Il progetto romano Overcardano torna con un brano che affronta la perdita e il ricordo attraverso il filtro del sogno. Sesto singolo, primo album in arrivo: incontro con Maurizio Cardaci.

Sei arrivato al sesto singolo e stai per pubblicare il primo album. Come descriveresti questo momento: è un traguardo o senti che il vero lavoro è ancora tutto davanti a te?

Di sicuro questo è un meraviglioso primo traguardo. Siamo partite 3 anni fa che OVERCARDANO” non “esisteva musicalmente”. Oggi siamo su tutte le piattaforme di streaming musicali, abbiamo numerose interviste sulla rete, siamo su tutti i social e abbiamo pubblicato ben 5 videoclip. Ci siamo guadagnati il famoso “diritto di esistere musicalmente”. Ora con la release del primo  si chiude la fase 1 e poiché io sono un amante della storia romana antica e ho la passione del latino ricordo sempre il famoso detto latino “hic et nunc” cioè “qui ed ora” ricordando che il momento presente è sempre la cosa più importante. Quindi questo è il momento di guardare il nostro lavoro di oltre 3 anni e di goderci questa vista, questo lavoro ben fatto! Ma è solo un attimo di pausa prima di riprendere il “viaggio musicale” con nuove canzoni!

Il titolo è volutamente lungo, e nel comunicato spieghi che è una scelta legata al tema del ricordo. In un’epoca in cui tutto si consuma in poche sillabe, non hai avuto qualche dubbio su questa scommessa?

Ho spesso detto che per quanto ci riguardava il processo creativo era un po’ come un “aprire una porta” e far uscire quello che si trovava dietro quella porta. Cioè non siamo sempre noi “artisti” a scegliere cosa creare, forse in realtà siamo scelti noi dall’ispirazione artistica, musicale, poetica per portare sulla terra dei piccoli pezzettini di arte. Il titolo di questo brano, infatti, è venuto fuori da solo perché nella realtà io sono riuscito ad incontrare questa persona, questo amico, “solo” nei mei sogni. Una notte ho sognato, dopo anni, questo amico che non c’è più e al mio risveglio oltre alla sensazione veramente realistica e meravigliosa dell’aver potuto parlare di nuovo con lui, ho realizzato che “solo” nei miei sogni avrei potuto incontrare di nuovo questa persona. E che da quel momento in poi per poter parlare di nuovo con lui avrei dovuto “sognarlo”, perché lui non c’era più!

Il brano affronta la perdita di qualcuno che non si è fatto in tempo a salutare. È una canzone che nasce da un’esperienza reale o è venuta fuori da un pensiero più universale, da qualcosa che hai visto accadere attorno a te?

La canzone nasce dalla perdita di uno dei miei più cari amici, con cui sono cresciuto per anni e con cui ho davvero condiviso praticamente tutto quell’età meravigliosa che è stata la mia adolescenza a partire dai 16 anni. E’ stata una amicizia intensissima e ricchissima, con condivisioni di musica, di poesie e con nottate passata insieme a parlare, proprio come dice la canzone. Uno dei miei ricordi più nitidi ed intimi è l’albeggiare che vedevamo dalla finestra del suo salone ed il cinguettio degli uccellini che annunciavano l’arrivo dell’alba. Alcune scene ricordano il film “l’attimo fuggente” che infatti andammo a vedere insieme e che divenne il “nostro film preferito”.  Ma è stata anche una amicizia con momenti di divergenza e lunghi periodi di distacco. Ho saputo solo dopo che lui se ne era andato. Nella canzone, infatti, il primo verso recita proprio “Non sapevo che eri andato via, non ho potuto salutarti e dirti addio”. Direi che la canzone l’ho vissuta tutta sulla mia pelle e direttamente nei sentimenti. 

La dimensione live è dichiaratamente uno degli obiettivi primari del progetto. Come immagini un brano così intimo e carico emotivamente su un palco, davanti a un pubblico?

Io ho fatto una considerazione che secondo me non si distacca troppo dalla realtà delle cose. Purtroppo, credo che quasi ognuno di noi abbia perso una persona amata, un amico, un familiare. Sono quindi abbastanza convito che quasi tutti potranno ascoltare questa canzone e riconoscersi magari pensando a qualcuno che non c’è più. Forse questo tema della perdita di una persona cara è uno dei temi più universali di tutti. Suonare questa canzone live molto probabilmente sarà come vivere un atto “catartico” cioè sia noi che la suoniamo che il pubblico che l’ascolta in poche parole condivideremo insieme una esperienza che ci riguarda tutti da vicino, ahimè. Forse proprio questo sarebbe bello, stringersi tutti insieme nel ricordare qualcuno che abbiamo amato ma che non c’è più. Per la durata della canzone e sarà come se questa persona tornasse in vita nei nostri pensieri.

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