“Perfetti Sconosciuti”: intervista a Paolo Genovese

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E’ appena uscita ed è già in testa al Box Office, sto parlando della bellissima commedia di Paolo Genovese: ” Perfetti sconosciuti”, ecco i dati.

Primo incasso ieri 12 febbraio per “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese con 407.517 euro e 64.687 presenze, 2* “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino con 311.298 euro (46.290 presenze) e 3* incasso di ieri “Zoolander 2” di Ben Stiller con 169.013 euro (24.746 presenze).

Sono qui in compagnia di Paolo Genovese per commentare questo straordinario risultato.

Ciao Paolo, cosa pensi di questo primo grande successo al botteghino?

Ciao Alex, ovviamente ho provato una grande soddisfazione e tanta felicità, sopratutto perché ieri era una giornata difficilissima, c’era Sanremo e la partita della Roma, quindi siamo davvero strafelici, tra l’altro, anche tutti questi articoli che sono usciti sulle varie testate giornalistiche: “Genovese batte Tarantino, i 7 di Genovese superano gli 8 di Tarantino”, mi fanno sorridere e mi rallegrano, perché il parlare dei film italiani, che sono primi in classifica,  fa molto bene al cinema italiano. Succede così anche nello sport, non so se ti ricordi Azzurra; prima di allora la vela non era molto considerata, ma quando Azzurra ha incominciato a vincere, tutti sono diventati esperti di vela e questo succede anche al nostro cinema, quindi devo dirti che sono davvero tanto contento per il mio film e per il cinema italiano in generale. Tra l’altro, se consideri che in sala c’è anche Zoolander 2 che veniva dato come favorito, la mia soddisfazione è ancora maggiore. (sorride)

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Come nasce l’idea di fare questo film?

Guarda, l’idea nasce dalla voglia di raccontare la vita segreta delle persone, il senso del film e l’origine dell’idea è tutta nel sottotitolo, “Ognuno di noi ha tre vite: una vita privata, una vita pubblica e una vita segreta” che è una frase di Marquez che avevo letto e mi aveva colpito, penso che questo sia vero, credo che ognuno di noi abbia una vita segreta, che non racconta, che non vuole raccontare, che non può raccontare, per mille motivi, dal segreto più piccolo a quello più inconfessabile, pero c’è. E quindi, questo concetto mi ha stimolato l’idea di fare un film che trattasse appunto questo argomento. Chiaramente, dovevo trovare un punto di partenza per motivare il tutto, ed ecco quindi l’idea del cellulare, che come appunto si dice nel film  è diventato la scatola nera della nostra vita. Il tutto inizia con una semplice cena. Una cena con gli amici storici, gli amici di sempre, quelli con i quali si dividono tante esperienze della vita, quelli con i quali si gioca a calcetto, ecc ecc. Amici che si ritrovano seduti ad un tavolo per cenare con le rispettive mogli, ed è qui che la proprietaria di casa, ad un certo punto, propone uno strano gioco, “proviamo a mettere tutti i cellulari sul tavolo, lasciamoli accesi e vediamo quello che succede, leggiamo i messaggi, i whatsapp, e sentiamo le telefonate tutti insieme”.

Tra l’altro, la genialità sta anche nel fatto che il gioco non consiste nel leggere i messaggi arrivati in passato, che ovviamente potrebbero essere stati cancellati, ma bensì, in quelli che potrebbero arrivare, come dire: vediamo cosa succede d’ora in avanti, giusto?

Si Alex, infatti è proprio il fatto di leggerli e vederli in diretta che ha aumentato la tensione nel film, è come una Roulette Russa, nel senso che puoi non aver nulla, ma se invece hai qualcosa da nascondere, può uscire o non uscire fuori. Il film è interessante anche per questo suo aspetto thrilling, infatti ogni volta che arriva una telefonata o un messaggio, c’è un attimo di tensione perché conseguentemente potrebbe poi succedere qualsiasi cosa.

Paolo, una domandona (sorrido), ma tu credi che se nella realtà le coppie facessero il gioco del tuo film, ci sarebbero davvero tante rotture e separazioni?

