Ragazzaccio: a scuola di lockdown con Paolo Ruffini

Dopo Fuga di cervelli e Tutto molto bello, l’attore toscano, ex VJ e conduttore televisivo Paolo Ruffini torna dietro la macchina da presa con Ragazzaccio, lontano da assurde trame tragicomiche per affrontare la tematica del cyberbullismo nel periodo pandemico del 2020.

La storia raccontata è quella dello studente di liceo Mattia, interpretato dall’Alessandro Bisegna di In vacanza su Marte, il cui atteggiamento è sempre mal visto da insegnanti e docenti dove studia, considerata la sua poca indole all’attenzione e all’apprendimento scolastico.

Neanche nel mezzo del lockdown il giovane intende migliorare i propri orizzonti, comportandosi sempre con notevole distacco e mostrando disinteresse nei riguardi della scuola e degli insegnamenti a distanza a cui è obbligato; in tutto ciò non aiutano neanche i rapporti con la madre Cinzia alias Sabrina Impacciatore, angosciata dalla pandemia, e il padre Piero, ovvero Massimo Ghini, medico mai presente in casa a causa delle ovvie esigenze sanitarie. Mentre si alterna tra l’amore per la compagna di scuola Lucia, dal volto di Jenny De Nucci, e le lezioni del professor Roncucci, interpretato da Giuseppe Fiorello, cercando seriamente di poter trovare un modo per far svanire il bullo che è in lui.

Pur non rinunciando a determinate parentesi ironiche, Ruffini regista si cimenta con Ragazzaccio in un prodotto riguardante argomenti scottanti dell’universo giovanile per raccontarli nel già citato periodo del lockdown da Covid-19. E si districa traendo sia una morale legata al complicato mondo degli studenti odierni, oppressi da crisi familiari e comportamenti inaccettabili agli occhi degli adulti, sia una riflessione che guarda a cosa eravamo e cosa siamo divenuti dopo la lunga pandemia del 2020.

 

Con una vena registica seriosa e solida solca credibilmente il contesto sociale, innanzitutto ambientando l’intero film in opprimenti interni, se escludiamo sporadiche riprese in esterni nei titoli di testa. Mentre analizza debolezze e pregi del microcosmo dei ragazzi in un contesto simil-Federico Moccia.

Dopo le i due tutt’altro che memorabili lungometraggi precedenti, bisogna dire che tramite Ragazzaccio Ruffini sfoggia la sua migliore prova registica, consapevolmente didattica seppur meno incisiva per quanto riguarda alcuni sviluppi che appaiono sbrigativi e fuori luogo (il monologo sul come vivere di fronte al dramma del Covid-19 sembra appartenere ad altro tipo di film).

Per il resto, Fiorello, Ghini e una brava Impacciatore spalleggiano a dovere gli attori in erba Bisegna e De Nucci (nota influencer famosa tra i giovanissimi), come anche l’insopportabile contesto studentesco descritto, in cui si vive di solo smartphone, tecnologia e invadenti nomignoli.

 

 

Mirko Lomuscio