Recensione: Fortunata, Castellitto osserva un’altra donna di frontiera

Fortunata è il nuovo film di Sergio Castellitto, tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini. Protagonista una convincente e in realtà sfortunata Jasmine Trinca, con Stefano Accorsi e Alessandro Borghi, presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard.

Siamo nella periferia romana, quella di Torpignattara, in spazi vuoti, nel deserto umano che conosciamo bene. Fortunata (Jasmine Trinca) è una donna separata sulla trentina, fa la parrucchiera a domicilio e cresce da sola la figlia Barbara (Nicole Centanni) di otto anni. Sopporta Franco (Edoardo Pesce), l’ex marito violento che non digerisce ancora una separazione legale (che non è ancora avvenuta) e che si presenta a casa pretendendo attenzione, frequenta un amico d’infanzia, Chicano (Alessandro Borghi), bipolare che fa tatuaggi, si droga e vive con la madre Lotte (Hanna Schygulla), ex attrice tedesca ormai con l’Alzheimer, e sogna di aprirsi un negozio di parrucchiere e conquistare così un’indipendenza economica. Siamo in agosto, la città è semivuota e lei deve portare sua figlia da uno psicologo, come le hanno detto quelli dei servizi sociali, perché la bimba sputa in continuazione contro gli altri. L’incontro con lo psicoterapeuta infantile, Patrizio, che dovrà dare un sostegno psicologico alla piccola Barbara, si presenterà dapprima conflittuale ma poi tra loro nasce un’attrazione forte e per lei anche l’opportunità di cambiare vita. Lui è appassionato, anche romantico, ma è privo di reale coraggio e in fondo chiuso in sé. Insomma, tranne lei sembra che nessuno abbia veramente voglia di cambiare vita o che possa veramente succedere qualcosa per essere un po’ felici.

Castellitto torna ai temi di Non ti muovere, ma Fortunata è solo un nome e non un fatto

Sergio Castellitto, come si diceva un tempo, sa girare un film tecnicamente: è bravo nella conduzione degli attori, ma il suo immaginario (e con lui dobbiamo citare la moglie scrittrice e sceneggiatrice del film Margaret Mazzantini) risulta farlocco, privo di una sua originalità, rimasticato da altro, proveniente da un’idea di cinema che vorrebbe essere profonda, culturalmente alta e allo stesso tempo accessibile ad un immaginario pubblico e invece risulta solo nervosa e intellettualistica, in fondo priva di genuinità e un po’ fracassona nella narrazione; si potrebbe dire che il personaggio di Fortunata (una Jasmine Trinca brava che però è costretta a caricarsi addosso tutta la storia) rientri in un immaginario femmineo già visto in Non ti muovere, così come il dottore (interpretato da Accorsi) rientra nei canoni del borghese egoista, irruento e bambino, simile al dottore interpretato proprio da Castellitto nell’altro film, niente di nuovo insomma. Gli altri attori, pur convincenti (il personaggio di Chicano, Alessandro Borghi esce unico dallo stereotipo del ruolo) fanno fatica a rendersi empatici, veri se non reali, e non certo per loro demeriti ma per una sceneggiatura veramente poco ispirata, una scrittura che sembra voglia urlare e anche in alcuni passaggi pontificare sui personaggi stessi, scegliendo di analizzare un vissuto con frasi a volte troppo fatte e sparate (un esempio tra tutti, quando lei sconfortata pensa alla morte e lui le risponde che «tra la vita e la morte noi si conosce solo questa vita»), con i due autori che assestano a volte i loro colpi come degli aforismi alti e non costruiscono un vero legame emotivo e corale.

Stefano Accorsi, Sergio Castellitto e Jasmine Trinca in "Fortunata"
Stefano Accorsi, Sergio Castellitto e Jasmine Trinca

Una sceneggiatura fiacca, priva di verità e in alcuni passaggi letteraria

Si potrebbe chiedere a persone intelligenti e robuste culturalmente di non raccontare storie e ambienti che non conoscono e di cui in realtà non provano alcuna pietas né reale affetto, ma di cercare nel loro mondo per narrare qualcosa di vero. Perché operazioni del genere (come altre negli ultimi tempi) si rivelano sprecate, stereotipate e in fondo anche un po’ superflue, mentre per quanto riguarda questo Fortunata, nonostante gli sforzi vengono mostrati dei personaggi senza reali sfumature, in cui il coprotagonista sembra aver sbagliato film, come gli snodi narrativi che sono in fondo poco credibili. Il nodo non risolto del film è proprio nella scrittura della Mazzantini, che non deve conoscere quel tipo di realtà se non dalla cronaca e casca nei soliti cliché dei disperati senza alcuna possibilità, mentre quando resta romanziera produce personaggi letterari come Chicano o lo psicoterapeuta Patrizio o si diverte a mettere un riferimento alto come la tragedia greca Antigone, riproposto ogni qualvolta appare Hanna Schygulla. La regia fisica e nervosa salva il film dall’insensatezza, ma invece di ricordarci il Fassbinder dei tempi della Schygulla o il mai troppo compianto Claudio Caligari, ci fa tornare in mente l’immaginario di Ozpetek, senza naturalmente quella leggerezza (come al ristorante cinese con le sgallettate coatte) che il regista turco riesce a dare. La cosa più fastidiosa è invece il finale ridondante e stridente, mentre le due cose più sbagliate sono un racconto che filma una periferia dall’immaginario omologato senza alcuna interpretazione o reinterpretazione di luoghi, fatti e personaggi, e una colonna sonora arruffata, distonica che va dai The Cure a Vasco Rossi.

Jasmine Trinca in "Fortunata"
Jasmine Trinca è “Fortunata”

Nota positiva il cast e soprattutto Jasmine Trinca

In Fortunata, la cosa più interessante sono le belle gambe di Jasmine Trinca, mentre quello che risulta fastidioso è il viso piacione di Stefano Accorsi e il suo sorriso professionale che si può trovare in una qualsiasi pellicola. Quello che risulta invece più triste è il cameo di una Hanna Schygulla ormai anziana in un ruolo troppo breve per ciò che ha rappresentato, non un omaggio a una attrice, non una nuvola poetica nel pantano della realtà del film, ma l’inutile e feroce ruolo che sarebbe potuto essere. Nota positiva, dicevamo, Jasmine Trinca che ha fatto uno sforzo notevole per salvare il salvabile, mostrando una dolenza che va oltre la coatta sfigata di Torpignattara e nonostante dei capelli così improbabili anche per una parrucchiera di periferia, fa emergere in fondo una forza d’animo popolare d’antan e mostra una apparenza fisica notevole. Convincente anche il personaggio e l’attore Alessandro Borghi con il suo bipolarismo, la sua impotenza esistenziale e la tossicodipendenza. Insostenibile e a volte contraddittorio il personaggio interpretato da Stefano Accorsi, che ricade in tutti i difetti del passato che sembravano superati dopo Veloce come il vento. Il film è stato presentato al Festival di Cannes, in corso in questi giorni sulla Croisette, inserito nella sezione Un Certain Regard.

Abbiamo visto Fortunata, regia di Sergio Castellitto. Con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce, Hanna Schygulla. Genere Drammatico – Italia, 2017, durata 103 minuti. Uscita cinema sabato 20 maggio 2017 distribuito da Universal Pictures.

Voto: 6,5

 

Domenico Astuti