Si, credo proprio di sì, chiaramente per affrontare questo tema, mi sono molto documentato, le statistiche dicono che la rete ha aumentato in maniera esponenziale le relazioni clandestine, ovviamente i moderni smartphone sono connessi continuamente ai vari social e questo facilita di molto il fatto che ci si possa conoscere ed incontrarsi, in conclusione, credo che davvero fare il gioco del film potrebbe diventare uno sfacelo per le coppie!

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Nel tuo film, i personaggi ammirano sul terrazzo una bellissima luna piena, che diventa protagonista di una straordinaria eclissi e sarà proprio durante questa eclissi che accadranno molte cose, raccontami un po’.

La luna ha una doppia valenza, sicuramente quella del passaggio del tempo, ma ovviamente non dico di più per non svelare il finale del film e dall’altro l’eclissi di luna è importante  per 2 motivi; il primo è perché capita una volta ogni tanto, come il fatto di essere scoperti dell’avere una doppia vita, o di far saltare dei rapporti di coppia, cosa che forse può capitare una volta sola nella vita. Il secondo motivo, è il significato dell’eclissi che si associa al tema del film, l’eclissi è qualcosa che copre, che oscura, che nasconde, così come il nostro smartphone, che in questo caso nasconde e copre dei segreti.

Nel tuo film, chi più, chi meno, ha qualche piccolo o grande segreto, che potrebbe compromettere tutto. L’unico rapporto sincero sembra essere quello tra padre e figlia, cosa pensi a riguardo?

Chiaramente il rapporto genitoriale è un rapporto viscerale, sul quale nella quasi totalità dei casi ci puoi mettere la mano sul fuoco. Il rapporto tra genitore e figlio è un rapporto che supera qualunque ostacolo, totalmente diverso da quello che può essere invece un rapporto di coppia, che può concludersi per diversi motivi.

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Ma non credi che in parte il tuo film sia anche un po’ cinico?

Certo, sicuramente è un film cinico, anche se non vuole necessariamente dire che tutta la società sia così, è un film che fotografa una parte rappresentativa della società, la parte più ipocrita, la parte più nascosta, anche se non tutti i personaggi del film sono negativi e non tutte le cose che si scoprono sono corna e tradimenti come magari qualcuno potrebbe pensare. La vita segreta non è solo questo, ma è anche altro, sono i tabù, sono le nostre paure, le nostre fobie, le cose che non raccontiamo e nel film scopriremo che le cose che nascondono i nostri personaggi, non sono solo amanti e tradimenti. Alla fine il bilancio è sicuramente amaro, anche se abbiamo almeno 2 personaggi estremamente positivi (n.d.r. ovviamente non verranno svelati), accanto a loro ci sono dei personaggi intermedi, che hanno solo dei piccoli segreti, che tutto sommato potrebbero anche essere accettabili e poi c’è ne sono un paio che invece ti lasciano il groppo alla gola, tanto sono negativi. Insomma, se ne esce con un campionario di umanità molto vario.

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Parlami della scelta del cast, dei protagonisti, come hai scelto i tuoi magnifici 7 ?

Guarda, principalmente è stato per la loro bravura, in questo film la sceneggiatura è tutto e quindi la recitazione, che è la capacità di mettere in scena una sceneggiatura è fondamentale. Volevo degli attori fuoriclasse, i protagonisti del film sono tra i migliori attori che abbiamo in Italia (della loro generazione), sicuramente c’è un discorso di bravura, dopodiché volevo lavorare con un gruppo inedito, anche se spesso mi accusano di voler lavorare sempre con gli stessi attori, non è così, si certo, avevo già lavorato con Giallini, così come con la Foglietta, ma accanto a loro che sono attori straordinari, volevo mettere attori con i quali non avevo mai lavorato, ma sopratutto, attori inediti nelle commedie, per esempio Alba Rohrwacher è la prima commedia che fa, Giuseppe Battiston è tantissimo che non lavorava in una commedia, come anche Valerio Mastrandrea, quindi l’idea di mettere insieme attori che non avevano mai lavorato in gruppo in questo genere di film,  mi sembrava che potesse creare una varietà interessante e molto funzionale, infine un’altra cosa che ci tengo a precisare, è quella, che ho voluto creare un cast non solo di attori romani, ma al contrario di creare un cast con attori provenienti da diverse aree geografiche, come Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak e come Giuseppe Battiston che è veneto.

