Per alcuni è l’ultimo grande film di Dario Argento. Per altri il picco discendente della parabola ascendente del Maestro. Insomma, in un modo o in un altro, Opera, classe 1987, è senz’altro un film spartiacque, che ha sempre diviso gli estimatori del Re del Brivido italiano. Chi lo considera un capolavoro, chi l’inizio della fine. Per la prima volta Argento si confronta col teatro dell’opera, sebbene il teatro come edificio abbia sempre avuto un ruolo centrale nei suoi lavori, si pensi ad esempio a 4 Mosche di Velluto Grigio del 1971 e Profondo Rosso del 1975. Successivamente il regista continuerà a rappresentare questo luogo di arte e passione come un luogo anche di morte e sangue, così ne Il Fantasma dell’Opera del 1998 e Non ho Sonno del 2001. La passione di Argento per l’opera lirica si concretizzerà più tardi anche in due regie che lo vedranno alle prese, la prima volta, proprio con l’opera maledetta di cui tratta questo suo film, il Macbeth di Verdi, nel 2013, e nel 2015 con la Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Ma è abbastanza ovvio che la prima opera che il Maestro fa sua sia proprio il Macbeth, di cui pare si dica che porti sfortuna a coloro che vi si cimentano. Da questo spunto prende l’avvio Opera, decimo lungometraggio argentiano, e quinto ad essere interpretato da quella che è stata la sua compagna e collaboratrice più nota, l’attrice toscana Daria Nicolodi. Basato su una sceneggiatura che Argento scrive a 4 mani con lo spezzino Franco Ferrini, già suo collaboratore in Phenomena, con le coinvolgenti musiche dei fedeli Goblin e le sontuose scenografie del milanese Davide Bassan, noto per essere stato lo scenografo di capolavori del maestro Lamberto Bava quali Dèmoni (1985), Dèmoni 2 (1986) e Morirai a Mezzanotte (1986), col prezioso aiuto degli effetti speciali del grande Sergio Stivaletti, che aveva iniziato la sua collaborazione con Argento proprio nel precedente Phenomena, Opera gode anche della sua elegantissima e scenografica location principale, il Teatro Regio di Parma. Dario Argento dimostra ancora una volta il suo amore per questa tipologia di edificio scandagliandone e rendendone protagonista ogni parte, dall’ovvio palcoscenico alla platea, dai corridoi ai palchetti, in uno dei quali avviene addirittura il primo omicidio, dai camerini al dietro le quinte fino all’enorme e labirintica sartoria. Un vero inno al teatro, un film sulla visione, che rende gli occhi partecipi oltre ogni limite, come si intuisce già dalla locandina, ed un tripudio di romanze, soprattutto le più note cantate da voci femminili come quella di Maria Callas, che spaziano dalla Norma alla Traviata alla Madama Butterfly, da Verdi a Bellini a Puccini, in una vera goduria acustica per coloro che amano questa forma d’arte, e non solo. Come aveva già sperimentato in Phenomena, anche qui Argento passerà senza soluzione di continuità dalle musiche soavi dei Goblin, e dei vari compositori suddetti, al martellante heavy metal di band quali i torinesi GOW, che per il film dovettero prendere il nome di Steel Grave, gli svedesi Norden Light e l’inglese Brian Eno. Insomma, che piaccia o meno è una questione di gusti, ma è certo che Opera è  capace di risvegliare sensi quali la vista e l’udito come forse non era mai successo in un film del Maestro.

In uno splendido teatro si stanno svolgendo le prove per il Macbeth di Giuseppe Verdi. Il regista, Marco, ha molte idee originali, provenendo dall’ambiente del cinema horror, tra le quali la presenza sul palco di una gran moltitudine di corvi vivi che gracchiano e svolazzano qua e là. La grande soprano Mara Cecoka, infastidita da questi animali e per niente contenta delle innovazioni del regista, lascia alterata il teatro e viene investita in pieno da una macchina e ricoverata in ospedale. Toccherà alla giovane sostituta Betty, al suo debutto, ricoprire il ruolo della protagonista, Lady Macbeth. La giovane più che contenta appare agitata, perché esordire con un’opera che si dice funesta come il Macbeth non la arride, ed inoltre poco prima che le venisse comunicata ufficialmente la notizia aveva ricevuto una telefonata anonima che l’avvertiva di quanto sarebbe successo. Sale così sul palco ossessionata dai peggiori pensieri, che si riveleranno giusti quando un grosso faro di scena cadrà in platea provocando un fuggi fuggi generale ed una maschera verrà barbaramente uccisa in uno dei palchetti del terzo ordine. Da quel momento il killer comincerà a perseguitare la giovane, costringendola ad assistere suo malgrado a una serie di atroci delitti che coinvolgeranno tutti coloro che sono al suo fianco. Mentre l’ispettore Santini indaga sul caso, nel subconscio di Betty cominciano a riaffiorare inquietanti immagini di una vecchia soffitta, che lei non sa capire se trattasi di un sogno o di un ricordo sopito. Intanto il Macbeth, coi suoi corvi, continua ad andare in scena sera dopo sera, come una trappola col miele che viene messa in bella vista per le vespe.

