Per tutta la vita: immaturi… a nozze

Quattro coppie sono quelle che troviamo al centro di Per tutta la vita, diretto dal Paolo Costella che, regista di Tutti gli uomini del deficiente e Baciato dalla fortuna, è anche uno degli sceneggiatori dell’acclamato Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese. Il Paolo Genovese che, insieme allo stesso Costella e ad Antonella Lattanzi, è autore anche dello script di questa circa ora e quaranta di visione il cui plot, in fin dei conti, non appare altro che in qualità di variante di quello che fu alla base del suo Immaturi.

Perché, come in quel caso i protagonisti si trovavano a dover ripetere un esame di maturità risultato nullo, qui le coppie di cui sopra apprendono la non validità dei loro matrimoni a causa del fatto che il prete che le ha sposate non era un vero sacerdote, vedendosi costrette a tornare a pronunciare il fatidico “Sì”.

Coppie al cui interno, tra gli altri, troviamo proprio parte dei volti già presenti nel lungometraggio del 2011, da Ambra Angiolini, in questo caso madre di un bambino insieme ad un Fabio Volo che perde la testa per Euridice Axen, a Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, il primo compagno di Carolina Crescentini ma amante della dolce metà del secondo, ovvero Claudia Gerini. Mentre, anch’essi dalla tutt’altro che tranquilla vita sentimentale, a completare la combriccola provvedono Filippo Nigro e Claudia Pandolfi; al servizio di un’operazione che, mirata a ribadire oltretutto che la libertà di scegliere è la cosa più importante al mondo, intende affrontare la tematica della seconda volta filtrandola attraverso il tanto chiacchierato ostacolo della crisi.

Ma, a cominciare dalla inspiegabile presenza di diverse sequenze di doccia che neppure ai tempi delle scollacciatissime commedie sexy anni Settanta risultavano così abusate, non pochi sono gli aspetti che spingono a giudicare in maniera nient’affatto positiva Per tutta la vita.

In una fiacca vicenda che avrebbe sicuramente sfoggiato tutt’altro spessore, sia dal punto di vista tecnico che della verve generale, se fosse stata nelle mani di un Gabriele Muccino, sarebbe sufficiente notare come i personaggi portati sullo schermo siano interpretati da volti in età un po’ troppo avanzata per avere ancora a che fare con gravidanze e precariato lavorativo da ventenni.

Non si può poi fare a meno di notare come la sceneggiatura tenda a riciclare idee già sfruttate più volte (c’è anche lo speaker radiofonico, tanto per ricordare ancora Immaturi), rivelandosi del tutto banale, priva di sorprese… e incapace di emozionare perfino nella lunga sequenza delle cerimonie nuziali sulle note de La prima volta dei Negramaro, purtroppo solo patetica.

 

 

Francesco Lomuscio