Pop Black Posta: mistero all’ufficio postale

Un ufficio postale. Sei clienti in fila allo sportello. Un’impiegata (impersonata dalla vincitrice del David di Donatello Antonia Truppo) rimasta da sola a gestire la clientela. Ma sarà davvero una casualità il fatto di essere rimasta da sola? Per scoprirlo, è sufficiente attendere solamente qualche minuto.

Questo è l’incipit di Pop Black Posta, per la regia di Marco Pollini. Un lavoro realizzato con un bassissimo budget, ma che, tuttavia, riesce alla perfezione a sfruttare i mezzi a disposizione, dando vita ad un intrigante thriller al cardiopalma, in cui ognuno dei personaggi viene messo a turno davanti a una sorta di “banco di prova”.

L’elemento maggiormente interessante in Pop Black Posta è, indubbiamente, una sceneggiatura di ferro, con dialoghi serrati e ben calibrati e, soprattutto, che prevede un riuscito crescendo di tensione, man mano che ci si avvicina al finale.

Con una regia agile e lucida, dunque, lo spettatore viene immediatamente coinvolto in questa vicenda tanto intricata quanto misteriosa in cui nessuno sembra essere realmente innocente. Chi sarà la misteriosa impiegata dell’ufficio postale? E per quale motivo i clienti si trovano in questa assurda situazione? Per scoprirlo, basta lasciarsi trasportare per circa un’ora e mezza, avendo l’impressione che siano passati, in realtà, soltanto pochi minuti.

L’idea di base sembra, a tratti, volerci ricordare i film della fortunata saga thriller horror Saw, ma, al contempo, il film manifesta una propria, ben marcata identità. Pop Black Posta, infatti, non vuole essere un prodotto citazionista, ma, seguendo la propria strada, dimostra, nel suo piccolo, di non avere nulla da invidiare a produzioni realizzate con un budget molto più alto, facendo a meno anche di elaborati effetti speciali o truculente sequenze splatter.

In sintesi, un’operazione che si classifica indubbiamente come una piccola chicca all’interno del panorama cinematografico indipendente, a dimostrazione del fatto che, quando si hanno le idee giuste, possono venire fuori cose davvero interessanti.

 

 

Marina Pavido