Regista e cast presentano La rivincita, diretto da Leo Muscato

Visibile dal 4 Giugno 2020 su Rai Play, La rivincita è un film incentrato sulla resilienza che affronta il bisogno di conciliare umanità ed economia. Un tema molto sentito nei tempi in cui viviamo. Esacerbati chiaramente dal distanziamento sociale imposto dalla strenua lotta contro l’empio Coronavirus.

Non tutti i mali vengono per nuocere? La rivincita è stato girato prima dello scoppio della pandemia. La conferenza stampa tenuta in piena fase 2 offre motivi di riflessione degni di nota. Il regista Leo Muscato, fattosi le ossa nel teatro, esperto di musica lirica, pone molta fiducia nell’altero ed erudito lavoro di sottrazione portato alla ribalta dal compianto collega francese Robert Bresson. Anche se, a quanto pare, i suoi numi tutelari nel cinema sono Mike Leigh da una parte e Ken Loach dall’altra.

Claudio Amendola, grazie alla conoscenza diretta sin dalla tenera età di quelli che oggi vengono chiamati “eroi invisibili”, pur non nascendo certamente povero, era riuscito a imprimere un abile carattere d’autenticità alla propria opera prima dietro la macchina da presa La mossa del pinguino. Il sottoscritto, in veste di inviato per Mondospettacolo.com, ha chiesto a Muscato se la geografia emozionale, intesa come la capacità del territorio eletto a location di riverberare un agire economico davvero bisognoso di anteporre il calore umano del cuore d’oro al gelido calcolo finalizzato solo ed esclusivamente al vil denaro, sia divenuto un valore aggiunto. La risposta non si è fatta attendere: “La storia che raccontiamo ne La rivincita la conosciamo da vicino. Abbiamo intervistato molte persone. Forse anche troppe. Però divenire veicolo di conoscenza sul grande schermo dell’autenticità del vissuto, che rafforza l’identificazione degli spettatori in personaggi che lottano per sopravvivere preservando pure il senso dell’umorismo, resta un privilegio. In merito alla location, ha ragione: ci ha dato una grossa mano. La rivincita, già a partire dall’inizio delle riprese, possedeva una radice estremamente forte. Identificabile con pieno merito nella regione Puglia. In virtù altresì del rapporto con il territorio delle persone intervistate prima di girare. Nondimeno avremmo potuto ambientare la vicenda sulla Luna e su Marte conservando la medesima forza significante che era possibile riscontrare in partenza nell’assunto. In ragione di ciò la decisione di sottrarre, anziché di aggiungere dettagli su dettagli, ci ha consentito di garantire un’identità più singolare ed evocativa al luogo scelto per dar vita al film”.

Cesare Fragnelli, nato a Locorotondo, in provincia di Bari, prima del Covid si divideva tra Roma e Martina Franca. Con Taranto a un tiro di schioppo. Il ricordo della magia della sala non lo lascia indifferente. Ma sembra consapevole che gli stilemi della Commedia all’italiana, il senso di appartenenza, i legami di sangue e di suolo abbiano la possibilità di fare breccia con la stessa incisività sul piccolo schermo. L’esperienza sia in cabina di regìà, in diverse circostanze, registrando realtà eterogenee, sia in qualità di produttore, avvezzo ad appaiare imperativi commerciali ed empiti artistici, gli permette di vederci lungo nel rapporto tra cinema e territorio. Antonio Parente, abituato a districarsi negli schemi di disegni di legge approvati dai Comuni e nell’ordine naturale delle cose, gongola. L’evidente soddisfazione è legittima. L’egemonia del luogo, da non confondere mai con un mero spazio generico ed esornativo, sui deleteri luoghi comuni cementa l’essenza del cinema d’autore. Questo sito utilizza cookie tecnici e cookie di terze parti. Al MIBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, per cui ricopre l’incarico di dirigente, ci tengono a sostenere registi in grado di favorire l’identificazione degli spettatori in personaggi e in territori che costituiscono un patrimonio artistico, sociale ed economico.

Da intellettuale abituato a puntare sul progresso, senza perdere di vista le risorse offerte tuttora dalla tradizione, Michele Santeramo pone in risalto l’umanità dei personaggi che ne La rivincita riflettono gioie, dolore, ubbie, speranze di riscatto di quelle intervistate di persona. La sua sceneggiatura è incentivata dalla consapevolezza che esistono esseri umani tipo Alberto Sordi nel cult movie nostrano Il boom di Vittorio De Sica disposti a vendersi un occhio. O un rene. Ma non per darsi arie da imprenditori. Bensì per vivere con maggior decenza. Dando un caro saluto all’ansia di finire venti euro in un batter d’occhio. Per l’attrice Sara Putignano non si è trattata di una passeggiata di salute. Il lavoro compiuto per aderire al personaggio, interpretato per rendere la patologia dell’implosione rispetto all’esplosione, trae partito da un itinerario intenso. La maternità è un tema ricorrente nella conferenza stampa. La rivincita costeggia quindi il pericolo d’implodere, la necessità talvolta di esplodere, i frutti della Madre Terra, la mancanza di lavoro, il desiderio d’invertire la marcia, la speranza che la crisi diventi un’opportunità.

Il pericolo dello stereotipo non passa neanche per l’anticamera del cervello alla collega di Sara, Deniz Ozdogan, che ne La rivincita sostiene di aver visto fiorire il seme dell’amore. Indispensabile per raggiungere, oltre al carattere d’autenticità caro agli spettatori che vogliono assistere a una rappresentazione fedele alla sete di rivincita di chi giorno per giorno barcolla ma non molla, il carattere d’ingegno creativo. L’attore Michele Cipriani tira in ballo addirittura Bertol Brecht. E non a sproposito. I numi tutelari chiamati in causa rimangono un numero piuttosto nutrito. Stessa cosa per le speranze riposte sull’operazione in tempi nei quali la voluttà a livello mondiale di allontanare lo spettro della miseria raggiunge l’acme. Per Michele Ventitucci, convincente nel ruolo di Matteo nella commedia La casa di famiglia, i due fratelli protagonisti ne La rivincita costituiscono lo specchio l’uno dell’altro. Forse è utile ricordare che il termine “economia” deriva dal greco “οἶκος” (oikos), “casa”, e “nomos”, “legge”. Ed ergo il territorio, specie quello che diviene un teatro cielo aperto per il cinema, rappresenta senza alcun dubbio un bene di famiglia. Da difendere sul serio.

 

Massimiliano Serriello