Insomma un film non solo romano, ma Italiano.

Assolutamente Alex, ci tengo e rivendico questo, anzi, a volte nei miei film, mi capita spesso che mi fanno carinamente un complimento della serie: “Bello! Sembra un film americano”  riguardo a “Tutta colpa di Freud” oppure “Bello! Sembra una commedia francese” riguardo ad “Una famiglia perfetta”; ecco mi piacerebbe che mi dicessero: “Bello! Sembra una commedia italiana” (sorride).

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Hai diretto tantissimi film, tutti molto belli, ma come giudichi questa tua ultima creatura “Perfetti Sconosciuti” e come la piazzeresti in una tua ipotetica classifica?

Guarda, lo metto sicuramente tra quelli che mi piacciono di più, anche se come puoi immaginare per un regista i film sono quasi come dei figli e quindi non è mai facile dire chi o quale è meglio. Li ami in genere tutti, però quello che puoi invece misurare, sono le soddisfazioni che i film come i figli ti possono dare e devo dirti che “Perfetti Sconosciuti” ha avuto un riscontro incredibile, ma al di là del riscontro di pubblico che in genere ho sempre avuto, e al di là dei premi che ho vinto, questo ultimo film mi ha regalato un consenso unanime, anche e sopratutto da parte della critica. La cosa che mi rende entusiasta, è che questo film ha avuto critiche buone e critiche entusiaste e nessuna critica negativa. Questo, per noi che facciamo commedia è davvero importante, perché a volte c’è un po’ di diffidenza nei confronti di questo genere cinematografico, riuscire quindi, ad avere questo plauso trasversale per una commedia, mi fa felice, ma non solo per il mio film, ma per tutto il genere, perché trovo che la commedia sia un genere straordinario, con una forza narrativa, sociale e con una capacità di penetrazione nel pubblico anche su temi importanti, superiore a qualsiasi altro genere. A volte però, la commedia viene scambiata per il genere comico, ma non è così, è un altra cosa. La commedia spesso,  ha anche un po’ di dramma, si pensi ad esempio a “La grande guerra” che è un film straordinario dove però alla fine i protagonisti muoiono, così come “Il Sorpasso” che è una commedia esilarante e dove anche qui alla fine il protagonista muore, ecco, solo così riusciamo a comprendere quanto questo genere sia uno dei più completi e importanti del nostro cinema.

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Perché gli italiani dovrebbero andare a vedere “Perfetti Sconosciuti”?

Alex, ti rispondo così: perché il mio film è un frullatore di emozioni, nel film si ride tanto, ci si emoziona un po’, poi la risata diventa anche un po’ nervosa, un po’ fastidiosa, specialmente nel momento in cui magari riusciamo ad identificarci nei protagonisti, e alla fine si esce dalla sala con un nodo alla gola ed un crampo allo stomaco. Nel film, non è un caso che c’è un posto a tavola che viene lasciato vuoto, in realtà quel posto potrebbe essere riservato allo spettatore, che come ottavo commensale assisterebbe alla intera vicenda, così, in silenzio, sempre meno illuminato da una luna in eclissi!

Paolo, la nostra intervista si sta avviando al termine, prima di chiudere voglio farti i complimenti per la tua straordinaria carriera, ma sopratutto per questo tuo ultimo film, che ho visto da pochissimo e che ho trovato davvero molto, molto bello! Inoltre voglio lanciare con te un sondaggio che proporremo ai nostri lettori proprio in occasione di San Valentino, il sondaggio sarà questo: E tu lo faresti il gioco del film “Perfetti Sconosciuti”? 

Alex, grazie a te e a tutti i tuoi lettori, riguardo il sondaggio credo che sarà davvero interessante vedere le risposte che ti arriveranno.

Cari lettori, non mi resta quindi che invitarvi  a vedere il bellissimo film di Paolo Genovese “Perfetti Sconosciuti” e successivamente ad andare in alto sulla colonna di sinistra del nostro portale per partecipare al nostro sondaggio!

A proposito….Buon San Valentino a tutti!

Alessandro Cunsolo