Premio Maison des Artistes alla Sapienza, un viaggio tra musica, cinema, scienza e impegno sociale che celebra l’Italia del talento e della cultura

Roma ha il dono di sorprendere quando meno te lo aspetti. E quando il sipario della sua università più antica, La Sapienza, si apre per accogliere la XIII Edizione del Premio Internazionale Medaglia d’Oro Maison des Artistes, la città sembra ricordare a tutti che l’Italia non è soltanto un Paese di memorie, ma una terra che continua a produrre cultura, coraggio e meraviglia.

La serata si è consumata, come da tradizione, nell’Aula Magna come in un racconto che scorre fluido, tra volti noti, giovani prodigi e professionisti che, nel silenzio del proprio lavoro, costruiscono progresso, futuro e speranza.

“Non un semplice premio, ma una celebrazione di vite che parlano attraverso le loro opere.”

L’atmosfera, sin dal primo ingresso, era quella delle grandi occasioni. Un pubblico assorto, elegante, pronto a lasciarsi trasportare da un mosaico di emozioni. A fare da bussola, la conduzione garbata e brillante della giornalista Paola Zanoni volto noto della cultura capitolina.

La presentazione del Presidente dell’Associazione Maison des Artistes, Dr Eugenio Morgia, e della storica dell’arte dott.ssa Viviana Normando responsabile eventi della Maison des Artistes, in rappresentanza del Consiglio Direttivo, ha fissato sin da subito il baricentro istituzionale della serata. Un intervento chiaro, diretto, che ha ricordato come l’associazione, ora nella nuova forma APS, abbia scelto di ampliare con decisione la propria missione culturale.

L’evento ha goduto del patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura – e del Coordinamento per la Giornata della Memoria. A sottolinearne il valore istituzionale sono intervenuti l’on. Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, e il dott. Andrea Catarci, in rappresentanza dell’Assessorato alla Cultura, portando entrambi un saluto significativo.

Poi, come un soffio d’aria che spalanca le finestre, è arrivata la musica. La Banda dell’Aeronautica Militare, diretta dal Maestro Magg. Pantaleo Leonfranco Cammarano, ha trasformato l’Aula Magna in una sala sinfonica.

L’Inno di Mameli, sempre capace di toccare corde profonde, è risuonato in un crescendo che ha unito storia, orgoglio e sentimento, mentre i brani eseguiti hanno confermato la disciplina e l’armonia di una delle eccellenze musicali del Paese. Il Maggiore Cammarano ha ricevuto una targa ricordo, ma il vero omaggio è arrivato dagli applausi spontanei del pubblico.

Pur senza togliere nulla al valore degli altri premiati, è naturale che lo sguardo cada con maggiore intensità su chi appartiene al mondo dello spettacolo: attori, musicisti, registi, voci che da sempre accendono l’immaginario collettivo.

La serata ha poi preso la forma di un intreccio di vite e di stili. Tony Renis, leggenda della musica italiana, è salito sul palco con quella naturalezza che appartiene solo a chi ha attraversato la storia restando sempre un passo avanti. Nessuna posa, nessuna costruzione: solo un artista che si racconta.

E quando, dopo infinite insistenze, ha intonato “Quando, quando” con il Maestro Agostino Penna, l’Aula Magna si è trasformata per un istante in un club degli anni d’oro, uno di quei momenti irripetibili che appartengono più alla memoria che allo spettacolo.

L’intensità si è spostata poi verso Gianluca Terranova, tenore tra i più solidi della nuova scena lirica. Reduce dalla tournée della Turandot, ha portato in sala non solo la voce, ma quel peso specifico che distingue un interprete da un protagonista. Nel suo omaggio musicale ha coinvolto tutti i musicisti presenti in sala, persino la moglie, trasformando il momento in un abbraccio collettivo.

Il soprano Chiara Taigi, con una Ave Maria limpida e verticale, ha poi completato il passaggio dall’opera alla pura emozione: in platea il silenzio era quasi fisico.

Tra i picchi più sorprendenti, il giovanissimo Giulio Ginobi, dodici anni e una maturità che sfida la logica. Non il classico “bambino prodigio”, ma un talento strutturato, consapevole, già riconosciuto dagli addetti ai lavori. Le sue note non sembravano eseguite: sembravano confidate. Gli sguardi tra i professionisti in sala parlavano chiaro — un nome da segnare oggi per non inseguirlo domani.

