica debba essere completamente libera, e ognuno in una canzone deve poter dire quello che vuole. Quello che proprio non sopporto (ed è da qui che nasce il mio “no alla politica nella musica”) è chi va oltre, chi parla di politica fuori contesto, ai festival, durante le interviste o ai concerti. Lo trovo discriminante e violento. Io sono per la libertà assoluta, ma sempre nel rispetto del pubblico, che non necessariamente deve condividere o peggio sentirsi costretto a supportare il punto di vista di chi è sul palco.
“Nessun nome proprio, nessuna età, niente vita privata: conta solo musica”. Come questa regola influenza la vostra interazione con i fan e i media?
Non voglio usare il mio nome perché già ha una sua collocazione in un altro contesto che voglio tenere completamente separato da quella che probabilmente rappresenta la parte più vera di me: Onisco. Non ho mai capito perché l’età nella musica debba essere rilevante. Quando avevo diciotto anni mi facevano sentire in ritardo, come se fossi già troppo vecchia per affrontare una carriera musicale. Assurdo. E poi che cosa scopro? Semplicemente di avere tutta la vita davanti e tutto il tempo che voglio. Ogni volta che apro un bando per un concorso dopo “nome” c’è “età”. Lo trovo stupido. C’è bisogno di avere un’età specifica per comporre bene? Non capisco. Lo stesso vale per la vita privata. Quando è nato Onisco mi sono dovuta avvicinare ai social e ho contattato alcuni social media manager (ne ho sentito la necessità perché io sono una persona molto riservata e non vado molto d’accordo con i social). La prima cosa che tutti mi hanno chiesto è stata di fare dei contenuti della mia vita privata: io a casa, io che vado al lavoro, io che lavoro, io che pranzo, io che vado in vacanza, io che faccio qualsiasi cosa. Ma la musica? A me interessa la musica! Risposta: la musica arriva dopo. Eh, no. Per me conta SOLO la musica. Ci metterò più tempo, avrò meno followers, sarà un percorso più tortuoso, ma non fa niente. Se un giorno mi andrà, pubblicherò dei contenuti della mia vita privata, ma finché il progetto è in fase embrionale preferisco focalizzarmi solo sulla musica.
Onisco è legato alla danza da una lunga storia e tradizione, con ballerini professionisti che diventano parte integrante degli show. Come integrate la coreografia nella composizione musicale, e viceversa?
Mia nonna aveva una scuola di danza e io ho iniziato a studiare danza a tre anni, anche se ogni volta che entravo in sala la prima cosa che facevo era correre al pianoforte. Ciò non toglie che la danza per me ha rappresentato una grande fonte di ispirazione. Nasco come ballerina classica, ma ho sempre amato l’HipHop. Le prime canzoni che ho composto sono nate per essere ballate. Componevo usando dei beat che mi permettessero di coreografare. Adesso la mia musica è andata in una direzione più dance, ma il mio legame con la danza è viscerale. I ballerini sono parte integrante del progetto, compongo anche in base alle loro esigenze.

Con un progetto così giovane ma già strutturato, quali sono le ambizioni per Onisco nei prossimi mesi, oltre alle uscite programmate?
La verità? Non ho ambizioni, quello che sarà sarà. L’unica cosa di cui sento la mancanza sono i live. Sono cresciuta in teatro e per me lo show dal vivo è tutto, ma onestamente non è facile collocare l’elettronica live…soprattutto in questa fase del progetto.
Per chiudere, qual è il messaggio che Onisco vorrebbe lasciare ai lettori di Mondospettacolo.com che scoprono la vostra musica per la prima volta?
Per prima cosa vorrei dirvi grazie, perché se state leggendo queste parole vuol dire che siete arrivati fino alla fine dell’intervista, e poi vorrei dirvi che io ci sono. Se avete domande, chiarimenti, anche critiche, io ci sono. Mi trovate qui https://linktr.ee/oniscomusic
Buon ascolto.