In questo settimo appuntamento con la nostra serie di interviste, esploriamo l’universo lirico e tematico degli In Ad Hominem. Al di là della velocità e della potenza tecnica della loro proposta, la formazione cilena si distingue per una scrittura analitica che affronta il malcontento sociale, la fragilità umana e la ricerca di un senso. In questa conversazione, il power trio ci svela come trasferisce le proprie riflessioni interiori nella metrica del Thrash e del Groove, difendendo il valore dello spagnolo come canale espressivo autentico e identitario all’interno del metal latinoamericano.

Aspetti lirici e tematica sociale

I vostri testi affrontano stati emotivi complessi, il disincanto e la lotta interiore. Come si sviluppa il processo di scrittura dei testi nella band?

Tutto nasce da un concetto centrale o da una rottura emotiva, che sia nostra, di familiari, di amici o derivata dalla letteratura. Le idee nascono spesso da riflessioni personali, dall’osservazione dell’ambiente circostante e dal logorio dei rapporti umani.

Successivamente, quel testo grezzo affronta un lavoro rigoroso di adattamento metrico e costruzione di versi e rime; le parole devono incastrarsi alla perfezione con la cadenza dei riff e della batteria, assicurando che ogni sillaba colpisca con la stessa forza e intenzione della musica.

Nelle vostre composizioni si percepisce uno sguardo critico verso l’ego e la mancanza di empatia nelle relazioni umane. Credete che il metal debba mantenere sempre una posizione critica?

Il metal è nato come una controcultura, motivo per cui il continuo porsi domande è nel suo DNA. Sebbene non sia un obbligo dogmatico per tutti i gruppi, per noi la musica pesante perde gran parte del suo senso se si riduce solo a rumore vuoto.

Il metal è il veicolo ideale per confrontarsi con verità scomode, smantellare l’ego ed esporre l’isolamento sociale; questa postura critica è ciò che conferisce uno scopo e un peso reale all’aggressività sonora. Dopo aver vissuto e consumato metal per anni, ci siamo resi conto che si tratta di uno strumento potente per scaricare energia, purificare l’anima e ricominciare rinascendo come la fenice.

Ritenete che la vulnerabilità emotiva espressa nei vostri testi contrasti in modo intenzionale con l’aggressività della musica?

Questo contrasto è del tutto intenzionale e costituisce il cuore della band. L’aggressività degli strumenti funziona come una corazza e una valvola di sfogo, mentre i testi mettono a nudo la ferita aperta.

Questa dualità dimostra che la rabbia che trasmettiamo non è ira cieca, ma la risposta naturale e viscerale di un individuo vulnerabile che sta elaborando il dolore, la frustrazione e la lotta interiore. Se i nostri ascoltatori percepiscono che la nostra musica trasmette questa rabbia dando pieno significato ai testi, ci sentiamo davvero appagati.

La lingua spagnola conferisce una particolare forza fonetica al genere. Avete preso in considerazione la possibilità di comporre in inglese in futuro o date la priorità all’espressività della vostra lingua madre?

Comporre nella nostra lingua madre ci garantisce un onestà brutale. Lo spagnolo possiede una ricchezza poetica, una crudezza fonetica e un drammatismo ritmico che si sposano in modo naturale con il Groove e il Thrash. Ci permette di giocare con sfumature emotive senza smarrire la sincerità dell’interpretazione.

Sebbene l’inglese sia la lingua universale del mercato e non ci chiudiamo alla possibilità di esplorarlo, oggi diamo la priorità a trasmettere il messaggio con la massima autenticità e il massimo radicamento possibili; l’identità latinoamericana della band è molto importante per noi e la lingua ne è parte essenziale.

Quale messaggio centrale vorreste che un fan cogliesse dopo aver ascoltato tutti i testi di “Entre Fuego y Sombras”?

Il messaggio centrale è la resilienza attraverso il conflitto. Vogliamo che l’ascoltatore comprenda che, per quanto oscuro e ostile possa essere l’ambiente o per quanto pesanti siano le proprie contraddizioni, esiste una forza trasformatrice nell’affrontare questi demoni.

Il passaggio attraverso il fuoco e le ombre non punta alla distruzione, bensì alla catarsi: bruciare ciò che non serve più per rafforzare il carattere e ricominciare con maggiore lucidità, uscendo dalle ombre che ci perseguitano.

Un pensiero su “Resilienza, vulnerabilità e critica sociale: La lirica di “Entre Fuego y Sombras” degli In Ad Hominem”

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