A rafforzare la qualità musicale, il duo pianistico Barbara & Claudia, due interpreti che hanno trasformato il pianoforte in un organismo unico, dimostrando una sintonia rara. Eleganza, precisione, naturalezza: l’equilibrio che distingue i talenti dagli artisti compiuti.

Il Premio è anche cinema, e l’ingresso di Milena Vukotic lo ha dimostrato con la grazia che l’ha resa una delle figure più preziose dello spettacolo italiano. Nessuna celebrazione sterile: la sua presenza è stata una lezione vivente di stile.

Accanto a lei, Federico Moccia ha portato la vitalità narrativa di chi ha segnato intere generazioni. Amato, discusso, centrale: un autore che non passa mai inosservato.

Sul versante più umano, Luca Chikovani ha regalato uno dei momenti più veri della serata. Con la sincerità di chi conosce il dietro le quinte del successo, e da attivista dei diritti umani nei territori di guerra, ha raccontato il suo impegno in Ucraina. Il suo messaggio, nel mondo dello spettacolo, suona come un manifesto: evitare l’illusione della fama rapida e costruire la propria identità con la stessa cura con cui si costruisce un’opera.

Il premio ha anche aperto una finestra sulla divulgazione scientifica, grazie al fisico Valerio Rossi Albertini, che ha affrontato con precisione e chiarezza il tema dell’intelligenza artificiale e della necessità di democratizzarne la conoscenza. Ha parlato senza tecnicismi inutili, con la consapevolezza che il progresso, per essere tale, deve appartenere a tutti.

Non meno intensi gli interventi dei medici premiati: il gastroenterologo di fama mondiale Luc Colemont, impegnato nella prevenzione del cancro al colon; il chirurgo toracico Daniele Diso, specialista nei trapianti polmonari; il cardiologo Vincenzo Montemurro, che unisce la scienza alla divulgazione per tutelare la salute dei giovani. Ognuno ha portato un pezzo di vita, un frammento di impegno che va oltre la professione.

Molto sentita la presenza dell’Associazione Italiana Dislessia con la presidente Silvia Lanzafame, che ha ricordato come l’inclusione non sia un concetto astratto ma un lavoro quotidiano fatto di ascolto, supporto e diritti. L’emozione è cresciuta ancora con la lectio umana della professoressa Maria Rita Parsi, che ha affrontato il tema delicatissimo della salute mentale con parole essenziali, dirette, necessarie affermando che:

«Serate come queste hanno il potere di migliorare la salute mentale.»

Io, nel ringraziare la Prof.ssa Parsi, aggiungo che partecipare a eventi culturali è un modo per respirare meglio: ti rimette in moto, ti riaccende, ti ricorda chi sei davvero.

A chiudere il quadro, la Cultura della legalità rappresentata dal dirigente della Polizia di Stato Fabrizio Cesari, figura chiave nei programmi nazionali di sicurezza interna e nel dialogo tra Italia ed Europa. Il suo intervento ha ricordato che la legalità non è solo un valore, ma una responsabilità collettiva.

Il Premio Maison des Artistes, anno dopo anno, ha costruito una propria identità precisa: non premia solo la fama, ma l’impegno; non guarda solo allo spettacolo, ma alla sostanza; non cerca la celebrazione sterile, ma la testimonianza viva. È un evento in cui professioni, generazioni e linguaggi diversi si incontrano nel nome della bellezza, della cultura e della crescita sociale.

Quando la serata si è avvicinata alla conclusione, l’Aula Magna aveva il sapore delle grandi occasioni riuscite: pubblico coinvolto, ospiti emozionati, applausi sinceri. E mentre le luci si abbassavano lentamente, l’impressione era quella di aver partecipato non solo a un premio, ma a una dichiarazione d’amore per l’Italia che crea, che studia, che cura, che insegna, che sogna. Un’Italia che merita.

«In un mondo ideale ogni premio sarebbe puro, trasparente, immune da ogni deviazione. Qui ho visto un passo in quella direzione: abbastanza sincero da farmi credere che la cultura, quando vuole, sa ancora scegliere con il cuore.»

Il prossimo appuntamento è già atteso, con la promessa di nuove sorprese, nuovi talenti, nuove storie da raccontare. Perché eventi come questo non si limitano a premiare: accendono scintille. E a Roma, certe scintille diventano luce lunga.

Il video della serata sarà reso disponibile a questo link, così che ognuno possa rivivere quell’atmosfera e lasciarsi attraversare dalle stesse emozioni.

Dino Tropea Mondospettacolo.com Roma

Di Dino Tropea

Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza. Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale. Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.

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