
Definito come il risultato di un percorso lungo, discontinuo e privo di scorciatoie, “A Fuoco Lento” segna il debutto discografico dei Zona Rimozione. Questo album d’esordio raccoglie storie personali nate lontano dai riflettori, dove l’introspezione e la concretezza della vita quotidiana si fondono con sonorità rock melodiche e atmosfere scure. Un lavoro che mette al centro la capacità di cambiare e resistere senza mai perdere la propria identità. Abbiamo approfondito i significati dell’album attraverso quattro domande chiave rivolte alla band.

Dall’inno alla crescita personale di “Sto Diventando Un Uomo” fino al disorientamento moderno di “Non So Più A Chi Credere”, l’album fotografa diverse fragilità e risolutezze. Qual è il messaggio principale che sperate arrivi a chi si mette all’ascolto delle vostre tracce?
Volevamo semplicemente raccontare quello che abbiamo vissuto in prima persona: i passi in avanti e le cadute, le certezze e i dubbi. Se c’è un messaggio che speriamo davvero possa arrivare a chi ci ascolta è questo: anche quando ti senti completamente perso, c’è sempre un punto fermo da cui poter ripartire. Sto Diventando Un Uomo parla del coraggio di riconoscersi, mentre Non So Più A Chi Credere racconta il caos che ci circonda, ma entrambe le canzoni — esattamente come tutto il resto dell’album — dicono in fondo la stessa cosa: affrontare la realtà è difficile, ma farlo con totale sincerità ti rende più forte e più vero. A Fuoco Lento è un disco diretto, e forse è proprio questo che vogliamo lasciare a chi lo ascolta: la libertà di sentirsi fragili e, al tempo stesso, la forza di rialzarsi ogni volta senza mai provare vergogna.
Nel comunicato parlate del disorientamento dell’uomo comune, un tema che emerge chiaramente nella traccia di chiusura “Non So Più A Chi Credere”. Pensate che la musica rock possa essere ancora oggi uno strumento per resistere e restare in piedi quando tutto intorno vacilla?
Pensiamo che il rock possa essere ancora oggi un ottimo strumento per resistere, ma non perché abbia in tasca risposte preconfezionate o soluzioni pronte. Il rock ti dà qualcosa di molto più semplice e profondo: ti fa sentire meno solo. Quando ascolti una canzone che parla esattamente della tua stessa situazione, ti rimette in piedi anche solo per un attimo. Per noi la musica è proprio questo: un posto sicuro in cui puoi dire la verità senza filtri e senza la paura di essere giudicato. E quando qualcuno dall’altra parte si riconosce in quelle parole, ecco che quella connessione si trasforma in una vera e propria forma di resistenza. Magari non si cambia il mondo intero, ma cambia radicalmente il modo in cui decidi di affrontarlo. L’album chiude con quel disorientamento proprio perché si tratta di un sentimento reale, e a volte riconoscere la propria fragilità è già un primo passo per rimanere sé stessi.
Il brano “Verrà Il Giorno In Cui” viene descritto come una promessa di fedeltà assoluta che vive nella memoria di chi resta, affrontando il tema della scomparsa. Quanto è stato importante l’atto di scrivere canzoni per elaborare le perdite e le cadute che hanno segnato la storia della vostra band?
Verrà Il Giorno In Cui nasce proprio dalla necessità viscerale di trasformare un’assenza in qualcosa che possa continuare a vivere nel tempo. Quando metti in musica ciò che fa male, non lo cancelli, ma in un certo senso lo rendi vivo. Per noi è stato un modo per restare in piedi e per non permettere che il dolore si trasformasse in un silenzio vuoto. Alcune canzoni sono nate da ferite ancora aperte, altre da ciò che abbiamo imparato col senno di poi, ma tutte portano dentro un pezzetto di ciò che abbiamo perso lungo la strada. Scrivere, per noi, è stato prima di tutto un atto di profonda lealtà: verso chi non c’è più, verso quello che eravamo e verso quello che siamo diventati oggi. A Fuoco Lento porta dentro di sé tutto questo percorso.
In pezzi come “Ti Vorrei Libera” e nei due espliciti omaggi a Edgar Allan Poe, l’estasi creativa e il tormento emotivo si intrecciano con visioni e illusioni della mente. In che modo queste suggestioni letterarie e artistiche vi hanno aiutato a descrivere le dinamiche e i legami delle relazioni umane?
Le suggestioni di Poe sono state fondamentali per aiutarci a raccontare queste dinamiche. Ti Vorrei Libera, ad esempio, nasce proprio dal bisogno di mostrare come, a volte, l’amore possa rischiare di trasformarsi in ossessione e possesso. Il riferimento al racconto Il Ritratto Ovale di Poe è venuto in modo del tutto naturale, perché in quell’opera c’è esattamente tutto questo: l’estasi creativa, il tormento e l’illusione di amare qualcuno mentre in realtà si sta amando soltanto una propria idea. Anche negli altri brani dedicati a lui abbiamo seguito la stessa identica direzione. Le sue immagini, le sue ombre e il suo modo unico di esplorare le emozioni ci hanno permesso di scavare più a fondo nelle dinamiche umane, toccando ciò che si desidera, ciò che si teme, ciò che si perde o che ci opprime. La letteratura ci ha fornito un linguaggio più ampio e universale per parlare di dinamiche che restano comunque molto concrete, ma con quella profondità che solo l’immaginario artistico sa offrire.
