Overlord: inquietanti creature direttamente dalla Seconda Guerra Mondiale

Se si pensa a una figura come quella di Josef Mengele, il tristemente famoso medico tedesco solito fare esperimenti – sotto la guida di Adolf Hitler – sui bambini, ancora oggi ci rendiamo conto come tale personaggio abbia influito sull’immaginario cinematografico, al punto di dar vita – oltre a classici biopic come il recente The german doctor di Lucia Puenzo – a prodotti che, ispirandosi liberamente alle sue vicende, prendono una piega assai più libera e fantasiosa.

Uno di questi è Overlord, ultima fatica del regista australiano Julius Avery, prodotto da J. J. Abrams, in cui, collegandosi a un periodo storico come quello della Seconda Guerra Mondiale, viene messa in scena un’inquietante storia di esperimenti su esseri umani. Tali pratiche verranno scoperte da un gruppo di paracadutisti statunitensi, i quali, atterrati quasi alla vigilia dello sbarco in Normandia in uno sperduto villaggio francese, noteranno sin da subito la presenza di strani esseri umani, trasformati da determinati esperimenti in creature feroci e soprannaturali.

E così, dopo un inizio che tanto ricorda Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg, questo lavoro di Avery manifesta pian piano i tratti dell’horror, senza che la componente bellica ne risenta, ma, al contrario, mescolando sapientemente i due generi e dando vita a un prodotto ben amalgamato e dai ritmi giusti. Con un soddisfacente crescendo, man mano che ci si avvicina al finale, e uno script complessivamente pulito, all’interno del quale si tende anche bonariamente a perdonare necessarie “esagerazioni” (pensiamo al combattimento a favore dei due protagonisti contro un intero esercito di mostri) e volute sospensioni dell’incredulità.

Al via, dunque, spettacolari esplosioni, violenti combattimenti e, non per ultime, realistiche scene splatter, la cui resa finale è più che mai raffinata. Il tutto, alla fine, va, così, a convergere in un lavoro accattivante e ben realizzato, il quale, pur rifacendosi a quanto già prodotto in passato (impossibile non pensare, pur aggiungendo la componente horror e togliendo quella metacinematografica, al bellissimo Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino), riesce a suo modo ad assumere un carattere e un’identità tutta sua. All’interno di un mondo in cui, il più delle volte, tutti i lavori tendono pericolosamente a somigliarsi gli uni con gli altri.

 

 

Marina Pavido