Napoli vista con gli occhi di un’artista, quelli di Trudie Styler, affermata attrice e autrice britannica, residente in America, che nel documentario Posso entrare? An Ode to Naples racconta la città.
Sposata da tanti anni con il cantante Sting, Trudie conosce bene l’Italia.
Da tempo, infatti, la coppia possiede una tenuta in Toscana che è diventata la loro seconda casa e ha voluto osservare e raccontare luoghi, persone e storie di Napoli, partendo dal rione Sanità.
Non manca Sting, con la sua musica, e una suggestiva esibizione dal vivo nel carcere di Secondigliano, grazie al progetto Metamorfosi dove il lego delle assi rotte dei barconi di migranti morti nel mediterraneo diventano chitarre e strumenti di libertà.
Vedendo le prime immagini della pellicola, si potrebbe pensare all’ennesimo film “musicato” sul capoluogo partenopeo.
Del resto Clementino in un divertente e geniale rap condensa i quasi tremila anni di questa metropoli, tra grafiche, disegni e un tuffo a Spaccanapoli, seguito dalle vedute del Rione Sanità. Il documentario è molto di più di un’opera come Passione di Turturro, a ben vedere.

POSSO ENTRARE, UN ODE A NAPOLI
L’ode del titolo è quella composta dal poeta inglese Shelley in onore di Napoli, meta prediletta e obbligatoria dei gran tour di Settecento e Ottocento.
La domanda “Posso entrare” riguarda il viaggio lento e deciso della regista, la quale fa visita a case, chiese, persone comuni, artisti e attori, cantanti e politici
C’è Don Antonio Loffredo che spiega il lavoro nel quartiere un tempo dei nobili, e poi declassato a rione popolare e malfamato dopo la costruzione del ponte borbonico della Sanità, per collegare Palazzo Reale alla Reggia di Capodimonte.
Quello stesso ponte salvato da una donna durante l’occupazione nazista di Napoli, unica e sola città in Europa a liberarsi dai tedeschi con le sue famose Quattro Giornate.
Il drone vola spesso sulla città per portare lo spettatore da un angolo all’altro, alla ricerca di quei buoni esempi di resilienza metropolitana.
Uno di quelli che è rimasto a Napoli è l’attore Francesco Di Leva, che racconta l’esperienza del Teatro NEST di San Giovanni a Teduccio, periferia orientale della città.
E poi c’è Roberto Saviano pronto a ricordarci la sua vicenda umana e letteraria dopo Gomorra, ma anche lo street artist Jorit, giusto per citare due personaggi divisivi, nel bene e nel male.
Soprattutto il secondo, dopo le polemiche per la sua posizione sulla guerra in Ucraina fin dalla crisi del Donbass, e dopo le parole dedicate a Putin, abbraccio compreso sul palco di Sochi per un festival di street art e murales in Russia.
POSSO ENTRARE, UN VIAGGIO NELLA RESILIENZA
Al netto di qualche stereotipo, il film della Styler, uscito in sala a novembre 2023 e dissolto nei meandri della distribuzione italiana, è una sincera lettera d’amore a Napoli come solo uno straniero saprebbe scriverla.
Fotografa l’arte di arrangiarsi e l’amore puro che vive ancora a due passi da un banchetto di caldarroste.
Perché molto spesso c’è bisogno, nell’ottica di straniamento, di un occhio esterno per mettere a fuoco meglio, prendere le misure e stabilire le coordinate esistenziali di un luogo denso di simboli, tradizione, Storia, cultura e identità.
Senza dimenticare gli innegabili problemi, le difficoltà e tutte le questioni ancora irrisolte allo stato attuale (camorra, disoccupazione).
ALESSANDRA CLEMENTE NEL FILM
L’ex assessore napoletana Alessandra Clemente, consigliera comunale a Napoli nell’attuale consiliatura, figura tra gli intervistati.
Toccante il suo ricordo e la testimonianza come figlia di una vittima della camorra, al netto di qualsiasi posizione politica si voglia scegliere davanti all’ultimo candidato sindaco donna di questa città, nonché assessore nel doppio mandato dell’ex primo cittadino De Magistris.
“Ha letto di me in un articolo del Guardian – ricorda la Clemente -. Mi è venuta a cercare. Voleva lo sguardo di chi ha subito un crimine e ha deciso di reagire non con la vendetta personale ma con l’impegno civile. È stato un incontro potente, lei ha una grandissima carica umana! Ancora oggi colgo l’occasione per ringraziarla, come donna, come napoletana“, confida Alessandra.
“Senza mai cadere in stereotipi, Trudie riesce a mostrare bellezza e fatica della nostra città unica al mondo. Una città viva, brulicante, chiara e scura, l’ha definita l’autrice, che alla fine del suo lavoro si è spinta a dichiarare: New York è finita, il futuro è a Napoli”, conclude la politica Clemente.


[…] di quelli che è rimasto a Napoli è l’attore Francesco Di Leva, che racconta l’esperienza del Teatro NEST di San Giovanni a […]