Quattro film d’autore in cerca di audience: con Movies Inspired tornano al cinema in edizione restaurata Control, Crash, Dead man e Caravaggio

La casa di distribuzione Movies Inspired, dopo aver portato quattro film art-house in prima visione (Gamberetti per tutti, Vulnerabili, L’anno che verrà e Nel nome della terra), fa di nuovo pokerissimo sul terreno dell’ardua ma affascinante autorialità. Convincendo gli esercenti a proiettare nel buio della sala, in un momento che a dir poco esula dall’ordinario, dei cult movie restaurati per molti aspetti straordinari: Control, Crash, Dead man e Caravaggio.

A partire dal 16 luglio 2020, i cinefili avvezzi a eleggere i registi in possesso di una cifra stilistica peculiare ed emblematica ad autori con la “a” maiuscola troveranno pane per i loro denti. Sempre se vorranno ripetere l’esperienza delle visioni precedenti passando, perlomeno quelli nel pieno dell’età verde, dal mercato secondario al mercato primario di sbocco.

La regìa del discontinuo Anton Corbijn, che ha poi smarrito il carattere d’ingegno creativo dirigendo il deludente The american con George Clooney, in Control risulta davvero ispirata. L’appassionante parabola del talentuoso ma fragile cantautore britannico Ian Curtis non necessita l’ausilio dei divi del grande schermo. L’egemonia del tran tran giornaliero sull’inane ridondanza espressiva al servizio dei miti della musica leggera coglie nel segno. All’efficace ed evocativa colonna sonora, impreziosita da David Bowie e Iggy Pop nelle vesti dei pesi massimi, corrisponde l’assoluta dote di scrivere con la luce. Le ombre e gli slanci del manager che lanciò i Joy Divsion, impersonato dall’empatico Toby Kebbell, traggono infatti molta linfa dall’opportuna fotografia in bianco e nero.

Al visionario per eccellenza David Cronenberg i contrasti chiaroscurali non servono per seguire le orme di David Wark Griffith. In Crash, trasposizione dell’omonimo romanzo scritto dal vispo James G. Ballard nel 1975, l’adattamento alle apprensioni a rischio degli anni Novanta serve ad abbinare Thanathos ed Eros al lato oscuro del Male e al controcampo luminoso della virtù. Il fascino dell’azzardo ai limiti della sostenibilità, connesso al piacere naturale del sesso praticato dal protagonista col volto perbene di James Spader, travalica i luoghi comuni sul rapporto tra amore e odio. Lo stile dell’autore divenuto celebre con l’horror spurio La mosca costeggia ancora l’interazione da manuale del cupio dissolvi con l’amor vitae. Sulla scorta però di un acume che antepone, alla scarsa fantasia di chi ci mette il carico da undici, l’arguzia poetica in grado di svelare nei semitoni le contraddizioni delle anime perse grazie all’inusitata forza significante del climax.

La stessa forza significante, seppur in modo consono ai tratti distintivi di Jim Jarmush, permea pure Dead man. Rispetto alle opere precedenti, specie Daunbailò, che fece conoscere il nostro Roberto Benigni nel Nuovo Mondo associando agli stilemi noir la capacità tutta italiana di riflettere ironicamente, l’erudita tecnica di ripresa muta rotta. I tòpoi western, col viaggio in treno da Cleveland all’Arizona, incentivano le tendenze originali dell’artefice giunto al diapason nell’esibire, insieme ai demoni privati del falso poeta col volto inquieto di Johnny Depp e dell’indiano americano deciso a preservarne lo spirito a rischio tanto quanto la materia, rimandi in filigrana ora a Ombre rosse, ora a 8 e ½. Senza cadere mai nella pigrizia degli allievi a corto d’estro.

Estro che non mancava a Derek Jarman. Lungi dal pescare nel déjà-vu. Il regista inglese, distintosi altresì come scrittore e pittore, non era un nano sulle spalle dei giganti. Bensì un ciclope fiero di raccontare la vita di un titano dell’arte di dipingere ponendo in risalto valori attrazioni ed elementi respingenti. Le risse, i soprassalti d’ira, i luoghi dove il potere assilla il genio, i bassifondi di Caravaggio sembra abbiano dato parecchi spunti ad Andrej Končalovskij per realizzare Il peccato – Il furore di Michelangelo. La Settima arte resta un canale di echi che si guadagnano di continuo meritati battimani con ogni cambio di paradigma. W il Cinema, perciò.

 

Massimiliano Serriello