
Paola Pugina, psicologa e psicoterapeuta, porta nel suo secondo romanzo la stessa attenzione al corpo e alle emozioni che caratterizza il suo lavoro clinico. Giulia e Riccardo si conoscono di vista ormai da mesi, ciascuno seduto sotto il proprio salice sulla stessa sponda del lago, eppure non si sono mai davvero parlati: lei osserva il mondo attraverso la scrittura, lui lo traduce in disegni silenziosi. Le quattro stagioni scandiscono il libro come altrettante tappe di un percorso emotivo, alternando i capitoli dedicati ai due protagonisti a piccoli ritratti di altre persone che sfilano lungo il lago con le proprie storie di perdita, desiderio e paura. “Ascoltare le voci è più importante che interpretare e ascoltare le parole”, scrive Pugina in uno dei passaggi più riusciti del libro, ed è una frase che riassume bene l’attenzione quasi clinica con cui l’autrice osserva i propri personaggi, senza mai ridurli a semplici casi da manuale. Lo stile alterna momenti di scrittura molto sensoriale a brevi digressioni quasi sussurrate a chi legge, in cui la voce dell’autrice psicoterapeuta si fa più esplicita. Un equilibrio delicato, che il libro riesce a mantenere per gran parte delle sue pagine senza risultare mai didascalico. Il progetto letterario di Pugina si distingue per la capacità di parlare di temi complessi, dal lutto alla vergogna, senza mai perdere di vista l’esperienza concreta dei personaggi che li attraversano. Un romanzo che invita a rallentare, più che a correre verso una conclusione.