Sebbene al timone di regia si trovi il Francesco Fei che, molto attivo nell’ambito dei videoclip, ha diretto documentari quali Segantini – Ritorno alla natura e Dentro Caravaggio, viene immediatamente precisato che Piero Pelù. Rumore dentro non è un documentario, né tanto meno un reportage o un biopic; bensì, in maniera molto semplice, un viaggio fuori dalle strade comuni.
Il viaggio nel mondo interiore dello storico frontman della band dei Litfiba, costretto a fermarsi, ritrovarsi, ricostruirsi e rigenerarsi dal momento in cui, durante una sessione di registrazione nell’Ottobre 2022, un incidente gli ha causato un danno permanente al nervo acustico, portando alla cancellazione del tour programmato, con il rischio di dover sospendere ogni attività artistica legata alla musica live.

Un danno con cui, da allora, combatte psicologicamente e che diventa parte importante di questa circa ora e venti di visione che, tra una Picasso e una A Satana, ce lo mostra anche alla guida di un camper verso l’annuale pellegrinaggio dei gitani a Saintes-Maries-de-la-Mer, in Camargue, in onore a Santa Sarah. Figura nei confronti di cui, lui che si dichiara ateo e agnostico, ha sempre sentito un’inspiegabile attrazione in quanto simbolo di tutti gli esclusi, tanto da tatuarsene il nome su entrambi gli avambracci. Man mano che apprendiamo che tutto ciò che ha voluto nella vita è stato non avere una carriera e che non sopporta lo star system e le star, preferendo essere un rocker.

E, in mezzo ad incontri con i Litfiba storici, la famiglia e gli amici di tutti i giorni, la macchina da presa di Fei lo immortala non solo alle prese con i controlli dell’udito, ma anche impegnato a scrivere l’album solista Deserti, dedicato, appunto, ai deserti interiori e legato anche al fatto che il buon Piero ami il deserto, che tocca spesso con mano recandosi in posti quali la Tunisia e il Marocco. Oltre che impegnato a visionare una videoregistrazione vhs dei propri genitori, perché Piero Pelù. Rumore dentro si arricchisce anche di materiale proveniente dallo sconfinato archivio in pellicola e su nastro magnetico prodotto dal simpatico protagonista dagli albori del suo viaggio musicale fino ad oggi.

Viaggio iniziato negli anni Ottanta in una cantina di Firenze e che lo ha portato nel tempo a sfornare i pezzi mitici che conosciamo; diversi dei quali, da Apapaia a El diablo, passando per Proibito, presenti qui all’interno della colonna sonora. Come pure la travolgente Novichok e la Maledetto cuore che ascoltiamo attraverso immagini provenienti dal concerto del 1° Maggio 2024. Al servizio di un ritratto piuttosto intimo in salsa road movie di uno dei più importanti personaggi della scena rock tricolore, il quale non manca neppure di accennare alle guerre nel mondo odierno e di definire “inno pacifista” la Il mio nome è mai più che cantò insieme a Jovanotti e Ligabue. Personaggio per il quale Piero Pelù. Rumore dentro sembra quasi rappresentare, in conclusione, una confessione terapeutica in fotogrammi in cui ci lascia tranquillamente apprendere come, al fine di curare la forte depressione conseguita all’acufene, trova la via della rinascita nella sua musa di sempre: la musica, che secondo lui si cerca ma non va a comando, sgorga per andare dove vuole.
