Per la prima volta in blu-ray il poetico Good bye Lenin! di Wolfgang Becker, con un giovane Daniel Brühl

Un ideale, un credo, un’ambizione politica, tre elementi che, per quanto assurdo, possono anche risultare ingredienti vincenti per un’opera dai toni poetici, intenzionata ad indirizzarsi verso un frangente nostalgico del caso. Si tratta di ciò che avvenne nel 2003 con il tedesco Good bye Lenin!, lungometraggio diretto dal veterano Wolfgang Becker e che all’epoca si rivelò un caso cinematografico di non poco conto, considerati gli argomenti e lo spessore con cui essi venivano trattati.

Una commedia atipica, se così possiamo definirla, anche perché la sua intenzione non è quella di strappare assolutamente un sorriso, bensì, data l’assurda trama, sia difficile non pensarlo. Con protagonista un Daniel Brühl alle prime armi, volto che oggi molti conoscono grazie a Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino e Rush di Ron Howard, Good bye Lenin! racconta la storia di un ragazzo di nome Alex che vive nella Berlino Est del 1989 e che è figlio di una donna interpretata da Katrin Saß, socialista convinta che ha dedicato la propria esistenza alla crescita del suo credo politico e di ciò che esso comporta per il popolo.

Un giorno, a causa di un forte malore, lei cade in coma e ad Alex non resta che vegliare in attesa che si riprenda. Trascorrono otto mesi e, nel frattempo, qualcosa di storico avviene nella città: il noto muro che divideva la popolazione in due fazioni viene abbattuto, e insieme ad esso anche il sogno socialista che parecchi adepti portavano con sé.

La mamma di Alex, però, questo non lo sa e l’obiettivo primario del figlio è quello di non farle scoprire nulla quando si risveglia dal sonno profondo, perché lo shock potrebbe aggravarle salute.

Al giovane, quindi, non rimane che mostrarle la Berlino che ricorda, ingannandola e nascondendole la verità tramite qualche stratagemma di troppo e ai limiti dell’assurdo.

Originale e, al contempo, leggero come poche opere sanno essere, Good bye Lenin! è una pellicola che sprizza creatività narrativa da ogni fotogramma, grazie al suo modo di saper gestire dramma familiare miscelato a graffiante ironia, un compendio di idee  vincenti al servizio di scene indimenticabili per un titolo sempreverde.

Un film che, a diciassette anni dalla sua realizzazione, affascina ancora per grazia e sincerità, su sceneggiatura di Bernd Lichtenberg e de regista stesso, più la collaborazione di Achim von Borries, Henk Handloegten e Chris Silber.

Il giovane Brühl si dimostra interprete dalle qualità poi confermate nel tempo, mentre Becker è un grande direttore d’orchestra che poggia su una poesia mai eccessiva, conferendo un professionale tocco calibrato al tutto e regalando a Good bye Lenin! il tono migliore che ci si potesse aspettare: senza strafare in strabordanti ideologie politiche e sorreggendosi esclusivamente sulla magia della narrativa cinematografica, citando di tanto in tanto anche grandi autori come Stanley Kubrick e Francois Truffaut, innalza un commovente messaggio relativo ai sogni vanno sempre perseguiti, per il proprio bene o quello degli altri.

Edito per la prima volta in blu-ray grazie a CG Entertainment (www.cgentertainment.it), il film viene proposto in alta definizione con un comparto extra comprendente due trailer, un breve making of, un altro delle musiche della durata di sedici minuti e un estratto di venti intitolato Lenin impara a volare.

 

 

Mirko Lomuscio