Dall’ultimo singolo “Los Ninos Del Barrio” (New Music – Pippo Landro), alla scena Afro House internazionale, passando per la collaborazioni con Ramon Ramonito. Raf Marchesini racconta il suo presente artistico, la ricerca di un sound riconoscibile e le sfide di un mercato sempre più competitivo.

Negli ultimi anni Raf Marchesini ha consolidato il proprio percorso come producer e DJ, costruendo un’identità sonora che unisce Afro House, ritmiche tribali e contaminazioni dance. Un lavoro fatto di ricerca, collaborazioni e una costante attenzione alla qualità della produzione, elementi che ritroviamo anche in Los Ninos Del Barrio (New Music – Pippo Landro), il nuovo singolo realizzato insieme a Ramon Ramonito.

Il brano, impreziosito dalla presenza di un coro di bambini sudamericani, va oltre la dimensione del classico pezzo estivo, proponendo un messaggio di condivisione e speranza che trova forza proprio nella semplicità. Abbiamo incontrato Raf Marchesini per parlare del progetto, dell’evoluzione della musica elettronica, della scena italiana e dei tanti lavori che lo attendono nei prossimi mesi.

Los Ninos Del Barrio è una produzione che si distingue per il suo immaginario e per il messaggio che porta con sé. Da dove nasce questo progetto?

Con Ramon Ramonito collaboriamo ormai dal 2020 e, ogni volta che entriamo in studio, cerchiamo di costruire qualcosa che rappresenti entrambi. Ognuno porta il proprio gusto musicale e il proprio modo di vivere la musica, ed è proprio da questo confronto che nascono le idee migliori. Con Los Ninos Del Barrio volevamo allontanarci dalla classica traccia da club e raccontare qualcosa di diverso. L’idea di utilizzare un coro di bambini è arrivata perché ci sembrava un linguaggio capace di trasmettere spontaneità e autenticità. Musicalmente il brano unisce Afro House, sonorità tribali e richiami alla dance di fine anni Duemila, un periodo che ha segnato profondamente il mio percorso artistico.

Perché avete scelto proprio lo sguardo dei bambini per raccontare questa storia?

Perché oggi abbiamo bisogno di recuperare quella semplicità che spesso perdiamo crescendo. Viviamo in una società in cui tutto è immediato e a portata di mano, ma rischiamo di dimenticare ciò che conta davvero. I bambini hanno ancora la capacità di essere felici con poco, di vivere il presente e di condividere ogni momento con naturalezza. Era questo il messaggio che volevamo trasmettere: ricordare che il valore più grande non è ciò che possediamo, ma ciò che viviamo insieme agli altri.

La tua musica è sempre più legata all’Afro House. Cosa ti affascina di questo linguaggio?

È un genere che permette di unire ritmo, ricerca sonora ed emozione. Amo le percussioni, i groove africani e le contaminazioni latin. Sono elementi che fanno ormai parte del mio modo di produrre e che si ritrovano, con sfumature diverse, in quasi tutti i miei lavori. Naturalmente ogni collaborazione ha una propria identità, ma credo che il mio contributo si riconosca proprio attraverso questo tipo di sonorità.

L’Afro House sta vivendo un momento di grande popolarità. Come vedi l’attuale scena internazionale?

Credo sia uno dei momenti più interessanti degli ultimi anni. Artisti come Black Coffee o Hugel stanno portando questo linguaggio in tutto il mondo e dimostrano quanto il genere sia vivo e in continua evoluzione. Allo stesso tempo il mercato è diventato estremamente competitivo. Ogni settimana vengono pubblicate migliaia di produzioni e riuscire a emergere richiede un livello qualitativo sempre più alto. Per questo dedichiamo molta attenzione a ogni fase del lavoro, dalla produzione al mix e mastering, cercando di raggiungere standard internazionali.

In conclusione, ti chiedo una riflessione personale. Per te la musica è una necessità o un’esigenza?

Credo che sia entrambe le cose. Non riuscirei a immaginare la mia vita senza la musica, ma allo stesso tempo sento il bisogno di esprimermi attraverso quello che produco. La cosa più importante, però, è chiedersi sempre se si ha davvero qualcosa da dire. Oggi vengono pubblicati migliaia di brani ogni giorno e il rischio è quello di fare musica solo per esserci. Io preferisco aspettare il momento giusto e pubblicare solo quando sento che una produzione racconta davvero qualcosa. In un mondo in cui tutti parlano, credo che il vero valore stia ancora nell’essere ascoltati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner