Parco Natura Morta: la recensione dell’omonimo EP d’esordio

Parco Natura Morta 2

Parco Natura Morta è l’EP d’esordio dell’omonima band veronese in uscita per Murato, fra indie rock di fine millennio, pop d’autore e ariose code strumentali.

Il “surreale” nome, come surreali sono le atmosfere che l’EP sa magistralmente evocare, nasce in qualità di semplice gioco di parole con cui una passante ironizza su un celebre parco naturale veneto. Tuttavia durante la composizione e la registrazione QUEL parco diventa sempre più vividamente un luogo dell’anima. Il primo nucleo dei Parco Natura Morta nasce in trio con Michele Donatoni (piano elettrico e voce), Federico Donatoni (basso e voce) e Davide Recchia (batteria), a cui si aggiungeranno successivamente il trombone di Riccardo Merlini e la chitarra di Lorenzo Marangoni per completare un sound personale e riconoscibile, ma sempre mutevole, mai uguale a se stesso. Cinque canzoni eterogenee che ben descrivono l’anima e le cinque teste dietro il progetto. Una manciata di piccole storie che intersecandosi tra loro arrivano proprio nel posto dove ogni artista vuole arrivare: al cuore.

Parco Natura Morta 1

Un caleidoscopio emozionale ben descritto dalla varietà di stili e sonorità che compongono l’EP, che sa essere al contempo delicato, ruvido e, talvolta, spensierato. Perché alla ricerca di una profondità cristallina, ma lontana da ogni dramma. Il parco come simulacro di uno spazio aperto, difficile da incardinare, ma in cui è sempre possibile ritrovarsi, riflettere ed essere pienamente e sinceramente se stessi. Parco Natura Morta è un lavoro che va sia ascoltato che “letto” interiormente, in cui perdersi tra le righe e le note, proprio come fossero fronde di alberi, sollecitate da un vento che accarezzerà l’ascoltatore. Il quale riuscirà certamente a fare propri questi brani. La natura morta è uno dei soggetti più mainstream della pittura, un’istantanea di una bellezza destinata al decadimento del tempo che viene salvata imprimendola su tela… ecco, in questo caso la bellezza, preziosa proprio perché decadente, è stata impressa su “nastro”.

 

 

Dario Bettati