Di Alessandra Roggia per Mondospettacolo.com
Il caso che ha coinvolto Fatima Bosch, Miss Messico 2025, è diventato una delle pagine più discusse dell’ultima edizione di Miss Universe.
Tutto è iniziato durante un briefing ufficiale, quando un video trasmesso sui canali dell’evento ha mostrato Nawat Itsaragrisil, Direttore Esecutivo della Miss Universe Organization, rivolgersi alla concorrente con toni durissimi.
Nel filmato, Itsaragrisil contesta a Bosch di non aver partecipato a un’attività promozionale, ma il rimprovero si trasforma rapidamente in un attacco personale: interrompe più volte la concorrente, le impedisce di esporre la propria versione dei fatti e arriva a definirla “dumb”, “stupida”, davanti a tutte le altre partecipanti. A un certo punto chiede anche alla sicurezza di accompagnarla fuori dalla sala.
La solidarietà delle altre concorrenti.
Quando Fatima Bosch decide di lasciare la sala dopo l’attacco verbale, non è sola. Una dopo l’altra, diverse concorrenti si alzano e la seguono, compresa la Miss Universe allora in carica, la danese Victoria Kjær Theilvig.
Non ci sono divisioni interne, né ambiguità: il gruppo si compatta intorno a Fatima, riconoscendo l’ingiustizia del trattamento ricevuto.
Questo gesto collettivo diventa il momento simbolico dell’intera vicenda: la dimostrazione che il rispetto non è negoziabile e che, di fronte a un abuso, la solidarietà femminile può diventare più forte di qualunque gerarchia.
La presa di posizione ufficiale
La direzione del concorso interviene poco dopo.
Il presidente Raúl Rocha definisce il comportamento di Itsaragrisil come “un abuso serio” e comunica pubblicamente che il dirigente non avrebbe più preso parte alle attività principali dell’evento.
Itsaragrisil, messo di fronte alla portata della polemica, rilascia delle scuse pubbliche. Ma l’eco dell’episodio continua, perché il video ha mostrato un modo di esercitare l’autorità che molti hanno ritenuto inaccettabile.
La rivincita di Fatima Bosch
Il finale della storia è conosciuto da tutti: Fatima Bosch viene incoronata Miss Universe 2025. La stessa giovane donna che era stata umiliata in una riunione ufficiale diventa la vincitrice assoluta del concorso.
La sua vittoria assume un valore simbolico molto più grande della corona: è la dimostrazione che un attacco non definisce una persona e che la dignità può resistere anche sotto pressione, restando l’unico terreno su cui nessuno può prevalere.
Un caso che parla al 25 novembre
La vicenda si collega in modo naturale alla Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, celebrata il 25 novembre.
Ciò che è accaduto a Fatima non è stato un episodio fisico, ma una forma chiara di violenza psicologica e verbale: un attacco alla dignità, un tentativo di sminuire una donna di fronte a un gruppo, un uso improprio dell’autorità.
È una dinamica purtroppo diffusa in tanti ambiti, non solo nello spettacolo: luoghi di lavoro, contesti professionali, relazioni asimmetriche in cui la parola diventa arma.

Nella foto l’autrice dell’articolo “Alessandra Roggia”
La vicenda di Fatima Bosch ricorda quanto la violenza psicologica sulle donne possa manifestarsi anche attraverso gesti apparentemente “professionali”: parole che umiliano, toni che intimidiscono, abusi di ruolo esercitati per zittire o sminuire. È una forma di violenza spesso invisibile, ma capace di lasciare segni profondi. Riconoscerla — anche quando emerge in contesti pubblici e strutturati — significa non accettarla come normale e ricordare che il rispetto non è mai negoziabile.