Pinocchio: Collodi secondo Zemeckis

Dopo averlo diretto in Forrest Gump, Cast away e Polar express, Robert Zemeckis cala il premiatissimo Tom Hanks nei panni del solitario intagliatore e orologiaio vedovo Geppetto in Pinocchio, mix di CGI e live action atto a rivisitare la intramontabili favola scritta nel XIX secolo da Carlo Collodi.

Per la precisione, un rifacimento del Pinocchio animato che casa Disney sfornò nel 1940 e di cui vengono bene o male riproposti fedelmente sia la linea narrativa riguardante il consueto burattino in legno dal naso allungabile a suon di bugie impegnato nel suo percorso di crescita tempestato di insidie che i numeri musicali, con l’aggiunta di qualche nuova canzone appositamente scritta da Alan Silvestri e Glen Ballard.

Un rifacimento il cui protagonista possiede nella sua versione originale la voce del televisivo Benjamin Evan Ainsworth, che va ad affiancare, tra le altre, quella di Joseph Gordon-Levitt, il quale doppia il Grillo parlante destinato a fare da vero e proprio spirito guida alla oltre ora e quaranta di visione.

Una oltre ora e quaranta di visione che, tra immancabili Mangiafoco, Lucignolo e Gatto e Volpe, come era già stato annunciato tira in ballo una Fata Turchina di colore interpretata da Cynthia Erivo, contribuendo soltanto ad alimentare le tipiche polemiche (giuste) atte a contrastare le molto poco condivisibili imposizioni del politically correct sulla Settima arte del terzo millennio.

Fortunatamente, però, si tratta di un personaggio che viene sfruttato al minimo (chissà perché, poi) all’interno di un’operazione che spinge in un primo momento lo spettatore a chiedersi quale possa essere la sua effettiva utilità.

Nient’altro che l’intento di riproporre alle nuove generazioni l’immortale fiaba attraverso le sempre più moderne ed elaborate tecniche di racconto per lo schermo, in questo caso opportunamente attualizzata lanciando frecciatine al sempre più dilagante desiderio di fama accentua tosi in maniera a dir poco pericolosa nell’era dei social network.

Perché il messaggio che giustamente questo Pinocchio intende trasmettere al pubblico dei giovanissimi (e non solo) mira a ribadire che non conta ciò di cui siamo fatti, bensì quel che abbiamo nel cuore.

E Zemeckis, pur lontano dai fasti del mitico Ritorno al futuro e del sopra menzionato Forrest Gump, sebbene si cimenti con materiale rimasticato in ogni maniera in quasi centotrent’anni di fotogrammi in movimento riesce nell’impresa si rendere il tutto coinvolgente grazie al buon ritmo generale e ad un’atmosfera aleggiante tra il gradevole fanta-spettacolo per ragazzi e un certo retrogusto horror.

Si pensi solo al momento del passaggio nel Paese dei balocchi e alla situazione pre-epilogo con la balena, quasi degna di quelle sfoggiate in diversi monster movie.

Disponibile su Disney+.

 

 

Francesco Lomuscio