Recensione: “Re Lear”, Stefano Sabelli dà una nuova identità ad un classico shakespeariano

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Al Teatro dell’Orologio (Sala Moretti) di Roma è in scena fino al 6 Novembre un adattamento del Re Lear di Shakespeare. A quattrocento anni dalla morte del drammaturgo inglese più famoso di tutti i tempi Stefano Sabelli dona una nuova vita ad uno dei suoi testi più coinvolgenti. La Compagnia del LOTO propone una nuova versione dell’opera tradotta da Alessandro Serpieri, incentrata sulla tematiche legate alla decomposizione della Famiglia, alla Follia senile e alla caducità di Re e Regni, che vede protagonista Stefano Sabelli.

re-lear-1Lear, stanco Re zingaro, divide il suo Regno e il suo bel Carro gitano, fra due figlie adulatrici che, come in un concorso di bellezza, si fanno incoronare con civettuolo cinismo Miss di Regioni, ormai divise. Sentenziando che “dal Nulla nasce Nulla”, il vecchio Re, ripudia però la terza figlia, quella più amata, che “nulla” aveva chiesto in dote, rifiutando lo show e le lusinghe interessate delle sorelle. È l’inizio della fine! Tutto si decompone mentre esplodono ritmate fanfare Gipsy che annunciano l’implosione del Regno. Edmund, figlio illegittimo del vecchio Gloucester, lancia le sue calunnie contro il fratellastro Edgar e contro Lear, cosa che lo rende carne assai seducente per l’avida lussuria di Gonneril e Regan, che se ne litigano le attenzioni. Lear, nel frattempo, più pazzo del suo Pazzo, non trova più luogo e sosta per il suo debordante ed invadente carrozzone da giostraio. Mentre barbarie e cecità travolgono tutto, il Grecale annuncia la tempesta in un’ampolla di vetro che scardina le menti e il nomadismo del vecchio Re perde, col Regno, la sua Rosa dei venti.

re-lear-2In scena, insieme ad un cast di 12 validissimi interpreti, ci sono anche i musicisti della Riserva MOAC & Bukurosh Balkan Orchestra, a commentare le azioni drammatiche all’interno dell’impianto scenico creato da Michelangelo Tomaro. I costumi sono di Marisa Vecchiarelli, le luci a cura di Daniele Passeri. Stefano Sabelli con questo adattamento è riuscito in un compito davvero arduo: rimodernare un classico, mantenendone quanto più possibile il testo originale, ma spostando il focus su una realtà più attuale. I personaggi potrebbero essere inseriti in un contesto Gipsy, come in quello di una cosca mafiosa anni ‘30 stile Il Padrino, ma anche ricondotti all’epoca stessa che Shakespeare propone come originale per arrivare paradossalmente ai fasti della Tragedia Greca. Lo spettatore, con l’entrata in sala si immerge a trecentosessanta gradi nell’atmosfera, complice la presenza degli attori ovunque nello spazio e del ritmo incalzante che si tiene nel corso dell’intera rappresentazione.

re-lear-3Le scenografie e le attrezzature di scena sono essenziali e proprio per questo fortemente simboliche e caricate di significato che viene ben posizionato sotto gli occhi del pubblico. Nessun dettaglio è lasciato al caso in questa fantastica allegoria della società contemporanea, ben visibile all’interno dell’antica opera di Shakespeare. La particolarità di questo Re Lear è che riesce spesso a far sorridere, a stupire il pubblico senza perdere troppo della solennità del testo classico: la dissacrazione dei ruoli e la drammaticità delle scene viene accentuata dalla presenza della MOAC Orchestra, che con le sue note balcaneggianti accentua l’inaspettato neorealismo della pièce che ai cinefili potrà senza dubbio ricordare un film di Emir Kusturica. Stefano Sabelli centra sia la regia che l’interpretazione di questo Re Lear quasi da dramma satiresco, ottima anche Eva Sabelli nel ruolo di Cordelia, ma esaltante nel ruolo del Matto. Interpretazione estremamente intensa e sfaccettata quella offerta da Gianluca Vicari nel ruolo di Edgar. Spettacolo consigliato se il vostro intento è quello di uscire fuori dalla realtà quotidiana per due ore e mezzo circa ed essere catturati sia dalla bellezza di un testo immortale, ma anche da quell’eterno movimento verso la follia che è implicito nella modernità.

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Laura Laportella

 

(revisione e impaginazione: Ivan Zingariello)