Recensione: A casa nostra, allegoria su politica francese e Marine Le Pen

A casa nostra

A casa nostra (Chez nous) è il nuovo film di Lucas Belvaux, con una giovane infermiera figlia di comunisti che diventa la candidata alle elezioni per un partito di destra, con a capo una sorta di Marine Le Pen, in una storia ricca di riferimenti all’attuale situazione politica francese.

Una nuova faccia per il popolo

In A casa nostra, Pauline Duhez (Émilie Dequenne) è una giovane infermiera che vive a Hénart. Madre di due figli (Tom e Lili) e separata dal marito, la ragazza deve badare non solo i suoi pazienti sparsi per le banlieux della cittadina, ma anche il vecchio padre, ammalato d’amianto a causa del suo lavoro in fabbrica. È proprio a Pauline, così vicina al popolo e ai suoi problemi, che pensa il dottor Philippe Berthier (André Dussollier) nel momento in cui il suo partito, il Ressemblement national populaire (RNP), ha bisogno di una nuova candidata per la città di Hénart. Ma l’RNP è un partito di destra, ben distante dagli ideali di Pauline e di tutte le persone che costellano la sua vita affettiva, a partire dal padre, comunista vecchio stampo. Nonostante ciò, con il tempo e la dose di comunicazione politica necessari, il dottor Berthier riesce a convincere Pauline e la introduce al leader del partito: la carismatica Agnès Dogelle (Catherine Jacob). La candidatura, inizialmente eccitante per la ragazza, inizia a interferire con la sua vita privata causando scontri con le persone più intime e ostacolando, cosa ben più grave, l’amore ritrovato di Pauline: il misterioso Stéphane Stankowiak (Guillaume Gouix), un ex estremista extraparlamentare di destra, sicuramente scomodo a un partito tanto popolare e populista come l’RNP sotto elezioni.

Pauline e il suo tempo

Nel film, una produzione francese e belga, la giovane Pauline diventa uno strumento per esplorare la società francese attuale. Attraverso la sua purezza e ingenuità, il suo pensare solo ai problemi davvero gravi, il suo disimpegno figlio di un’epoca post-ideologica, lo spettatore si muove tra vita politica e vita affettiva, costellate entrambe da personaggi al limite del grottesco, ma allo stesso tempo alquanto realistici. Quello che sembra suggerire il regista, Lucas Belvaux già al suo undicesimo film, è proprio questo: tutto ciò sembra assurdo, ma è proprio questo il mondo nel quale viviamo.

L’RNP immaginato, l’FN reale

Altrettanto scomodo è risultato il film alla sua uscita nelle sale francesi giusto in queste settimane di tensione mediatica, alla vigilia delle elezioni presidenziali. Il caschetto biondo, i modi falsamente popolari, una dialettica diretta e al limite dell’offensivo e del politically correct che caratterizzano il personaggio di Agnès Dogelle – leader dell’RNP – non possono non essere associati alla candidata (reale, questa volta) del Front National, Marine Le Pen. A voler togliere ogni dubbio, nel film si accenna esplicitamente all’influenza del padre della Dogelle, vecchio leader del partito ben più di destra e più dichiaratamente “fascista” della figlia, proprio come Jean-Marie Le Pen nella realtà. E se l’insegnante di comunicazione all’interno del film suggerisce ai candidati di non rispondere alle accuse continuando a sorridere e di fare attenzione a non usare mai termini offensivi per non dar l’aria di essere troppo “estremisti”, il Front National non si pronuncia se non per una dichiarazione del vice-presidente del partito che giudica scandalosa l’uscita in sala del film. Ma scandalosa non per i contenuti, si badi bene, ma per il fatto che in un certo senso possa influenzare il risultato elettorale. Belvaux ha colpito e affondato.

Né di destra, né di sinistra

A casa nostra non è solo un affronto politico alla luce delle elezioni presidenziali francesi. Seppur non andando esattamente in profondità dal punto di vista ideologico e rimanendo su una modalità di critica sociale abbastanza superficiale e altrettanto populista, il film offre una fotografia delle reali pratiche politiche post-ideologiche. Alla crisi dei grandi ideali politici, dei grandi partiti e delle grandi fazioni internazionali, si risponde con la creazione di altri partiti basati su quelli vecchi, ma che ora assumono il nome di “movimento” e si danno da fare su Twitter e nei centri di bellezza estetica. In realtà si tratta di grandi contenitori di vecchi militanti e nuovi, ai cui vertici rimangono comunque gli stessi personaggi di un tempo. Nel clima post-ideologico attuale va di moda e raccoglie voti “l’essere né di destra, né di sinistra, ma per gli ideali”, poco importa se quegli ideali sono di estrema destra.

L’immagine politica 2.0

Un altro interessante punto di riflessione offerto dal film è quello che riguarda l’immagine politica nel mondo dei social. Se una volta gli elettori erano raggiunti tramite comizi elettorali e comparse televisive, oggi è importantissima l’immagine sui social e non solo quella intellettuale. Pauline viene completamente trasformata, depersonalizzata, assoggettata al partito a seguito alla sua candidatura. È una “consigliera” che decide per lei perfino il taglio e il colore dei capelli, è sempre il partito che decide chi può frequentare e chi no, senza neanche farle leggere il programma elettorale. I partiti populisti puntano molto su candidati giovani o su candidati di sesso femminile, ma se questo è il prezzo da pagare…

A casa nostra di Lucas Belvaux è in sala dal 27 aprile, distribuito da Movies Inspired.

Voto: 7

 

Antonella Stelitano

(revisione e impaginazione Ivan Zingariello)