Il regista e sceneggiatore francese Christophe Gans dirige Return to Silent Hill, terzo film del franchise derivato dalla popolare serie di videogiochi.

La realizzazione del film, ispirato a Silent Hill 2, ha subìto vari ritardi, generando tantissima attesa soprattutto tra gli appassionati videoludici.

Il cineasta, anche noto per aver co-diretto insieme a Shûsuke Kaneko e al produttore Brian Yuzna l’horror a episodi Necronomicon, tratto dall’universo letterario di Howard Phillips Lovecraft, include nella propria filmografia l’adattamento cinematografico di Crying freeman, dall’omonimo manga, l’acclamato Il patto dei lupi e il primo Silent Hill, datato 2006 e cui ha fatto seguito sei anni più tardi Silent Hill: Revelation, girato in 3D da MJ Bassett. In questo nuovo capitolo abbiamo James Sunderland e Mary Crane, ovvero due personaggi iconici del videogame uscito nel 2001, qui incarnati da Jeremy Irvine e Hannah Emily Anderson: due destini uniti da un coup de foudre. Il loro incontro casuale porta James a Silent Hill, dove vivrà un’intensa storia con la donna; fino al momento in cui, anni dopo, riceve una lettera molto misteriosa dal suo amore perduto, che lo attira di nuovo nel luogo un tempo a lui caro, ma che adesso è consumato dall’oscurità.

Christophe Gans rielabora dunque attraverso Return to Silent Hill la storia del videogioco, generando suggestioni nei gamer (e non solo). Visivamente parlando la cittadina appare inquietante, eguagliando appieno sotto questo aspetto l’acclamato capostipite del 2006. Ad innalzare il livello di coinvolgimento intervengono le suggestive musiche di Akira Yamaoka, anche compositore di quelle del gioco del 2001 e del suo remake uscito nel 2024. Il legame che lega l’aspetto ludico e quello cinematografico raggiunge un compromesso molto equilibrato, poiché la magia della storia tra James e Mary si ripete sul grande schermo, regalando momenti molto emozionanti e altri in cui l’orrore della cittadina sembra inghiottire le reminiscenze di un amore perduto.

Return to Silent Hill può essere interpretato attraversoIl viaggio dell’eroe o Monomito di Joseph Campbell, poiché segue un protagonista che dal suo mondo ordinario viene chiamato in un universo speciale, dove deve affrontare dei mostri. Questi sono manifestazioni del suo subconscio, in quanto si misura con una dimensione interiore di colpa e dolore in un vero e proprio terrifico labirinto dell’anima. E Return to Silent Hill è complesso, stratificato ma, al tempo stesso, offre un’esperienza immersiva che, comunque, soddisfa anche sul fronte del puro intrattenimento. Tutto questo grazie ad una trama che si infittisce, arricchita da numerose sequenze horror ambientate nei meandri oscuri e claustrofobici di una città le cui fondamenta, allegoricamente, affondano nelle profondità più tetre dell’animo umano. La fotografia di Pablo Rosso, l’impianto scenografico e le coreografie dei movimenti dei mostri sono un ulteriore quid pluris, lasciando lo spettatore col fiato sospeso, come anche la presenza dell’iconico personaggio Pyramid Head interpretato da Robert Strange.

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