Pur muovendosi tra metalcore, punk, pop e influenze elettroniche, “Woman On My Mind” resta un album profondamente umano. L’aggressività sonora convive con una vulnerabilità esplicita, trasformando la rabbia in linguaggio emotivo e la fragilità in atto di coraggio.

Quanto è stato difficile esporre una fragilità così esplicita all’interno di un genere spesso associato alla forza? Oramai bisogna andare oltre gli stereotipi?

Negli ultimi anni si è già vista un’evoluzione importante in questo senso, e questo ha reso il percorso molto più naturale anche per noi. Il metalcore o anche il metal in generale, ha iniziato da tempo a lasciare spazio a forme diverse di espressione emotiva, dove forza e vulnerabilità non sono più in contraddizione. Per questo parlare di fragilità, dipendenza emotiva o consapevolezza non è stato un gesto forzato, ma una conseguenza naturale del modo in cui oggi viviamo e ascoltiamo questo genere. In Woman On My Mind l’aggressività diventa semplicemente uno dei linguaggi possibili per raccontare qualcosa di profondamente umano.

Pensate che il metalcore abbia compiuto una nuova ascesa? Chi sono i vostri ispiratori?

Pensiamo che il metalcore stia vivendo una fase molto interessante, soprattutto perché ha smesso da qualche anno di avere paura di contaminarsi. Oggi c’è più libertà, più attenzione all’atmosfera e all’emozione, non solo all’impatto. Band come Bad Omens, Sleep Token o Dayseeker hanno dimostrato che si può essere pesanti e allo stesso tempo estremamente emotivi, senza perdere identità. Non si tratta di copiare un suono, ma di sentirsi legittimati a esplorare zone più intime senza rinunciare alla forza.

C’è un brano dell’album che sentite più “pericoloso” emotivamente per voi?

Sicuramente Woman On My Mind. È il brano che espone di più, perché non offre una vera distanza emotiva. Anche quando lo proviamo in saletta si sente tutta la sua pesantezza: soprattutto nei secondi finali, tra il breakdown e il ritornello, c’è un momento in cui ti svuoti completamente. È sempre un passaggio molto particolare da vivere, perché non è solo intenso a livello musicale, ma anche emotivo. Ogni volta ti riporta in uno stato preciso, ed è proprio questo che lo rende uno dei pezzi più importanti e delicati dell’album.

Che tipo di ascoltatore immaginate quando pensate a “Woman On My Mind”? Cosa vorreste dire al pubblico?

Non immaginiamo un ascoltatore ideale, ma una persona che si prende il tempo di ascoltare davvero. Qualcuno che magari non sta vivendo un momento semplice, o che riconosce certe sensazioni anche senza bisogno di spiegazioni. Non vogliamo dare risposte o soluzioni, ma far sentire chi ascolta meno solo in quello che prova. Se l’album riesce anche solo a fare compagnia in un momento difficile, allora ha già fatto quello che doveva fare.

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