C’è una bambina al centro di Incanto, e la sua voce – smarrita e poi ritrovata – diventa il cuore pulsante di un film che mescola poesia, dolore e meraviglia. Margot, dopo anni di silenzio e solitudine, rinasce grazie all’amore e alla magia del circo, luogo simbolico che si fa metafora di libertà ed espressione. Con questa opera prima, premiata al Kinéo come Miglior Opera Prima, il regista Pier Paolo Paganelli accompagna lo spettatore in un viaggio sospeso tra realismo e fiaba, guidato da interpreti come Vittoria Puccini e Giorgio Panariello, e segnato da un messaggio semplice ma potente: basta un po’ d’amore perché il talento e la vita possano rifiorire.

Il film mette al centro una bambina che ritrova la voce e la libertà grazie alla magia del circo. Da regista, cosa l’ha colpita di più di questa storia e cosa ha voluto trasmettere al pubblico attraverso il viaggio di Margot?
Il viaggio di Margot simboleggia la forza degli “ultimi”, molto spesso ci si scorda, nella nostra società, che basta un po’ d’amore per far sbocciare il talento nelle persone. Margot dopo anni di solitudine e soprusi, viene accolta con amore in un altra famiglia, infatti non per caso ricomincia a parlare ed ad esprimersi, torna ad esser una bambina felice capace anche di scegliere con carattere cosa fare della sua vita.
Il circo in Incanto diventa un luogo simbolico, quasi una metafora di rinascita e di appartenenza. Da dove nasce questa scelta narrativa e che valore ha per lei il mondo del circo?
Nasce da esperienze personali, il circo come metafora della magia che ritrovi nell’arte nella quale puoi esser libero di esprimere quello che hai dentro, c’è chi lo fa con la musica, chi con la pittura ecc. ecc. io ho scelto il linguaggio cinematografico.Ho scelto il circo anche perchè avendo fatto clownerie ho collaborato con alcuni circensi e penso che un autore debba attingere dalle sue conoscenze per esser più credibile nei suoi racconti.
Nel cast troviamo interpreti come Vittoria Puccini e Giorgio Panariello, che danno vita a personaggi molto diversi tra loro. Come ha lavorato con loro per costruire questa dimensione sospesa tra realismo e fiaba?
Il lavoro con gli attori è stato fatto con metodo qualche settimana prima.Mi avvalgo da tempo di Maria Chiara Giordani, una actor coach molto particolare sia nella preparazione che durante le riprese. lavoriamo dando agli attori degli strumenti su cui possano appoggiarsi come ad esempio un ricordo e un brano musicale per entrare con la giusta emotività nella scena, poi ovviamente gli attori ci mettono la loro disponibilità, il loro talento e la loro esperienza.Vittoria e Giorgio sono stati molto aperti e disponibili nei nostri confronti senza mai aver dei dubbi su quello che gli si chiedeva.
Con Incanto ha vinto il Premio Kinéo come Miglior Opera Prima. Quanto pesa per lei questo riconoscimento e in che modo segna un punto di partenza per la sua carriera da regista?
Diciamo che ogni premio aiuta sempre la propria autostima, per quello che mi riguarda vivo questo lavoro senza pensare che lo sia, capisco che ci sono dei codici per andare avanti ed uno di questi sicuramente sono i riconoscimenti.amo questo mestiere perchè mi permette di esprimere i miei pensieri, se poi si parla di me in senso positivo non può che farmi piacere ma non per un fatto narcisista ma solo per la possibilità che mi offre parlando ad un nuovo produttore per un progetto.Il mondo dello spettacolo va preso con molta leggerezza ci son attori o registi che han vinto l’Oscar e poi son stati dimenticati il giorno dopo, meglio star sempre con i “piedini” ben piantati per terra, per volare uso la mia fantasia nei miei film, spero futuri!!!

