Eccolo “Nuvole Animali Inesistenti”, ecco il nuovo lavoro di Patrizio Piastrache  firma un EP che vive di equilibrio instabile pur sembrando assai sicuro e solido nel suo suono di pop d’autore moderno: tra sogno e realtà, tra ciò che resta e ciò che sfugge. Pubblicato da Produzioni dal Bosco, il disco si muove come un racconto per immagini, potere visionario confermato anche dal bellissimo video del singolo “Le intermittenze” che tanto deve all’immaginario di Storm Thorgerson. Sono illusioni ma anche voli a planare, una bellezza che, secondo Piastra, è trasparente, senza filtri… forse senza regole anche. L’istinto impera…

Per Piastra cos’è per davvero la bellezza?
Ti direi l’istante in cui qualcosa ti colpisce senza filtri e prima ancora che tu abbia il tempo di giudicarla. È quella prima impressione sincera che arriva come un piccolo shock emotivo. Può essere un dettaglio fuori posto, un silenzio imprevisto, un’immagine casuale. La bellezza arriva quando qualcosa ti sposta.

E come sai d’averla raggiunta?
Quando sento il piccolo shock emotivo di cui sopra! Da quel momento avverto come se la canzone smetta di sembrare “progettata” e comincia a sembrare inevitabile. Nel momento in cui quello che ho tra le mani è un testo o una musica in cui mi rivedo completamente, penso di averla raggiunta.

Piacere a tutti o trovare la chiave personale: come gestisci questo equilibrio?
Secondo me è necessario sempre partire dalla chiave personale. Inseguire a tutti i costi un gusto esterno, porta a perdere spontaneità. Ovviamente questo è un principio che vale in ogni ambito in cui si propone la propria cosa “artistica”. L’onestà è qualcosa che va oltre il tempo e i numeri, oltre a farti sentire sempre in pace con te stesso, avendo la sicurezza di aver fatto la tua cosa giusta.

Che rapporto hai con estetiche e forme, anche nei tuoi video?
Le forme, per me, non servono a illustrare la musica, ma a espanderla. Nei video cerco atmosfere sospese, simboliche, un po’ sfocate, perché è così che immagino il mondo emotivo delle mie canzoni. Mi piace che l’estetica suggerisca qualcosa senza imporlo, come un linguaggio parallelo che lavora per sottrazione.

Quanto cambia la tua “forma canzone” quando cambi tu?
Cambia moltissimo. Ogni volta che vivo qualcosa di nuovo, la mia musica si sposta con me. Nuvole Animali Inesistenti è nato in un periodo di fragilità che di contro mi ha donato per un attimo una lucidità emotiva che mi ha permesso di arrivare dritto al punto di quello che volevo dire. Non cerco di stabilizzare uno stile: preferisco lasciare che le canzoni seguano i miei movimenti interiori.

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