Ho adorato come Argento ha usato la mdp in questo film; il suo continuo serpeggiare, roteare, prendere punti di vista di personaggi diversi, all’interno delle sale sontuose del teatro. È un po’ come se si volesse indicare una presenza costante, vivente, pulsante dentro il teatro stesso, che vede attraverso gli occhi dei protagonisti, umani o animali che siano, e veglia costantemente sugli incauti ed ignari spettatori che non sanno bene a quale tipologia di dramma stanno per assistere. Nella platea tutto gira intorno vorticosamente, nei corridoi tutto striscia come un infido serpente, un presagio di sventura segue la folle fuga della divina Mara Cekova infastidita dai lugubri corvi, gli psicopompi per eccellenza. Opera è un film che privilegia come non mai l’aspetto visivo, anche nella scelta delle location, come ad esempio il palazzo dello zio di Stefano, il giovane aiuto regista innamorato di Betty, che è il sontuoso Palazzo Sacchetti a Roma, nello specifico il Salone dei Mappamondi affrescato alla metà del ‘500 dal pittore Francesco Salviati. Anche per il finale si predilige l’aspetto visivo e pittorico ritornando, come in Phenomena, nell’amata Svizzera, ad Airolo, nel Canton Ticino. Teso e convincente, il film presenta le tipiche stramberie di sceneggiatura del Maestro Argento, che però vengono come sempre accettate e metabolizzate davanti alla perizia tecnica del cineasta romano che costella l’opera di scene memorabili per inventiva e realizzazione, come ad esempio l’omicidio della sarta, o la scena del proiettile dallo spioncino della porta, o infine la surreale incursione in scena di decine di corvi, usati, come la Grande Sarcofaga di Phenomena, per rivelare l’assassino. Ancora una volta non sarà opera della polizia, ma di un animale, il disvelamento del giallo finale. Iconici sono diventati anche i sadici aggeggi dotati di aghi che il killer appiccica sotto gli occhi di Betty per costringerla ad assistere a tutti i delitti.

Sebbene molto ben calata nel personaggio, l’attrice spagnola Cristina Marsillach fu un po’ la spina nel fianco di Argento durante le riprese perché pare che i rapporti tra i due fossero talmente tesi da litigare continuamente. Nonostante all’epoca avesse già lavorato con Giuseppe Patroni Griffi, è senz’altro con Opera che la Marsillach raggiunge la notorietà e la fama che la porteranno successivamente a collaborare con grandi registi italiani quali Gianni Amelio, Sergio Corbucci e Gabriele Salvatores. Nel ruolo cruciale del regista, Marco, evidente alter ego di Argento, troviamo l’attore scozzese Ian Charleson, morto ad appena 40 anni di AIDS; Opera è stato il suo ultimo film. L’affascinante ispettore Santini è invece l’attore romano Urbano Barberini, volto noto al genere per essere stato il protagonista di Dèmoni di Lamberto Bava nel 1985. Nel piccolo ruolo di Mira, agente di Betty, splende come sempre la meravigliosa Daria Nicolodi, e nel ruolo della costumista e sarta di scena troviamo invece la simpaticissima Coralina Cataldi-Tassoni, anche lei volto noto agli appassionati del genere per essere stata il demone Sally in Dèmoni 2 di Lamberto Bava (1986), che ritroveremo in svariate pellicole dei due registi. In alcuni deliziosi cammei si possono intravedere personaggi quali Barbara Cupisti (Lo Squartatore di New York, Lucio Fulci, 1982; Deliria, Michele Soavi, 1987), Sebastiano Somma (I miei primi 40 anni, Carlo Vanzina, 1987; Rimini Rimini, Sergio Corbucci, 1987) e lo stesso Michele Soavi, che è anche aiuto regista di Argento sul set, e che aveva preso parte come attore anche a Tenebre (1982) e Phenomena (1985). Insomma, il cast, per gli appassionati del genere, è da leccarsi i baffi, così come i trucchi del truccatore ed effettista napoletano Rosario Prestopino, noto per aver collaborato con nomi del calibro di Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Lamberto Bava e Ruggero Deodato.

Per cui, viste tutte le pallottole nella canna di Argento, credo che non si possa proprio giudicare il film solo dalla sceneggiatura un tantino illogica ed a tratti forzata, che, se vogliamo, si presentava così anche nel capolavoro assoluto Profondo Rosso. Opera è una specie di vendetta di Argento verso il mondo della lirica, colpevole di non aver accettato, in occasione della stagione operistica di Macerata, la sua versione a tinte horror del Rigoletto. È quindi un film particolarmente personale per il regista romano, in cui ha scaricato un suo disagio, una sua frustrazione arrivata dopo un brutto periodo segnato da diversi processi giudiziari e la rottura sentimentale con Daria Nicolodi, ed è quindi molto intimo, profondo, molto di più di quello che potrebbe sembrare ad una prima occhiata. Argento moltiplica e confonde i punti di vista dello spettatore, qui come mai prima d’ora, si scatena sulle varie tipologie del concetto di visione e sull’occhio come parte del corpo. Ci porta all’interno di un gesto che si ripete e acquista funzione rituale, quasi come un sabba erotico e sanguinolento, condotto da quello che sembra un sacerdote satanico o un druido ancestrale nei confronti di un capro espiatorio, una vittima sacrificale, scelta a caso perché nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ed anche qui, alla fine, come in Profondo Rosso e Suspiria, un fuoco purificatore…ma purificherà poi davvero tutto?

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Rakuten TV, Prime Video, MUBI, CHILI ed Apple TV ed in dvd Mustang e blu-ray CG Entertainment.

https://www.imdb.com/it/title/tt0093677

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