La domanda vera non è se Roberto Vannacci piaccia. È perché una fetta del Paese — e una fetta del governo — reagisce come se fosse comparso un virus. Non un avversario. Un pericolo.
I numeri, intanto, hanno smesso di essere un rumor. Il sondaggio YouTrend per Sky TG24 del 4 settembre 2026 dà Futuro Nazionale al 7,9%. Quarta forza del Paese. Sopra Forza Italia, ferma al 7,1%. La Lega è al 4,4%. Fratelli d’Italia resta primo al 26,5%, ma la coalizione di governo senza Vannacci vale il 38,9%. Con lui, l’area di centrodestra sale al 46,8%. Swg, pochi giorni prima, aveva già certificato il sorpasso sugli azzurri: 7,5 contro 7,1. Non è più “vediamo a ottobre”. È già successo.
La paura, a questo punto, non è un incidente. È il prodotto. E ha due destinatari: il centrosinistra, che ha bisogno del mostro, e Giorgia Meloni, che vede i propri voti uscire dalla porta e entrare da un generale.

Il centrosinistra ha bisogno che resti un untore
A sinistra Vannacci non si discute. Si scomunica. Omofobo, razzista, fascista, “pericolo per l’Italia”: il copione è pronto prima della lettura. Non serve il programma. Basta l’etichetta. È il riflesso di chi ha governato anni di buonsenso a senso unico: confini che non esistono, sicurezza che è “percezione”, identità che è sospetta, famiglia che è un optional, e ogni domanda scomoda che diventa odio.
Il campo largo è un cartello di vetri e comunicati. Sul merito — strade, case, scuole, pronto soccorso, sbarchi — ha perso la parola. Allora gli resta il moralismo. Se Vannacci diventa un avversario normale, con cifre e proposte da smontare, crolla il monopolio di chi ha deciso quali opinioni sono civili. Un mostro si caccia dal salotto. Un concorrente al 8% si deve affrontare. E quella gente, in tv e nelle redazioni, non ha più l’abitudine di affrontare. Ha l’abitudine di denunciare.
Per questo lo spettacolo si schiera in coro. Non è coraggio. È comfort. Chi vive protetto dalla propria bolla può permettersi di chiamare “odio” ciò che per altri è la porta di casa. Quando la realtà entra in cucina, il vocabolario cambia. Vannacci parla a quella cucina. Il centrosinistra parla alla cucina degli altri, purché resti lontana.

Fa paura perché non chiede il permesso
Il libro, Il mondo al contrario, non è un saggio. È un pugno sul tavolo. Frasi che una parte d’Italia considera ovvie e un’altra considera intollerabili. «Cari omosessuali, normali non lo siete». La frase su Paola Egonu. Il tribunale di Lucca ha archiviato la diffamazione: inopportuno, non reato. In televisione la distinzione non esiste. O sei dalla parte giusta, o sei un caso umano.
Vannacci non usa il dizionario del dopo-2010. Dice normale e anormale, italiano e straniero, uomo e donna. Per chi ha costruito carriera su quel dizionario non è un dissenso. È un attacco all’ordine morale. E l’ordine morale, a sinistra, da anni sostituisce il governo della realtà.

Meloni lo teme perché ha lasciato un buco
Il secondo terrore è a Palazzo Chigi. Non lo dicono. Si vede dai sondaggi.
Chi nel 2022 ha votato Meloni per i porti, per i tagli all’immigrazione irregolare, per una destra che facesse la destra, oggi trova un governo che sta al tavolo europeo, manda fondi e armi, tratta la “destra sbagliata” come un imbarazzo e tiene in vita l’alleanza con un Forza Italia che guarda al centro. Il 59% degli italiani, nello stesso YouTrend, dà un giudizio negativo sull’esecutivo. Non è un dettaglio da talk. È il serbatoio da cui beve Vannacci.
I voti non arrivano da Marte. Arrivano da Lega e Fratelli d’Italia, da chi si sente tradito nelle aspettative. Salvini è al 4,4%. Gli azzurri, partito di governo e di ministeri, stanno sotto un movimento nato a febbraio. Meloni resta prima, ma il suo problema non è Schlein. È il pezzo di elettorato che le ha dato i numeri e ora cerca qualcuno che dica ancora le cose per cui l’aveva votata.
Per questo il generale è un rebus. Inglobarlo irrita Bruxelles e Tajani. Lasciarlo fuori può far perdere le elezioni. I suoi elettori, in larga parte, vogliono l’alleanza: non per fare gli antisistema, per spostare a destra una coalizione che di destra, su troppi capitoli, ha fatto poco. Meloni lo sa. E la paura, da quella parte, non è etica. È aritmetica.

Un militare, non un influencer
Non arriva da un talk. Arriva dalla Folgore. Il grado, in un Paese stanco dei partiti, funziona da certificato. Un comico si archivia. Un generale che pesca il 7,9% e scavalca il partito di Berlusconi è un problema di coalizione.
Immigrazione, sicurezza, stop agli aiuti a Kiev, natalità, assimilazione invece del multiculturalismo, meno poteri a Bruxelles. Si può essere d’accordo o no. Quello che non si può fare è fingere che sia un fantasma di quattro nostalgici. Se fosse un fantasma, Forza Italia non starebbe sotto e Palazzo Chigi non starebbe a fare di conto.

La paura utile
Vannacci fa paura a sinistra perché ha rotto il monopolio del lecito. Fa paura a Meloni perché le sta mangiando i voti di chi voleva una destra e ha trovato un governo. Fa paura a Forza Italia perché un partito senza Berlusconi sta perdendo la gara della rilevanza contro un generale senza ministeri. Fa paura, soprattutto, a chi ha bisogno che il nemico resti mostruoso. Un avversario si discute. Un mostro si scomunica. Ed è più comodo.
I sondaggi non sono urne. I generali in politica hanno già deluso. Resta una domanda scomoda: se un Paese ha paura di un uomo che dice in pubblico ciò che una parte dei cittadini dice in cucina — e se quella cucina sta smettendo di votare chi aveva promesso di ascoltarla — il problema non è solo l’uomo. È chi ha lasciato la cucina vuota.
Fonti nel testo: YouTrend–Sky TG24 4 settembre 2026 (ANSA); Swg–La7 1 settembre; fiducia governo 59% negativo nello stesso YouTrend.
https://www.instagram.com/roberto.vannacci.68