Il nuovo singolo di Sasà V, “Promesse e veleno”, è una riflessione profonda sulla solitudine moderna e sull’impossibilità di trovare stabilità nelle relazioni. Un brano che mescola malinconia e disillusione, catturando la poesia di amori che nascono e muoiono in un istante. La canzone dipinge la fragilità dei sentimenti, trasformando ogni incontro fugace in un’illusione necessaria per sopravvivere.
“Promesse e veleno” nasce da un’osservazione della modernità. In che modo la tua esperienza personale ha influenzato il contenuto del brano?
“Promesse e veleno” nasce da un bisogno profondo di osservare il modo in cui oggi ci leghiamo agli altri spesso in modo frammentato, provvisorio, impaurito. La mia esperienza personale ha inciso molto: ho vissuto storie che sembravano salvezze, ma erano solo ripari temporanei. In quei momenti mi sono accorto che ci si aggrappa a qualcuno non per amore, ma per paura del vuoto. Da lì è nata la canzone: un tentativo di mettere in musica una verità scomoda, ma comune
L’immagine del mare e della spiaggia nel videoclip è estremamente potente. C’è una connessione tra questa scena e un’esperienza personale che hai vissuto?
Il mare e la spiaggia all’alba nel videoclip sono un’immagine che mi porto dentro da anni. Ho attraversato momenti difficili proprio guardando il mare, seduto da solo sulla sabbia, in silenzio. Quella scena è un riflesso: lo spazio aperto rappresenta la libertà, ma anche l’abbandono. È una cornice di malinconia, ma anche di rinascita. Come se tutto potesse ricominciare da lì
Parli di relazioni come antidoti temporanei alla solitudine. Come pensi che la solitudine possa essere affrontata nella società odierna?
Credo che oggi la solitudine sia ovunque, anche quando siamo connessi. La affrontiamo spesso nascondendola, riempiendo il silenzio con rumore o relazioni di passaggio. Ma forse bisognerebbe imparare a starci dentro, ad ascoltarla. La musica, per me, è stato quel rifugio: scrivere è come parlarsi quando nessuno ascolta. È un modo per rendere la solitudine abitabile
Qual è la parte più personale di questa canzone per te? Cosa ti emoziona ogni volta che la ascolti o la esegui?
La parte più personale del brano? Per me è “cercavamo la salvezza in un bicchiere senza fondo”. In quelle parole c’è tutta la stanchezza, il desiderio e la confusione di chi ha provato a riempire un vuoto con ciò che non poteva davvero colmarlo. Ogni volta che le canto, sento di mettere a nudo una parte fragile di me: è come rivivere quella sete d’amore travestita da bisogno. Ma dar voce a quella ferita significa anche darle dignità. È il mio modo per dire: “Sì, ho cercato salvezze sbagliate. Ma ora so che l’amore vero non affonda, non disseta a metà. Si riconosce, non si rincorre.”
Cosa c’è nel futuro di Sasà V, sia a livello musicale che personale, dopo “Promesse e veleno”?
Dopo Promesse e veleno, mi porto dietro la voglia di continuare a raccontare ciò che non si dice a voce alta. Musicalmente sto lavorando a nuovi pezzi che esplorano altri lati dell’emotività, con sonorità intime ma contemporanee. A livello personale, spero di restare fedele a ciò che sento, anche quando fa paura. Perché è lì che nasce tutto: dal coraggio di essere fragili.
In più, a settembre-ottobre dovrebbe uscire un nuovo brano che segna un ulteriore passo in questo percorso di introspezione e ricerca sonora


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