Recensione: #LORO, uno specchio della società moderna

#Loro locandina cut

#LORO – Uno di questi giorni prenderemo qualcuno e lo sbraneremo è uno spettacolo dal carattere forte portato in scena dalla compagnia teatrale MaTeMù, fomata da giovani attori emergenti.

Il teatro come centro di creatività e socialità

#LORO – Uno di questi giorni prenderemo qualcuno e lo sbraneremoun titolo che già dice molto sullo spettacolo portato in scena al teatro Cometa Off di Roma dalla compagnia teatrale MaTeMù, composta da 8 ragazzi: un progetto ideato e gestito dal CIES Onlus che comprende diversi laboratori artistici (in particolare teatrali e musicali) aperti a tutti i giovani provenienti da culture diverse. Lo spettacolo è diretto da Gabriele Linari, aiuto regia Adriano Rossi e gli attori in scena sono 8, Tiziano Di Paolo, Janet Ferramo, Jaclin Gallo, Ailen Mecchia, Janette Isabel Mecchia, Salima Khan, Carlotta Petruccioli, Sofia Pittaccio. Il teatro è un efficace mezzo di educazione e centro di creatività per il fatto che coinvolge l’individuo con la sua corporeità, con i suoi sentimenti e con il suo pensiero, ed il progetto MaTeMù è un ottimo esempio di creatività e integrazione. Non a caso lo spettacolo riprende tutti i punti salienti che riguardano temi come le esclusione sociali, le paure, le ingiustizie e soprattutto l’odio che è al di sopra di tutto ciò. Inoltre, è presente un continuo accenno alla tecnologia, agli smartphone e un susseguirsi di riferimenti alla modernità: l’annuncio di una cattiva notizia comporta un like. È così che scorre la giornata tipo, basta una notizia cattiva e tutti ci si scagliano contro.

L’Io contro il resto del mondo e l’odio come principio

La società impone delle maschere ed è così che si presentano gli attori in scena. Ognuno con una maschera, tutte uguali. Non un nome ad identificarli, solo la loro voce, confusa e arrabbiata e la domanda che ricorre è «Da dove iniziamo?»; dal nulla parla uno dei personaggi (se così si possono intendere, dato che non possiedono nessuna personalità), come se stesse pensando ad alta voce e ricorda di come sono tutte uguali le mattine, i movimenti, le azione e le persone, sempre arrabbiate e pronte a scontrarsi con l’altro. La scena si interrompe e dal buio appare solo la luce degli smartphone, emblema della società moderna e, giocando con i propri cellulari i ragazzi si immedesimano in una guerra a colpi di touch, dove chi vince prima è più forte e l’ultimo che rimane verrà deriso, proprio come accade nella società, dove se non sai essere un vincitore non puoi essere come tutti gli altri e rimani solo. Secondo la visione di questo spettacolo, allora, cosa può far rimanere vivi? Cosa può aiutare a combattere la solitudine, la derisione e l’odio? L’immaginazione: una fonte importante a cui tutti possono attingere, perché non conosce limiti e ci si può divertire, ma c’è qualcuno che non apprezza questo valore ed emerge una sensazione di diversità. In fondo è questo che ci si aspetta, un passo falso da parte dell’altro per puntare il dito e offendere. Infatti etichettare è la nuova moda, e tutti possono capitare sotto accusa. Nello spettacolo la scena di una ragazza che inghiotte i giudizi degli altri e poi li sputa fuori è una chiara immagine di quanto, un giovane, o una persona adulta possa sentirsi sbagliato o fuori luogo, ovunque. E allora non esistono piccoli frammenti di felicità? Certo, esistono e nella rappresentazione teatrale questi momenti sono colmi di gioia e pazzia, il ballo e il canto si mescolano insieme per esprimere tutto la forza che si ha, ma bisogna trattenersi e non esagerare, la noia è dietro l’angolo e sarà sempre lei ad avere la meglio.

Una scenografia simbolica: statica e uniforme come la società contemporanea

La scenografia non poteva che essere semplice e statica, con dei tavoli, una sedia, e un campanello che scandiva i momenti dei like. Pochi oggetti, perché bastano le parole e i gesti per far capire tutto il senso del testo. Il passaggio da un discorso a un altro è molto veloce, senza pause e senza un vero filo logico che ordinasse l’insieme, tutto scorre, come si fa con Facebook sul proprio smartphone, passando da una notizia all’altra. L’unica differenza è che gli attori sono andati oltre lo scorrere delle notizie, mettendo in luce delle tematiche importanti e dando voce a qualcosa che quotidianamente ci passa davanti agli occhi, ma verso la quale spesso rimaniamo immobili. La società dell’immagine, la staticità scandita dai like, la noia, la paura di non essere capiti, sono tutti momenti che i giovani attori hanno saputo esprimere in modo eccellente. La compagnia è composta da ragazzi di varia provenienza etnica e questa è un’ottima spinta per far arrivare i messaggi al pubblico in modo più diretto, perché è una fascia sociale sempre più vicina alle tematiche affrontate che si ritrova ad essere sia vittima che carnefice. Tutti potenziali professionisti nel campo della recitazione, gli attori hanno lavorato come se #LORO fosse uno spettacolo fatto dai giovani che parla per i giovani, ovvero il simbolo della società odierna e futura. La loro forza e determinazione non è da far rimanere indifferenti, e nonostante la giovane età hanno saputo tenere il pubblico incollato per quasi un’ora grazie al loro modo di entrare nei panni di tanti personaggi diversi che non hanno un’indole precisa, perché sono solo numeri, ma sanno raccontare molto.

#LORO
Locandina spettacolo teatrale #LORO

 

#LORO, diretto da Gabriele Linari è in scena al teatro Cometa Off di Roma, dall’8 all’11 giugno. Tutte le informazioni sullo spettacolo e altri progetti si possono trovare sul sito http://www.cies.it/matem oppure sulla Pagina Facebook dell’associazione MaTeMù.

Voto 8

di Federica Prezioso