Recensione: Cinema Novo, la rivoluzione cinematografica del Brasile degli anni Sessanta

La voglia di rivoluzionare il cinema e di portarlo al livello della realtà, il bisogno di avvicinarlo alla strada e alla gente comune, di fare dell’arte un urlo politico, sovversivo e anticonformista. Sono le idee che, negli anni Sessanta, hanno portato un gruppo di cineasti brasiliani a trasformare l’arte cinematografica del proprio Paese in qualcosa di diverso, in un Cinema Novo. Ed è dietro questo movimento che corre la macchina da presa del regista Eryk Rocha. Figlio del cineasta Glauber Rocha, uno dei padri fondatori del movimento, Eryk costruisce un documentario che racconta un momento cruciale del cinema brasiliano.

Cinema Novo è un puzzle. Le scene dei film che hanno plasmato il movimento si susseguono sullo schermo e si intersecano con pezzi di interviste ai registi che ne sono stati gli ideatori.

Attraverso le parole di Glauber Rocha e, con lui, di Cacà Diegues, Leon Hirszman, Miguel Borges e Arnaldo Jabor, si chiariscono allo spettatore le idee e i propositi che hanno rappresentato le fondamenta di una corrente cinematografica che ha il sapore di un’altra epoca. Una corrente per cui arte, vita, politica e rivoluzione sono elementi imprescindibili e inseparabili. Quasi richiamando alla mente gli intenti di certo Neorealismo italiano, il Cinema Novo, benché nel contesto diverso dell’America Latina, ha un simile obiettivo: dare voce al popolo brasiliano e a una società ai margini, dimenticata e, fino ad allora, poco attraente per il cinema.

Tra immagini e parole, il documentario di Eryk Rocha sembra quasi un’antologia concettuale del Cinema Novo. Mostra la corrente cinematografica attraverso i suoi stessi protagonisti e prodotti, cercando di farne capire ragioni e intenti che ne hanno caratterizzato formazione e sviluppo. Confezionando per lo spettatore un racconto sovraccarico di immagini e concetti, Cinema Novo risulta, forse, a tratti un po’ complesso da seguire. Ma, con il suo ritmo concitato e per nulla noioso, sicuramente non può che suscitare l’interesse dei cinefili e dei curiosi, alla ricerca di un cinema sconosciuto ai più.

Valeria Gaetano